Si è svolto questa mattina – presso l’aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale L. Cerebotani di Lonato del Garda, l’evento conclusivo del progetto “Natura in Aula”, il percorso dedicato allo studio dei benefici delle piante negli ambienti scolastici e al miglioramento della qualità dell’aria all’interno delle classi, realizzato da Coldiretti Brescia in collaborazione con l’Associazione Florovivaisti Bresciani con il sostegno della Camera di Commercio di Brescia e Rotaract Club di Castiglione delle Stiviere e il patrocinio del comune di Lonato del Garda.
Oltre 100 studenti dell’istituto, protagonisti del progetto, hanno partecipato all’incontro insieme ai rappresentanti degli enti e delle realtà che hanno sostenuto l’iniziativa. Presenti in aula magna, insieme alla dirigente scolastica Tecla Gaio: la presidente di Coldiretti Brescia Laura Facchetti, la presidente di Assofloro Nada Forbici, il presidente dell’Associazione Florovivaisti Bresciani Fausto Dester, Rita Baraldi ricercatrice del CNR Istituto per la Bioeconomia di Firenze e Bologna e il past-presidente del Rotaract Leonardo Toselli.
Dopo i ringraziamenti ai presenti, la dirigente scolastica Tecla Gaio ha sottolineato come i risultati del progetto abbiano confermato il valore educativo e il contributo positivo del verde sul benessere degli studenti e sulla qualità degli ambienti scolastici, ribadendo la disponibilità dell’Istituto a proseguire anche il prossimo anno con nuovi progetti di approfondimento sul tema.
Nel corso della mattinata, la ricercatrice del CNR Rita Baraldi, ha illustrato i risultati emersi dall’analisi dei dati raccolti attraverso le centraline installate nelle classi coinvolte, confermando gli effetti positivi della presenza delle piante sulla qualità dell’aria e sul benessere degli studenti.
“Il progetto Natura in Aula ci restituisce un messaggio chiaro: il verde non è soltanto un elemento estetico, ma uno strumento concreto di benessere per studenti e ambienti scolastici – commenta Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia – i dati presentati oggi al Cerebotani dimostrano che la presenza di piante nelle aule può migliorare la qualità dell’aria e contribuire alla serenità e alla concentrazione dei ragazzi. Portare il verde nelle scuole significa investire nel futuro e nella qualità della vita delle nuove generazioni”.
“Come filiera florovivaistica italiana, siamo pronti a fare la nostra parte – precisa Nada Forbici presidente Assofloro – non si tratta solo di “posizionare dei vasi”, ma di promuovere una vera e propria cultura del verde negli spazi interni. È fondamentale che le istituzioni scolastiche e i comuni colgano questa opportunità, integrando il verde nei piani di edilizia scolastica e nella gestione quotidiana delle aule. Grazie al CNR e a Coldiretti si è acceso un faro su questo tema straordinario. Questo studio deve essere il punto di partenza per una rivoluzione green nelle nostre scuole: trasformare le aule in ecosistemi vivi è il modo più bello ed efficace per insegnare alle nuove generazioni il valore della transizione ecologica, partendo dai luoghi dove crescono e si formano ogni giorno”.
“E’ stata l’occasione per condividere il lavoro svolto e confrontarsi con tutti i partner che hanno contribuito alla realizzazione del progetto – ha sottolineato Fausto Dester, presidente dell’Associazione Florovivaisti Bresciani – dimostrando concretamente l’importanza delle piante e i benefici che possono apportare negli ambienti scolastici. Le piante contribuiscono infatti all’assorbimento dell’anidride carbonica e al rilascio di ossigeno, favorendo una riduzione dei livelli di CO₂ nelle aule”.
I DATI DEL PROGETTO – a cura della dott.sa Rita Baraldi:
Il verde indoor migliora la qualità dell’aria e il comfort nelle scuole
Luogo di sperimentazione: l’I.I.S. Luigi Cerebotani Lonato del Garda (BS)
La popolazione trascorre l’85-90% della propria vita in ambienti chiusi caratterizzati da una scarsa qualità dell’aria dovuta a isolamento ermetico, ridotta ventilazione, presenza di materiali sintetici e alle attività stesse che si svolgono all’interno. L’ US EPA (United State Environmental Protection Agency) ha posizionato l’inquinamento indoor al quinto posto tra i rischi per la salute pubblica.
Tra la popolazione, gli studenti e in generale i giovani nella loro fase di crescita sono tra i più sensibili ai fattori ambientali. Generalmente essi trascorrono metà della loro giornata tipica in ambienti scolastici chiusi, dove una scarsa qualità dell’aria può causare una varietà di problemi di salute, tra cui malattie respiratorie, mal di testa e affaticamento, che possono alterare le prestazioni degli studenti e il loro risultato di apprendimento.
Oltre agli interventi tecnologici, l’uso di piante da interno rappresenta un approccio alternativo o aggiuntivo ed economicamente vantaggioso per la purificazione dell’aria interna. Infatti, studi effettuati in laboratorio in condizioni controllate hanno evidenziato come le piante in vaso possono migliorare la qualità dell’aria perché sono in grado di assorbire l’anidride carbonica e catturare e deattivare gli inquinanti gassosi e il particolato. Per stimare scientificamente nella realtà quanto le piante possano aiutare nella fitodepurazione dell’aria indoor, dal 2022 è in atto un accordo tra l’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Coldiretti, per il monitoraggio della qualità dell’aria all’interno di aule appositamente predisposte per creare situazioni più idonee per il benessere psico-fisico delle persone.
Recentemente è stato condotto in condizioni reali un approfondito studio in scuole di diverse regioni e livelli di istruzione utilizzando piante in vaso di differenti specie vegetali. A Lonato del Garda (BS) in particolare la sperimentazione ha riguardato l’Istituto di Istruzione Superiore Luigi Cerebotani, dove tre aule sono state allestite con piante di Sanseveria, Chamaedorea, Schefflera, Ficus, Dieffenbachia, Dracaena, Anthurium e Spathiphyllum, un’altra invece è lasciata senza piante per valutare il confronto della qualità dell’aria monitorata in continuo con centraline dotate di appositi sensori per la misura della CO₂, PM10 e PM2,5, temperatura e umidità. Una centralina posta fuori della scuola monitora lo stato dell’inquinamento ambientale esterno. Gli incoraggianti risultati mostrano che il verde indoor riduce in modo significativo il particolato atmosferico, PM10 e PM2,5, con decrementi fino al 25%. La riduzione di CO₂ risulta invece più contenuta (10%) e dipendente dal contesto specifico. La presenza di piante contribuisce inoltre a migliorare il comfort microclimatico, in particolare aumentando l’umidità relativa del 10%.
Nel complesso, lo studio conferma che la vegetazione indoor rappresenta una soluzione sostenibile ed economicamente accessibile, in grado di integrare efficacemente i sistemi di ventilazione tradizionali e di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria e del benessere negli ambienti educativi.
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Redazione BsNews.it
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