Le 11 strategie per risparmiare sui voli testate da Yale, Berkeley e Irvine. Quali funzionano meglio (e i falsi miti)


Roma, 10 maggio 2026. “Bro, vuoi risparmiare sul prezzo dei voli? Ma appiccia la Vpn!”. Quanti di noi hanno un “cuggino”, come direbbero Elio e le Storie Tese, che coi suoi trucchi e trucchetti promette di farvi avere biglietti aerei a prezzi stracciati? La verità è che questi rimedi artigianali, secondo rigorose ricerche universitarie, non funzionano. Ma allora, in un momento in cui le tariffe aeree stanno schizzando, come si fa davvero a risparmiare? Le strategie utili, incrociando le analisi di diversi atenei mondiali, sono undici.

Sommario

Il cielo del 2026 è solcato da nubi geopolitiche nerissime. Il problema è lo choc energetico causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, il canale dove transita un quinto del greggio mondiale. Secondo il Platts Global Jet Fuel Index, questo ha fatto decollare il prezzo del cherosene da aviazione tra il 70% e l’84%, toccando picchi di 200 dollari al barile. Molte compagnie, soprattutto americane, si sono fatte trovare senza un adeguato hedging, ovvero quel paracadute finanziario che permette di bloccare il prezzo del carburante mesi prima per evitare oscillazioni improvvise. Il risultato è un’emorragia di miliardi di dollari che ha già portato al fallimento di storici vettori come Spirit Airlines. Per il passeggero, la traduzione è brutale: i dati del Codacons evidenziano rincari dei biglietti che sono già arrivati al 18,2% rispetto alle tariffe base prima della crisi. Dati in linea con un’indagine di Maiora Solutions su 1000 voli e 30 rotte dall’Italia: chi ha aspettato maggio per prenotare ha pagato fino al 21% in più di chi lo ha fatto a marzo. 

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A fronte di questi rincari, le leggende urbane si sprecano, ma la scienza le smonta una dopo l’altra. Partiamo dal mito del “mercoledì notte” come momento magico per acquistare. Uno studio di Steven Puller e Lisa Taylor della Texas A&M University ha dimostrato che è un residuo degli anni ’90: oggi gli algoritmi cambiano i prezzi ogni secondo e, paradossalmente, prenotare nel weekend può far risparmiare fino al 5%, perché le compagnie cercano di attirare i turisti, notoriamente più attenti al portafoglio dei viaggiatori d’affari.

Anche l’uso della Vpn, un software che permette di cambiare il proprio indirizzo su Internet, per fingersi in un Paese a basso reddito è un buco nell’acqua. Ricerche pubblicate dall’Università di Bologna confermano che i prezzi sono blindati dai Gds (Global Distribution Systems), enormi cervelloni informatici che garantiscono la coerenza dei prezzi ovunque ci si trovi. Anzi, la discrepanza tra l’indirizzo IP della Vpn e quello della carta di credito può far scattare i blocchi di sicurezza, cancellando il volo.

E pure l’evergreen dei cookie da cancellare è una leggenda urbana. Usare la “navigazione in incognito” per evitare che le tracce digitali delle nostre ricerche alzino il prezzo è smentita sempre dallo studio dell’ateneo felsineo: i rincari che vediamo sono solo dovuti all’esaurimento dei posti in tempo reale, non a una vendetta dell’algoritmo contro di noi.

Per capire come risparmiare davvero, bisogna entrare nei meccanismi del Revenue Management, la disciplina che decide quanto farci pagare. Uno studio pubblicato su The Quarterly Journal of Economics e condotto dalla ricercatrice Olivia Natan della Berkeley Haas, rivela che i prezzi sono il frutto di una lotta tra dipartimenti aziendali. Il cuore del sistema è l’euristica EMSRb (Expected Marginal Seat Revenue-b), un calcolo matematico che decide quanti posti “proteggere” per venderli a caro prezzo all’ultimo minuto. L’algoritmo di fatto si chiede se sia meglio venderti un sedile oggi a 100 euro o lasciarlo vuoto, scommettendo sul fatto che domani arriverà un uomo d’affari disposto a pagarne 500. In questo calcolo entrano in gioco i cosiddetti Apdf (Advance Purchase Discount Fences), veri e propri “recinti” temporali posti a 21, 14 e 7 giorni dal decollo. Funzionano come una ghigliottina: superata la soglia dei 21 giorni, l’algoritmo chiude automaticamente i fare buckets (i “secchi” di posti) più economici, partendo dal presupposto che i turisti previdenti abbiano già acquistato. A 14 e soprattutto a 7 giorni, il sistema alza ulteriormente l’asticella, sapendo che chi prenota all’ultimo minuto ha una bassa elasticità al prezzo — ovvero è un viaggiatore business che “deve” partire e pagherà qualunque cifra. L’algoritmo è programmato per essere ultra-prudente e proteggere i guadagni della compagnia, preferendo a volte lasciare un aereo non del tutto pieno, pur di non “svendere” i posti troppo presto. Lo studio di Natan svela un segreto imbarazzante: le compagnie spesso sovrastimano la domanda del 60% proprio per nascondere i biglietti economici e spingerci a comprare quelli più costosi. Inoltre, Kevin R. Williams della Yale University ha calcolato che questo dinamismo dei prezzi, pur massimizzando i profitti dei vettori, riduce il benessere dei consumatori del 6,3%, estraendo ogni centesimo possibile dal viaggiatore. Ma allora come possiamo tentare di risparmiare e quanto possiamo tenerci davvero in tasca?

La prima tattica per cercare di risparmiare è ottimizzare la gestione della finestra di prenotazione. Acquistando tra i 34 e gli 86 giorni prima per i voli nazionali e circa 4 mesi prima per gli internazionali, si può risparmiare tra il 15% e il 25%. Questa tecnica, supportata dai dati di Olivia Natan, permette di colpire prima che l’algoritmo faccia scattare le sue barriere protettive.

La seconda strategia è l’arbitraggio del punto di vendita (POS), che consiste nell’iniziare il viaggio da hub meno costosi come Dublino o Madrid aggiungendo un piccolo volo di collegamento. Uno studio di Alexander Luttmann dell’università di California-Irvine conferma che il sistema fissa il prezzo in base alla città di partenza: cambiando l’origine fisica dell’itinerario, si può ridurre di un quarto il costo di un volo, sfruttando la minore pressione fiscale e la concorrenza locale.

La scelta del giorno di decollo può incidere per un 10-15%. Il trucco per risparmiare è partire martedì o il mercoledì. I professori Puller e Taylor hanno dimostrato che in questi giorni la domanda è più “elastica”, ovvero composta da persone attente al portafoglio e non da manager che devono viaggiare per forza.

La quarta tattica è lo skiplagging, ovvero comprare un volo con scalo (Roma-Francoforte-New York) e scendere a metà strada (Francoforte) perché, paradossalmente, spesso costa molto meno del volo diretto. Un paper di Gaggero e Luttmann spiega che questa falla di sistema permette risparmi anche oltre il 50%, a patto di viaggiare solo con lo zaino e solo per voli di sola andata, per evitare che la compagnia cancelli il ritorno per il mancato imbarco sulla seconda tratta. Fate attenzione, perché se usate frequentemente questa tecnica, potreste finire nella blacklist della compagnia aerea.

La quinta opzione riguarda gli aeroporti secondari, come preferire Orio al Serio ai grandi hub di Milano. Le ricerche, come questo studio di una società collegata all’università di Amsterdam, evidenziano che tasse aeroportuali ridotte permettono risparmi strutturali tra il 10% e il 20%, compensando i costi del trasferimento via terra.

La sesta strategia è quella della self-connection (split ticketing), che prevede di…


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