Sigfrido Ranucci: «Sono in difficoltà».

Valter Lavitola: «Come ti posso aiutare?».

Ranucci: «Mi dovresti prestare Gomes».

Sono poche battute, ma bastano a cambiare la prospettiva. Perché nei brogliacci delle intercettazioni sul caso Lavitola-Ranucci-Report prende forma un problema che va oltre l’accertamento delle eventuali responsabilità penali. Quelle spettano ai magistrati, dopo indagini, prove e giudizi. Ma per il servizio pubblico esiste anche un’altra domanda: quale sia la rete di rapporti nella quale si muoveva il conduttore di Report e quanto questa rete sia compatibile con l’immagine di giornalista senza padrini, senza sponde e senza zone grigie che Ranucci ha costruito negli anni. Domande che chi ha a cuore questa professione oggi è obbligato a porsi. E invece: Usigrai, non pervenuta. La Fnsi? Devono essere al mare, a Portofino o comunque in riviera ligure. Il mondo del giornalismo televisivo, nei giorni di quello che rischia di diventare il più imbarazzante scandalo della Rai, tace. Nessun accenno alla vicenda più ingombrante tra le decine di sigle della presunta rappresentanza sindacale vicine all’area di Ranucci. Il silenzio è assordante proprio perché, in altre circostanze, la corporazione giornalistica non avrebbe esitato a mobilitarsi. Un giornalista, d’altronde, proprio ieri ha ammesso di aver simulato aggressioni inesistenti per fare carriera. Il giovane cronista vicentino Adriano Cappellari ha confessato di aver inventato l’attentato incendiario e le lettere di minacce subite a Enego, simulando l’intera vicenda per attirare l’attenzione. Tra l’altro, avrebbe indirizzato a Ranucci una lettera anonima di minacce.

La Rai, nell’emergenza-Ranucci, mostra i suoi limiti. Procede in punta di piedi, tra timori reverenziali e cautele tanto eccessive da risultare grottesche. L’azienda ha chiesto alla Procura di Roma un’autorizzazione per avviare un audit interno su Ranucci, nel timore di interferenze o sovrapposizioni con l’inchiesta sull’attentato. La risposta dei magistrati, sorpresi dalla riverenza, è stata: fate pure, non dovete chiederci il permesso. La richiesta era stata presentata il 30 luglio. La Procura ha chiarito che, trattandosi di un’attività amministrativa interna all’azienda, non occorreva alcun assenso dell’ufficio giudiziario. Una cautela che dice molto dello stato d’animo di Viale Mazzini. La Rai sembra muoversi come se ogni passo sul caso Ranucci potesse essere interpretato come un attentato all’autonomia giornalistica. Ma un audit aziendale non è un processo, e una verifica interna non è una condanna. È il minimo che un’azienda pubblica dovrebbe fare per capire che cosa sia accaduto e quali rapporti intercorrano tra un suo volto di punta e persone finite al centro di un’indagine.

Il punto è proprio questo. Ranucci è stato vittima di un attentato grave e pericoloso. Ma l’attentato non può diventare una patente di immunità reputazionale. Né può impedire di porre domande sui rapporti che emergono dalle carte giudiziarie. Le telefonate con Lavitola restituiscono una relazione personale e operativa che contrasta con la rappresentazione di un Ranucci impermeabile a pressioni e influenze esterne. Se un giornalista chiede a una persona oggi arrestata per un attentato ai suoi danni di «prestargli Gomes», la questione è capire che tipo di rapporto fosse, perché esistesse e quali altre relazioni emergano dal materiale investigativo. E soprattutto: ottenuto in prestito Gomes – eravamo nell’ottobre 2024 – cosa ci avrebbe dovuto fare, Ranucci? Cosa gli avrebbe chiesto?

Maurizio Gasparri la mette sul piano reputazionale: «Ranucci è stato indubbiamente vittima di un attentato per il quale gli rinnoviamo totale e sincera solidarietà, ma appare immerso in una rete di relazioni e di rapporti che ne appannano la presunta figura di eroe senza macchia e senza paura». Il senatore di Forza Italia, componente della Vigilanza Rai, parla di «servizi orientati in una certa maniera» e di «attacchi reiterati ad alcuni settori della politica e della impresa», evocando anche il caso Innocenzi, che appartiene a un altro filone e va tenuto distinto.

Il tema, dunque, non è soltanto penale. Riguarda la credibilità di chi esercita una funzione giornalistica nel servizio pubblico. E per chi ha costruito la propria identità professionale sull’inchiesta e sulla denuncia, la credibilità non è un dettaglio. Matteo Salvini sceglie la conclusione più diretta: «Finché chiarezza non sarà fatta sui rapporti tra i due penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa vicenda». E auspica un Report senza Ranucci. Ma le cose vanno tenute separate. Un conto è stabilire le responsabilità di Lavitola nell’attentato. Un altro è accertare eventuali illeciti di Ranucci. Un altro ancora è chiedersi se la Rai debba verificare l’opportunità di mantenere immutato il ruolo di un conduttore quando dalle carte emerge una trama di rapporti che alligna nel retrobottega di Cefalù e merita di essere spiegata. Così come Ranucci deve spiegare a cosa gli fossero serviti i servigi di Gomes.

Per anni Report ha chiesto agli altri di non fermarsi alle apparenze, di guardare relazioni, contatti, coincidenze, conflitti d’interesse, zone d’ombra. È una regola sacrosanta. Ma le regole del giornalismo d’inchiesta valgono anche quando l’inchiesta riguarda chi l’inchiesta la fa. Oggi, con il primo interrogatorio in carcere di Valter Lavitola, l’auspicio generale è che, visti i ristretti orizzonti, il faccendiere parli, riveli i troppi aspetti ancora misteriosi di questa storia e si decida a collaborare. Così sperano tutti. O quasi tutti.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Aldo Torchiaro

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.