C‘è anche Foggia nelle carte dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci che oggi, 10 agosto, ha portato in carcere Valter Lavitola, imprenditore, faccendiere ed ex editore accusato dalla Procura di Roma di essere il mandante dell’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report a Pomezia. La misura cautelare è stata emessa dal gip Iole Moricca nell’indagine coordinata dalla Procura di Roma guidata da Francesco Lo Voi. Tra le contestazioni dell’ordinanza di 198 pagine figura anche l’aggravante del metodo mafioso.
È l’analisi del cellulare sequestrato a Lavitola a far emergere un rapporto molto stretto con Ranucci e, soprattutto, quello che il gip definisce il progetto dell’ex editore di spingere il giornalista verso una candidatura politica. Un progetto che, secondo l’ordinanza, Lavitola avrebbe coltivato già dal 2024 con l’ambizione di vedere l’amico candidato alle elezioni politiche del 2027 e, addirittura, di farlo diventare premier.
Dentro questa ricostruzione investigativa compare un passaggio avvenuto proprio a Foggia, il 17 ottobre 2024, quando Ranucci arrivò nel capoluogo dauno per presentare il suo libro “La scelta”.
La presentazione del libro a Foggia e le foto inviate a Lavitola
Il documento del Tribunale di Roma ricostruisce quella giornata attraverso i messaggi WhatsApp estratti dal telefono di Lavitola.
Il 17 ottobre 2024 Ranucci presentò a Foggia il suo libro. La mattina, alle 10.23, Lavitola provò a chiamarlo senza ricevere risposta. Poco dopo gli scrisse chiedendogli se stesse bene: “Io sono tornato. Non mi rispondi da un po’. Stai bene tutto ok??”.
Ranucci rispose spiegando di trovarsi “in difficoltà su tutto” ma di andare avanti. Quando Lavitola gli domandò se potesse essergli utile in qualche modo, il giornalista rispose con una battuta chiedendogli di “prestargli Gomes”. È proprio da questo scambio che, secondo il gip, si può dedurre che Ranucci conoscesse Clesio Tavares Gomes e il suo ruolo di factotum al servizio di Lavitola, oltre alla sua attività di guardaspalle che l’ex editore avrebbe voluto mettere a disposizione dell’amico.
Gomes è l’altro indagato destinatario della richiesta di custodia cautelare ed è indicato nell’ordinanza come l’uomo al quale Lavitola avrebbe affidato il compito di individuare persone in grado di reperire l’esplosivo e farlo detonare davanti all’abitazione del giornalista. Al momento risulta ricercato.
“Seicento persone a Foggia, altre 300 mandate via”
Il passaggio forse più significativo per il territorio foggiano arriva la sera stessa.
Alle 22.29 Ranucci, secondo quanto riportato nell’ordinanza, inviò a Lavitola una serie di fotografie scattate durante la presentazione del libro a Foggia. Il giornalista si mostrava soddisfatto della partecipazione: circa 600 persone avrebbero assistito all’evento, mentre altre 300 sarebbero state mandate via, verosimilmente per la capienza ridotta del locale.
L’ex direttore dell’Avanti! commentò quelle immagini collegando immediatamente il successo dell’incontro al progetto politico che aveva in mente per l’amico.
“Questi mesi mi sembrano tanto un test di campagna elettorale, come si fanno negli USA”, scrisse Lavitola, ricevendo da Ranucci una risposta scherzosa attraverso alcune emoticon.
Pochi minuti dopo, alle 22.31, Lavitola tornò sull’argomento con un messaggio ancora più esplicito.
“Saresti uno dei pochissimi leader potabili per questo Paese”
L’ex editore cercava infatti di convincere Ranucci a candidarsi. “Walter non dice sempre cose sbagliate… Oggettivamente saresti se non l’unico uno dei pochissimi leader potabili per questo paese”, si legge nel messaggio riportato nell’ordinanza.
Due giorni più tardi, il 19 ottobre, Ranucci inviò a Lavitola una fotografia per comunicargli che il libro era diventato, quella settimana, il più venduto. La risposta dell’amico fu ancora una volta orientata verso il progetto politico: “Ti prego parliamone”.
Le conversazioni proseguirono nei giorni successivi. Il 23 ottobre Lavitola arrivò a scrivere: “Va beh che sei un futuro presidente”, mentre il 28 ottobre, commentando un messaggio di Ranucci, continuò a insistere sulla possibilità di una candidatura.
Il progetto politico ricostruito dal gip
Le carte sottolineano dunque come l’idea di una discesa in campo di Ranucci non emerga da un singolo messaggio occasionale, ma da una serie di conversazioni protratte per mesi.
Già il 29 luglio 2024, dopo uno scambio sull’andamento degli ascolti televisivi, Lavitola aveva scritto al giornalista: “Faresti bingo!!!”, aggiungendo che una eventuale uscita dalla Rai gli avrebbe garantito “una buonuscita da botti”. Subito dopo gli aveva indicato una prospettiva precisa: “E tra 2 anni fai il Presidente”.
Secondo il gip, proprio l’analisi della copia forense del cellulare dimostra che Lavitola aveva “in animo di far candidare l’amico Sigfrido Ranucci alle elezioni politiche del 2027, con l’ambizione di riuscire a farlo diventare premier”.
Dall’amicizia all’accusa di essere il mandante
Il contenuto di quelle conversazioni assume oggi un peso completamente diverso alla luce dell’accusa formulata nei confronti di Lavitola.
L’esplosione avvenne il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, un ordigno composto da “gelatina da cava” venne fatto esplodere causando gravi danni alle automobili del giornalista e della moglie e al muro perimetrale della casa. Ranucci, la moglie e la figlia si trovavano all’interno dell’abitazione e non riportarono conseguenze.
Per l’accusa Lavitola avrebbe dato mandato a Gomes di individuare soggetti capaci di procurare l’esplosivo e organizzare l’attentato. Gomes, a sua volta, avrebbe coinvolto gli uomini indicati come esecutori materiali. Si tratta, è necessario precisarlo, della ricostruzione accusatoria contenuta nell’ordinanza cautelare: le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento.
L’arresto di oggi apre dunque un nuovo capitolo nell’indagine. E tra le migliaia di messaggi analizzati dagli investigatori resta anche quella serata foggiana del 17 ottobre 2024: una sala gremita, le fotografie spedite all’amico e il commento di Lavitola che, un anno prima dell’attentato, interpretava il successo di Ranucci a Foggia come qualcosa di molto simile all’inizio di una campagna elettorale.
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Francesco Pesante
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