Mantova, come il resto d’Italia, sta affrontando ondate di calore sempre più intense alternate a eventi meteorologici estremi, come nubifragi e fortissime raffiche di vento. Lei ha più volte parlato della necessità di trasformare la città, aumentando il verde e rendendo strade e piazze più permeabili anche in centro storico. Quali saranno i primi interventi concreti che i cittadini vedranno? Avete già annunciato che su questo fronte parteciperete a un bando collegato all’arredo urbano.
La prima cosa da chiarire è che la strategia di adattamento, e quindi di trasformazione della città per far fronte al cambiamento climatico, è in corso da diversi anni. Una strategia che si è posra da tempo la domanda di come far fronte alle grandi ondate di calore estive e ai fenomeni temporaleschi sempre più violenti. Ci sono esempi importanti da citare, come l’intervento realizzato in piazzale Montelungo, dove abbiamo depavimentato alcune superfici e piantumato nuovi alberi, oppure quello in via Torquato Tasso, dove abbiamo sostituito i materiali e creato filari di alberi proprio in prossimità delle scuole.
L’idea è di proseguire in questa direzione sia nei quartieri che in centro storico, aumentando sempre di più le superfici permeabili, capaci di contribuire al raffrescamento della città. Il centro storico è una zona nella quale tradizionalmente si è intervenuti meno, perché è più complicato farlo. Abbiamo però colto l’opportunità offerta da un bando, attraverso il quale realizzeremo alcuni interventi funzionali anche all’adattamento climatico. Tra questi c’è la piantumazione del parcheggio di piazza d’Arco, dove saranno messi alberi a terra. Poi vi saranno altri interventi con il posizionamento di piante in vaso. Queste ultime avranno certamente una funzione più ornamentale, ma contribuiranno comunque a portare più verde all’interno della città.
Pensate ad alberature anche in Corso Vittorio Emanuele?
Corso Vittorio Emanuele è già stato interessato da un intervento legato anche alla realizzazione della pista ciclabile e credo che, in questo momento, le priorità siano altre. In ogni caso, come indicato nel “Piano del verde”, resta valida l’idea di aumentare la presenza del verde anche nel centro storico, valutando attentamente gli spazi nei quali è possibile piantumare direttamente nel terreno e quelli in cui, a causa della forte presenza di sottoservizi, non è possibile.
2) L’adattamento ai cambiamenti climatici riguarda anche gli edifici pubblici. State lavorando per rendere più resilienti le strutture comunali, a partire dalle scuole, sia rispetto al caldo estremo che agli eventi meteorologici più intensi?
Credo che, dal punto di vista climatico e ambientale, possiamo prendere come modello la nuova scuola “Piero Angela”.

Il tetto della scuola Piero Angela

Sotto l’edificio è stata realizzata una vasca per la raccolta delle acque; la struttura è dotata di un isolamento termico molto efficiente, sui tetti ci sono sia il verde che i pannelli fotovoltaici, e tutta la scuola è circondata da un giardino con filari di alberi. Questo plesso rappresenta quindi l’ideale di un edificio scolastico che diventa anche uno strumento di adattamento climatico. È chiaro che non si può fare lo stesso in tutte le scuole, ma il primo obiettivo è avere ambienti ben riscaldati durante l’inverno, adeguatamente raffrescati in estate ed efficienti dal punto di vista energetico, così da ridurre al massimo i consumi. Un altro obiettivo importante è garantire spazi verdi dedicati. E questo è il lavoro portato avanti in questi anni sulle scuole e che continuerà anche nei prossimi.
3) Sul cambiamento climatico i Comuni possono fare molto, ma difficilmente possono essere davvero efficaci se ciascuno agisce da solo. Un po’ come avviene per l’inquinamento da polveri sottili, anche su questo fronte serve una strategia condivisa. Esiste un confronto con Provincia, Regione e gli altri Comuni per costruire un piano di adattamento climatico su scala più ampia?
Sì. La riduzione delle emissioni è un obiettivo che condividiamo con la Provincia e con Regione Lombardia. Abbiamo indicato un traguardo ambizioso per tutto il territorio provinciale: raggiungere la carbon neutrality. E ci siamo resi disponibili a guidare questo percorso insieme alla Provincia. Ciò significa progettare un percorso che porti a un bilancio netto delle emissioni pari a zero, facendo in modo che ciò che viene emesso sia compensato da una pari capacità di assorbimento.
La prima parte di questo lavoro è stata la redazione del bilancio delle emissioni, presentato lo scorso anno. Ora, anche attraverso il sostegno di progetti e bandi, vogliamo proseguire in questa direzione per individuare le strategie necessarie e più efficaci per ridurre le emissioni di gas climalteranti, a partire dalla CO2.
4) Quest’anno il Comune ha rafforzato il Piano Caldo introducendo anche la rete dei rifugi climatici. Resta però il problema delle persone più fragili, soprattutto anziani soli, che spesso non partecipano alle iniziative o faticano a chiedere aiuto. State pensando a strumenti che permettano di intercettare e raggiungere anche queste situazioni?
La prima cosa che abbiamo fatto già quest’anno è stata attivare un servizio domiciliare per queste persone. Oltre a mettere a disposizione spazi pubblici freschi, abbiamo infatti previsto un servizio specifico per le persone fragili, in particolare per gli anziani. Gli interventi vanno dalla consegna di condizionatori portatili per chi non dispone dell’aria condizionata in casa, e sono ancora molte persone, alla consegna della spesa e dei farmaci, fino all’assistenza nella gestione degli animali domestici. In questo modo si evita che gli anziani siano costretti a uscire nelle ore più calde. È un servizio con il quale abbiamo accompagnato decine di persone. Lo facciamo anche con il supporto delle associazioni di volontariato, che sono imprescindibili.
Credo che sia un modello destinato a funzionare sempre di più in futuro. I rifugi climatici sono importanti, ma quando si parla di persone fragili e anziani, nei momenti di picco del caldo, bisogna andare ad aiutarli direttamente a casa. È vero che non è semplice intercettare tutte le situazioni di bisogno. Per questo abbiamo allertato ogni singola associazione e, anche sul piano della comunicazione, abbiamo attivato il maggior numero possibile di canali.




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