CALVI RISORTA. Salvatore Minieri, Silver Mele e Gino Iorio premiati allo Spoleto Art Festival 2026. Tre percorsi diversi, una stessa origine e una storia che viene da molto lontano: quella di Cales, città che Roma considerava strategica e che la modernità ha quasi cancellato. Ma da quelle pietre continuano a nascere parole, idee e talento.
PRIMA DI ESSERE DIMENTICATA, CALES ERA UNA POTENZA
Prima che qualcuno la dimenticasse, Cales contava.
Contava così tanto che Roma, nel momento in cui dovette consolidare il proprio dominio sulla Campania e mettere in sicurezza la Via Latina, non poté semplicemente ignorarla.
Bisognava conquistarla.
Bisognava controllarla.
Bisognava strapparla agli Ausoni.
Sono passati più di duemila anni e quella città che allora aveva un peso nella storia di Roma oggi sopravvive soprattutto nelle pietre, nei reperti, nella memoria di pochi e nella ostinazione di chi continua a raccontarla.
Ma c’è un dettaglio che vale la pena osservare.
Cales continua a produrre cultura.
E questa volta è arrivata fino a Spoleto.
TRE NOMI SUL PALCO, UN SOLO LUOGO NEL CUORE
Al Premio Internazionale Spoleto Art Festival 2026 sono stati premiati Salvatore Minieri, Silver Mele e Gino Iorio.
Tre uomini diversi per formazione, percorso e linguaggio.
Tre modi differenti di raccontare il mondo.
Ma con una cosa in comune: vengono da quella parte di provincia di Caserta che troppo spesso finisce sulle prime pagine per le ragioni sbagliate.
Minieri attraverso il giornalismo d’inchiesta e la ricerca civile.
Mele attraverso una lunga esperienza nel giornalismo professionistico e nella comunicazione radiotelevisiva.
Iorio attraverso la poesia.
Tre strade diverse che, a Spoleto, si sono incontrate sotto lo stesso nome invisibile: Cales.
MINIERI E IL DOVERE DI GUARDARE DOVE GLI ALTRI VOLTANO GLI OCCHI
Salvatore Minieri ha passato una parte importante della propria vita professionale a fare una cosa che non porta necessariamente consenso: guardare.
Guardare le discariche.
Guardare le ecomafie.
Guardare le connessioni.
Guardare le ferite di un territorio e provare a raccontarle senza addolcirle.
Venticinque anni di giornalismo e ricerca non sono soltanto un curriculum.
Sono una scelta.
Quella di raccontare la propria terra anche quando sarebbe molto più comodo raccontarne un’altra.
Il riconoscimento di Spoleto, allora, assume un significato particolare: premiare chi ha raccontato il buio significa riconoscere anche il valore di chi ha avuto il coraggio di illuminarlo.
MELE, LA CRONACA COME MEMORIA QUOTIDIANA
Silver Mele ha seguito un’altra strada.
Quella del giornalismo quotidiano, della radio, della televisione, della comunicazione che entra nelle case e nelle piazze e prova ogni giorno a dare un nome a ciò che accade.
È un lavoro diverso da quello dell’inchiesta, ma ha lo stesso punto di partenza: il territorio.
Conoscerlo.
Frequentarlo.
Ascoltarlo.
Raccontarlo.
Perché una comunità esiste anche attraverso il modo in cui riesce a riconoscersi nelle storie che vengono raccontate.
E Mele quella comunità l’ha raccontata per anni.
E POI C’È LA POESIA DI IORIO
Gino Iorio ha scelto invece le parole che non hanno bisogno di una cronaca per sopravvivere.
La poesia.
Originario di Calvi Risorta, ha trasformato spesso il rapporto con la propria terra in materia letteraria, portando dentro i versi sentimenti, memoria e appartenenza.
È forse la forma più fragile e contemporaneamente più resistente della memoria.
Una poesia può essere dimenticata per anni e poi tornare a parlare quando qualcuno ne ha bisogno.
Iorio fa questo: conserva.
E nel conservare la propria voce, conserva anche un frammento di Cales.
IL NOME CHE NON COMPARE SUL PREMIO
C’è un quarto nome, però, che sul riconoscimento non compare.
È quello di Cales.
Non poteva comparire, naturalmente.
Ma è lì.
È nella storia di Minieri.
È nel lavoro di Mele.
È nei versi di Iorio.
È nella loro ostinazione a non considerare marginale il luogo da cui provengono.
Perché il vero paradosso di questa storia è proprio questo: una città che per secoli è stata considerata strategica oggi deve ancora combattere per essere considerata importante.
Eppure continua a parlare.
IL RISCATTO NON È UNA STATUA
Il riscatto di un territorio non comincia necessariamente con una grande opera, con un finanziamento, con un’inaugurazione.
A volte comincia molto più semplicemente da tre persone che, arrivando su un palcoscenico importante, non nascondono da dove vengono.
Non è poco.
Anzi.
In una provincia abituata a vedersi raccontare dagli altri, la possibilità di raccontarsi attraverso la cultura è già una forma di rivincita.
Non cancellando le proprie contraddizioni.
Non fingendo che i problemi non esistano.
Ma impedendo che quei problemi diventino l’unica identità possibile.
ROMA È PASSATA DA QUI. LA STORIA PURE.
Bisognerebbe ricordarlo più spesso.
Qui passarono eserciti.
Qui si decisero alleanze.
Qui Roma combatté per il controllo di una strada che allora valeva quanto oggi valgono le grandi arterie strategiche.
Qui nacquero uomini destinati alla politica, alla magistratura, all’esercito.
Qui esistette una città capace di stare dentro la grande storia italiana prima ancora che l’Italia esistesse.
Poi è arrivato il tempo.
Poi l’abbandono.
Poi la distrazione.
Poi la dimenticanza.
Ma la storia, quando è davvero radicata, ha un vizio difficile da estirpare:
ritorna.
E FORSE È QUESTO IL VERO PREMIO
Non il trofeo.
Non la fotografia.
Non il palco di Spoleto.
Quello che conta davvero è che tre uomini provenienti dalla stessa terra abbiano trovato, ciascuno attraverso il proprio linguaggio, il modo di portarla oltre i suoi confini.
Un giornalista che ha scelto di scavare.
Un giornalista che ha scelto di raccontare.
Un poeta che ha scelto di ricordare.
Tre mestieri delle parole.
Tre vite.
Una radice.
E una città antica che, mentre tutti continuano a chiamarla dimenticata, trova ancora qualcuno disposto a pronunciarne il nome.
Cales.
Forse è questo il dettaglio più importante.
Perché le città muoiono davvero soltanto quando nessuno le nomina più.
E Cales, evidentemente, non ha ancora finito di parlare.
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Salvatore Caiazza
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