Il 9 gennaio gli Emirati Arabi Uniti hanno escluso le università britanniche dall’elenco degli atenei finanziabili con borse di studio statali. Niente più fondi pubblici per chi vuole studiare a Oxford o Cambridge. Il motivo? Non i costumi occidentali, ma il timore che gli studenti emiratini possano essere radicalizzati dai Fratelli Musulmani, sempre più influenti nei campus britannici.
La crescita delle comunità musulmane
In Europa, la crescita della popolazione musulmana ha alimentato il consenso dei partiti nazionalisti, che hanno fatto del rischio “islamizzazione” uno dei loro principali punti di forza. Ma se da un lato l’estrema destra ha spesso strumentalizzato il tema, dall’altro la difficoltà di integrare una parte della popolazione musulmana, talvolta portatrice di valori in contrasto con quelli occidentali, è reale. Pur essendo la grande maggioranza dei musulmani pienamente integrata, oggi l’Islam radicale rappresenta una sfida centrale per le democrazie europee, anche a causa delle ingerenze di potenze straniere e di organizzazioni come i Fratelli Musulmani.
Fratelli Musulmani
I Fratelli Musulmani sono un movimento politico-religioso che si pone l’obiettivo di ricostruire la società sulla base dei valori islamici, fino a ottenere, attraverso un processo graduale e non necessariamente violento, uno Stato governato dalla legge islamica, la Sharia. Nel maggio del 2025 sarà Bruno Retailleau, ministro degli Interni francesi, a lanciare l’allarme commentando un rapporto dei servizi segreti: “L’obiettivo finale dei Fratelli Musulmani è quello di far sottomettere l’intera società francese alla legge della Sharia”. A giugno del 2026 toccherà a Sinan Selen, capo dei servizi segreti tedeschi, illustrare al Bundestag, in una riunione a porte chiuse e tra lo stupore generale, la strategia dei Fratelli Musulmani: infiltrare pazientemente, nel lungo periodo, la politica per condizionare i partiti, le istituzioni e trasformare dall’interno lo Stato e la società tedesca.
Il fallimento del multiculturalismo e le società parallele
Con il crescere della percentuale di musulmani concentrati in un dato territorio, cambia la morfologia dei luoghi e con essa anche le reali possibilità di successo di una convivenza sostenibile: le classi scolastiche sono frequentate soprattutto da immigrati o bambini musulmani di seconda generazione; interi quartieri, tra natalità e nuovi arrivi, cambiano forma; gli usi e i costumi islamici prendono il sopravvento e pian piano quelli che sono i segni della cultura occidentale diventano sempre più rarefatti, fino a scomparire. In alcuni casi si creano proprio delle enclave, “società parallele”, in cui informalmente e senza tanto clamore si passa dalla legge dello Stato all’applicazione dei princìpi della Sharia. Lo storico francese Georges Bensoussan, con il suo saggio Les territoires perdus de la République del 2002, ha coniato l’espressione territori perduti per indicare proprio quelle aree urbane ormai fuori dal controllo dello Stato e quei luoghi dove laicità, libertà di espressione e uguaglianza di genere non trovano più spazio a causa delle radicalizzazioni religiose. In Belgio, Francia, Germania, Svezia e Gran Bretagna i territori ormai considerati perduti sono migliaia.
Seconde generazioni
Se la maggior parte dei ragazzi di seconda generazione è integrata, una parte di loro fa fatica a trovare il proprio posto, a definire un’identità compiuta. Non si sentono accettati appieno come europei, spesso a causa delle discriminazioni che in alcuni casi subiscono nel contesto scolastico e lavorativo o a causa del contesto urbano di povertà in cui crescono, ma allo stesso tempo non sono veramente legati al Paese di origine dei propri genitori. Su molti di loro, la religione islamica esercita una forza attrattiva unica. Secondo le stime del Consiglio d’Europa, circa 5.000 giovani musulmani nati e cresciuti in Europa, poi radicalizzati sui social e attraverso reti informali e relazionali, sono partiti per la Siria e l’Iraq per combattere a fianco all’ISIS, i cosiddetti foreign fighters (Committee on Legal Affairs and Human Rights, 2020).
Quanto pesano le discriminazioni che subiscono e quanto invece pesa la capacità attrattiva della religione è oggetto di dibattito, con il fior fiore degli studiosi che si contrappongono. Probabilmente in alcuni casi pesano entrambi contemporaneamente e in altri singolarmente. Sta di fatto che nel novembre 2025 un sondaggio realizzato da Ifop ha scioccato la Francia: il 57% dei giovani musulmani francesi, tra i 15 e i 24 anni, si dichiarava favorevole all’applicazione della Sharia, e l’uso del velo guadagnava terreno tra gli under 25, passando dal 16% dei favorevoli, dato del 2003, al 45%. Un sondaggio che descriveva i giovani più radicali persino dei propri genitori.
Le scuole francesi e le scuole tedesche
La radicalizzazione ha avuto delle ripercussioni anche nelle scuole francesi dove, secondo diversi sondaggi IFOP, un insegnante su cinque (21%) è stato soggetto a una minaccia o un’aggressione frutto di tensioni di natura religiosa o identitaria, e quasi un insegnante su due (44%) ha constatato almeno una violazione della laicità. Non molto diversa sembra essere la situazione che si prospetta in Germania. Secondo una ricerca pubblicata dal Senato, il 40% degli studenti musulmani di Berlino sostiene che i precetti del Corano devono prevalere sulle leggi dello Stato tedesco.
Le leggi europee
Negli anni, i diversi Paesi europei hanno adottato misure per contrastare l’Islam radicale e il separatismo religioso: dalla trasparenza sui finanziamenti alle moschee e il divieto dei certificati di verginità in Francia, alla legge danese dei 24 anni contro i matrimoni forzati, fino al divieto del burqa nelle scuole in Austria e, in molti Paesi, nei luoghi pubblici. La Svezia, dopo aver pagato un prezzo elevato per le proprie politiche migratorie, ha inoltre deciso di sostituire nelle comunicazioni ufficiali il termine “islamofobia” con “odio verso i musulmani”, per distinguere la tutela delle persone dalla critica necessaria all’Islam radicale e ai suoi aspetti più oscurantisti.
Il fallimento delle sinistre europee
Di fronte a tutto ciò, le sinistre europee hanno faticato a riconoscere l’esistenza del problema. Per paura di alimentare l’islamofobia o di fare il gioco della destra, hanno spesso evitato di affrontare una questione che riguarda invece il cuore delle nostre democrazie: la difesa della laicità, dell’uguaglianza tra uomo e donna e del primato della legge civile su quella religiosa. Spesso si sono letteralmente consegnate alle comunità musulmane. Per due ragioni. La prima più nobile: hanno pensato che i musulmani fossero il nuovo proletariato. La seconda meno nobile: li hanno considerati un bacino di voti non contendibili con il centrodestra.
Ma quando nei mesi scorsi Starmer ha chiesto loro di integrarsi, i musulmani hanno risposto dirottando i loro voti verso i Verdi, dove sono stati accolti al grido “Allāhū akbar”. I socialisti belgi, totalmente sdraiati, chiedevano ai cittadini di Molenbeek di non usare la macchina durante il Ramadan per non disturbare la comunità musulmana. Oggi Molenbeek non è più Europa, e gli amici socialisti si ritrovano con un partito di ispirazione islamica che alle ultime elezioni ha preso il 15%. Infine, la sinistra francese, rappresentata soprattutto da Mélenchon, probabile sfidante di Le Pen, conduce una campagna elettorale all’insegna del superamento della Francia bianca tradizionale e puntando sull’alleanza con i giovani musulmani delle banlieue che chiedono l’applicazione della Sharia.
Il sonno del Pd
Nonostante tutto questo, il Pd sembra non cogliere i rischi che stiamo correndo anche in Italia, dove il conflitto valoriale e culturale sta prendendo forma in tutta la sua violenza. L’attentato di Modena non è un episodio isolato: sono diversi i minorenni di seconda generazione sotto custodia perché in procinto di commettere un attentato, come anche gli studenti che iniziano a contestare la storia dell’arte perché si studiano le cattedrali o le moschee abusive o le donne segregate in casa per impedire loro di emanciparsi e integrarsi. Ma se le sinistre europee si interrogano sui loro sbagli, il Pd sta facendo gli stessi errori trent’anni dopo.
Come fosse un tic nervoso, liquida ogni proposta di legge della destra, anche di buon senso, come becera propaganda. Che riguardi la trasparenza dei finanziamenti delle moschee, il fenomeno delle spose bambine o il divieto di burqa. Allo stesso tempo, ingenuamente, difende gli orari separati nelle piscine per le donne musulmane, ignorando che proprio lì inizia il separatismo, o, come è successo a Venezia, chiede i voti in nome di Allah senza pretendere reciprocità, emancipazione e integrazione. Sarebbe importante se qualche voce libera e coraggiosa smentisse, nei fatti, questo articolo, ma purtroppo è molto più probabile che il Pd diventi l’anello debole della nostra democrazia.
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Domenico Petrolo
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