Ad agosto basta una telefonata per trasformare una normale giornata trascorsa in casa in una corsa contro il tempo. Dall’altra parte della cornetta può esserci qualcuno che sostiene che un figlio abbia avuto un incidente, un sedicente carabiniere che chiede denaro per evitare conseguenze giudiziarie a un familiare, un falso funzionario della banca che annuncia movimenti sospetti sul conto e pretende un codice per bloccarli oppure, nelle versioni più sofisticate del raggiro, una voce incredibilmente simile a quella di una persona cara che chiede aiuto con urgenza. È un copione che funziona perché non punta soltanto sull’ingenuità della vittima, come troppo spesso si continua a raccontare, ma su paura, pressione psicologica e capacità di rendere credibile una situazione che lascia pochissimo tempo per ragionare. Il periodo estivo aggiunge una vulnerabilità ulteriore. Da anni la stessa Polizia di Stato richiama l’attenzione sul fatto che durante le ferie molte persone anziane rimangono più sole e possono quindi risultare maggiormente esposte ai tentativi di raggiro, tanto che anche nell’estate 2026 sono state avviate campagne locali specificamente rivolte alle fasce più vulnerabili. Non significa che esista una statistica nazionale capace di dimostrare un picco delle truffe esattamente nel mese di agosto, ma significa che la solitudine riduce quello che spesso rappresenta il più efficace sistema di sicurezza: avere accanto qualcuno a cui chiedere un secondo parere prima di consegnare denaro, comunicare un codice o seguire le istruzioni ricevute al telefono. E il problema riguarda un numero sempre più grande di italiani. Secondo l’Istat, al 1° gennaio 2026 nel nostro Paese vivono 14 milioni e 821 mila persone con almeno 65 anni, il 25,1% della popolazione, oltre 240 mila in più rispetto all’anno precedente; gli ultraottantacinquenni hanno raggiunto i 2 milioni e 511 mila. Le truffe agli anziani continuano a crescere I numeri spiegano perché quella delle frodi non possa più essere considerata una questione marginale. Il dossier pubblicato nel febbraio 2026 da Consumerismo No Profit stima che nel triennio 2022-2024 le truffe ai danni dei consumatori italiani abbiano provocato perdite per 559,4 milioni di euro, mentre nel solo 2024 le vittime stimate avrebbero raggiunto quota 2,8 milioni, con un incremento complessivo del fenomeno del 30% nell’ultimo anno analizzato. Si tratta, è bene precisarlo, di dati relativi al complesso delle frodi ai consumatori e non esclusivamente a quelle telefoniche, anche perché oggi i diversi canali tendono sempre più spesso a sovrapporsi: una telefonata può essere seguita da un SMS, un messaggio WhatsApp può indirizzare verso un sito falso e un falso operatore può chiedere alla vittima di autorizzare personalmente un’operazione bancaria. Il dato specificamente riferito agli anziani è altrettanto significativo. Il Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes, elaborando i dati del Ministero dell’Interno, ha registrato 42.890 vittime di truffa over 65 nel 2024, contro le 37.108 dell’anno precedente: 5.782 casi in più, pari a una crescita del 15,58%. La fascia maggiormente colpita è quella compresa tra i 65 e i 70 anni e, nell’indagine campionaria condotta nell’ambito del protocollo tra Eurispes e Direzione centrale della Polizia criminale,…

Ad agosto basta una telefonata per trasformare una normale giornata trascorsa in casa in una corsa contro il tempo. Dall’altra parte della cornetta può esserci qualcuno che sostiene che un figlio abbia avuto un incidente, un sedicente carabiniere che chiede denaro per evitare conseguenze giudiziarie a un familiare, un falso funzionario della banca che annuncia movimenti sospetti sul conto e pretende un codice per bloccarli oppure, nelle versioni più sofisticate del raggiro, una voce incredibilmente simile a quella di una persona cara che chiede aiuto con urgenza. È un copione che funziona perché non punta soltanto sull’ingenuità della vittima, come troppo spesso si continua a raccontare, ma su paura, pressione psicologica e capacità di rendere credibile una situazione che lascia pochissimo tempo per ragionare.

Il periodo estivo aggiunge una vulnerabilità ulteriore. Da anni la stessa Polizia di Stato richiama l’attenzione sul fatto che durante le ferie molte persone anziane rimangono più sole e possono quindi risultare maggiormente esposte ai tentativi di raggiro, tanto che anche nell’estate 2026 sono state avviate campagne locali specificamente rivolte alle fasce più vulnerabili. Non significa che esista una statistica nazionale capace di dimostrare un picco delle truffe esattamente nel mese di agosto, ma significa che la solitudine riduce quello che spesso rappresenta il più efficace sistema di sicurezza: avere accanto qualcuno a cui chiedere un secondo parere prima di consegnare denaro, comunicare un codice o seguire le istruzioni ricevute al telefono.

E il problema riguarda un numero sempre più grande di italiani. Secondo l’Istat, al 1° gennaio 2026 nel nostro Paese vivono 14 milioni e 821 mila persone con almeno 65 anni, il 25,1% della popolazione, oltre 240 mila in più rispetto all’anno precedente; gli ultraottantacinquenni hanno raggiunto i 2 milioni e 511 mila.

Le truffe agli anziani continuano a crescere

I numeri spiegano perché quella delle frodi non possa più essere considerata una questione marginale. Il dossier pubblicato nel febbraio 2026 da Consumerismo No Profit stima che nel triennio 2022-2024 le truffe ai danni dei consumatori italiani abbiano provocato perdite per 559,4 milioni di euro, mentre nel solo 2024 le vittime stimate avrebbero raggiunto quota 2,8 milioni, con un incremento complessivo del fenomeno del 30% nell’ultimo anno analizzato. Si tratta, è bene precisarlo, di dati relativi al complesso delle frodi ai consumatori e non esclusivamente a quelle telefoniche, anche perché oggi i diversi canali tendono sempre più spesso a sovrapporsi: una telefonata può essere seguita da un SMS, un messaggio WhatsApp può indirizzare verso un sito falso e un falso operatore può chiedere alla vittima di autorizzare personalmente un’operazione bancaria.

Il dato specificamente riferito agli anziani è altrettanto significativo. Il Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes, elaborando i dati del Ministero dell’Interno, ha registrato 42.890 vittime di truffa over 65 nel 2024, contro le 37.108 dell’anno precedente: 5.782 casi in più, pari a una crescita del 15,58%. La fascia maggiormente colpita è quella compresa tra i 65 e i 70 anni e, nell’indagine campionaria condotta nell’ambito del protocollo tra Eurispes e Direzione centrale della Polizia criminale, le truffe telefoniche vengono indicate dal 71% di coloro che riferiscono una conoscenza diretta o indiretta di raggiri ai danni degli anziani.

Il telefono, del resto, continua a essere un mezzo straordinariamente efficace perché permette di costruire un rapporto immediato con la vittima e di controllarne le reazioni. I Carabinieri hanno descritto vere organizzazioni nelle quali esiste perfino la figura specializzata del “telefonista”, incaricato di contattare gli anziani prima che altri complici si presentino a casa per ritirare denaro e preziosi; soltanto il 24 luglio scorso è stato arrestato un uomo gravemente indiziato di 42 episodi di estorsione e truffa aggravata ai danni di persone anziane in diverse città italiane.

Dal finto bancario alla voce clonata: perché riconoscere una truffa è più difficile

Alla tradizionale truffa del falso nipote o del falso appartenente alle forze dell’ordine si sono aggiunti strumenti che rendono sempre meno affidabili quelli che fino a pochi anni fa potevano essere considerati segnali rassicuranti. Uno dei più insidiosi è lo spoofing, attraverso il quale il truffatore camuffa l’origine della chiamata o del messaggio facendo apparire sul telefono un numero apparentemente riconducibile a una banca, a un’azienda o a un soggetto conosciuto. La Banca d’Italia avverte esplicitamente che il numero visualizzato sul display non costituisce quindi una garanzia sull’identità di chi sta chiamando.

A questo si aggiunge l’intelligenza artificiale, che permette di riprodurre sempre più efficacemente immagini e voci di persone reali. Le autorità europee di vigilanza finanziaria hanno pubblicato proprio nel febbraio 2026 nuove indicazioni sulle frodi nell’era dell’AI e la Banca d’Italia ricorda che i criminali possono oggi simulare persino la voce di un familiare o di un’altra persona di fiducia, rendendo ancora più pericoloso un meccanismo di ingegneria sociale costruito sull’urgenza.

Anche il legislatore e le autorità stanno cercando di restringere gli spazi di manovra. AGCOM ha introdotto misure specifiche contro la falsificazione del numero chiamante e nell’aprile 2026 ha stabilito la possibilità di utilizzare numerazioni brevi a tre cifre per rendere più facilmente riconoscibili aziende e call center che operano legalmente. La tecnologia, tuttavia, non elimina la necessità di adottare alcune regole di comportamento, soprattutto quando dall’altra parte qualcuno cerca deliberatamente di impedire alla vittima di fermarsi a pensare.

Le cinque regole per difendersi dalle truffe telefoniche

  1. Attenzione ai primi secondi e alle domande costruite per ottenere un “sì”. Diverse associazioni dei consumatori mettono in guardia dalla cosiddetta “truffa del sì”, nella quale una risposta affermativa registrata durante una domanda apparentemente innocua può essere utilizzata in maniera fraudolenta all’interno di una registrazione. Questo non significa che pronunciare una singola parola possa magicamente produrre un contratto valido — per i contratti telefonici esistono precisi obblighi informativi e di conferma — ma davanti a una chiamata sconosciuta è comunque prudente rispondere con formule come “Pronto?”, “Chi parla?” o “Sono io”, evitando di fornire conferme e informazioni non necessarie.
  2. PIN, password e codici di sicurezza non si comunicano mai a chi chiama. La regola è particolarmente importante quando il sedicente operatore sostiene che il conto sia sotto attacco e che sia necessario comunicare immediatamente un codice ricevuto tramite SMS. La Banca d’Italia è categorica: un istituto non chiede per telefono o via email le credenziali utilizzate per accedere all’home banking o effettuare pagamenti. Il codice ricevuto sul proprio dispositivo deve quindi essere inserito soltanto all’interno delle procedure che l’utente ha avviato personalmente e mai dettato a uno sconosciuto.
  3. Diffidare sempre dell’urgenza. “Suo figlio è in ospedale”, “suo nipote rischia l’arresto”, “il conto verrà bloccato tra dieci minuti”: il contenuto cambia, il principio resta lo stesso. Il truffatore cerca di impedire alla vittima di verificare l’informazione, consultarsi con qualcuno o semplicemente ragionare. Se chi telefona pretende una decisione immediata, bisogna interrompere la conversazione e contattare direttamente il familiare o l’ente coinvolto. È esattamente il tipo di pressione psicologica che la Banca d’Italia identifica tra gli strumenti dell’ingegneria sociale.
  4. Non fidarsi del numero che compare sul display. Se qualcuno sostiene di chiamare dalla banca, dalla Polizia o dai Carabinieri e la richiesta appare insolita, la chiamata va chiusa. Solo dopo è opportuno cercare autonomamente il numero ufficiale, utilizzando il sito dell’ente, l’app bancaria o un documento affidabile, e comporlo manualmente. Lo spoofing può infatti far apparire una telefonata come proveniente da un interlocutore affidabile; in presenza di sedicenti appartenenti alle forze dell’ordine che chiedono denaro, preziosi o dati personali, la Polizia raccomanda di contattare immediatamente il 112.
  5. SMS e link ricevuti durante la telefonata sono un secondo campanello d’allarme. Un copione sempre più frequente prevede che, mentre il falso operatore tiene impegnata la vittima, arrivi un messaggio con un collegamento per “bloccare” un pagamento, “verificare” l’identità o “annullare” un’operazione. Il link può condurre a una pagina praticamente identica a quella della propria banca ma controllata dai criminali. La soluzione più sicura è non utilizzarlo e aprire autonomamente l’applicazione ufficiale o digitare l’indirizzo del servizio conosciuto.

Quando al numero sconosciuto risponde qualcun altro

Il problema, però, rimane quello dei pochi secondi nei quali bisogna prendere una decisione. È proprio su questo passaggio che Stantup Service, società italiana attiva nelle soluzioni tecnologiche per il settore delle utility, ha costruito Devia, un’applicazione che segue un approccio diverso rispetto ai tradizionali sistemi basati esclusivamente su blacklist o identificazione automatica del chiamante.

Una volta configurato il servizio, le telefonate provenienti dai contatti già presenti in rubrica arrivano normalmente all’utente, mentre quelle originate da numeri sconosciuti vengono deviate verso il servizio Devia, dove a rispondere è un operatore umano: l’interlocutore viene identificato, viene verificato il motivo della chiamata e, quando la comunicazione viene considerata rilevante, la telefonata viene inoltrata all’utente; in caso contrario viene filtrata e nell’app rimane una notifica che indica chi ha cercato di contattarlo e per quale ragione. Il funzionamento dichiarato dall’azienda è confermato anche dalla scheda dell’applicazione presente su Google Play, dove Devia risulta disponibile per il pubblico e aggiornata nel giugno 2026.

L’idea è semplice soprattutto per una fascia di popolazione per la quale l’alternativa non può essere semplicemente “non rispondere mai”: un medico, un laboratorio di analisi, un corriere, un ufficio pubblico o una persona che telefona per la prima volta potrebbero infatti utilizzare un numero non salvato. Invece di chiedere all’utente di distinguere in pochi secondi una chiamata vera da un raggiro sempre più sofisticato, Devia sposta quella valutazione su un filtro esterno.

«La tecnologia da sola non basta più perché i truffatori hanno imparato a ingannare i software», spiega Giuseppe Dell’Acqua Brunone, CEO di Stantup Service. «Con Devia abbiamo scelto di rimettere l’uomo al centro: un operatore in carne ed ossa è l’unico in grado di riconoscere un tentativo di raggiro complesso, proteggendo non solo il portafoglio, ma anche la tranquillità quotidiana delle persone, specialmente d’estate, quando chi è più fragile resta più esposto».

Nessuna applicazione può naturalmente sostituire completamente prudenza, informazione e contatto con familiari e autorità, così come l’intervento di un operatore non può trasformarsi in una garanzia assoluta contro qualsiasi tentativo di frode. Ma il principio su cui si basa il servizio intercetta uno dei cambiamenti più importanti prodotti dalle nuove truffe: la sicurezza telefonica non consiste più soltanto nel riconoscere un numero pericoloso, perché oggi anche ciò che appare familiare può essere falso.

Ed è probabilmente questa la regola da ricordare più di tutte durante l’estate: quando una telefonata chiede denaro, codici, informazioni personali o una decisione immediata, riagganciare non è maleducazione. È tempo guadagnato per verificare.


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Giovanni Magistroni

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