Alla vigilia della sessantesima edizione di Marmomac, Focus Verona Economia accende i riflettori anche sul tessuto delle piccole e medie imprese lapidee. Ospite in studio Andrea Borchia, presidente del settore lapideo di Confimi Apindustria Verona, che fotografa un comparto alle prese con molte criticità ma ancora capace di mantenere una presenza forte sui mercati internazionali.
Costi energetici, burocrazia, dazi e concorrenza estera continuano a pesare sull’attività delle imprese. Eppure, i dati citati da Borchia mostrano una capacità di tenuta significativa: nel primo semestre 2026 l’export veronese del settore avrebbe registrato una crescita del 4,9%. Un risultato che il presidente legge come conferma della capacità del distretto di offrire qualità, rapidità, flessibilità e competenze difficili da replicare altrove.
Presidente, quali sono oggi le principali difficoltà che incontrano le piccole e medie imprese del settore lapideo?
I tempi non sono facili. Negli ultimi anni abbiamo dovuto affrontare i dazi, l’aumento dei costi energetici e tutte le conseguenze che ne sono derivate. La situazione è complessa, ma nonostante questo i dati continuano a essere positivi. Gli ultimi numeri forniti dalla Camera di Commercio per Verona indicano, nel primo semestre 2026, un incremento dell’export del 4,9%. È un risultato che personalmente mi ha sorpreso, ma che rappresenta sicuramente un segnale positivo. Dopo una partenza lenta, nel corso dell’anno stiamo registrando una crescita progressiva e speriamo di chiudere il 2026 nel migliore dei modi.
Questa tenuta dipende anche dalla capacità delle imprese di trovare nuovi mercati?
C’è stata certamente una ricerca di nuovi mercati. Per un periodo si guardava molto all’Arabia e più in generale al Medio Oriente, ma poi quelle opportunità non si sono concretizzate nella misura sperata. Credo quindi che ci sia soprattutto una conferma da parte dei mercati storici. I grandi buyer internazionali continuano a riconoscere che tra Verona e Vicenza trovano risposte concrete alle proprie richieste. Nonostante tutte le difficoltà siamo ancora competitivi e continuiamo a essere presenti sul mercato.
Che cosa chiedono oggi i clienti internazionali alle aziende veronesi e vicentine?
Chiedono innanzitutto risposte concrete, velocità e molta flessibilità. Il nostro distretto possiede competenze straordinarie e una storia che parla da sola. Qui un cliente può trovare praticamente tutto: granito, quarziti, marmi tradizionali, materiali più particolari e tutte le principali tipologie di lavorazione. La maggior parte delle nostre aziende mantiene inoltre una forte componente familiare e artigianale. L’occhio dell’imprenditore sul materiale naturale, sul blocco e sulle lastre rimane fondamentale per capire come valorizzarlo nel modo migliore e proporlo al cliente. È un patrimonio di competenze che il mercato internazionale conosce e continua a ricercare.
Quanto conta quindi il servizio accanto alla qualità del prodotto?
Conta sempre di più. Non possiamo limitarci alla produzione: dobbiamo costruire valore attorno al prodotto, accompagnando il cliente con consulenza, flessibilità, capacità progettuale e assistenza. Credo che nel futuro il valore non sarà necessariamente legato soltanto all’aumento delle quantità prodotte o vendute, ma alla capacità di creare un servizio completo attorno al materiale. È su questo che possiamo continuare a differenziarci.
Le imprese del settore sono spesso aziende familiari. Quanto è delicato oggi il tema del passaggio generazionale?
È un tema molto importante e assolutamente attuale. Molte aziende del nostro comparto sono nate all’interno delle famiglie e ogni realtà ha naturalmente la propria storia. Dobbiamo però essere consapevoli che questo rimane un lavoro impegnativo. Per continuare a crescere in mercati così complessi serve grande presenza dell’imprenditore. Non è un lavoro che può essere svolto soltanto a distanza: alcune attività commerciali possono essere gestite anche da remoto, ma la produzione richiede ancora una presenza diretta e costante in azienda.
Le nuove tecnologie stanno però cambiando molto il modo di lavorare.
Sicuramente. Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a uno sviluppo molto importante dei macchinari e dell’interconnessione tra produzione e uffici. Gli investimenti legati anche all’Industria 4.0 hanno dato nuovo slancio alle imprese e hanno cambiato le competenze richieste agli operatori. La tecnologia ci permette di essere al passo con i tempi, ma modifica anche il tipo di professionalità che servono. Questo può diventare un elemento importante per avvicinare le nuove generazioni al settore.
Giovani e nuove competenze possono quindi rappresentare un’opportunità per il distretto?
Assolutamente sì. Vedo molte aziende nelle quali la nuova generazione sta entrando e questo è un segnale positivo. Sostenibilità, tracciabilità del prodotto, risparmio energetico e nuove tecnologie possono apparire inizialmente come obblighi o incombenze, ma in realtà possono diventare grandi opportunità. Se riusciamo a trasformare questi elementi in un vero valore distintivo possiamo costruire qualcosa che assomigli sempre di più a un Made in Verona, capace di certificare non soltanto la qualità del prodotto, ma anche il rispetto di determinati standard e un modo preciso di lavorare.
Le imprese riescono a sostenere da sole questa trasformazione o serve maggiore supporto?
Le nostre sono soprattutto piccole e medie imprese, quindi credo sia importante che vengano accompagnate anche attraverso politiche di promozione e strumenti adeguati. Ma prima di tutto dobbiamo aiutarci tra noi. Fare unione fra le imprese è fondamentale. Dobbiamo comprendere che sui mercati internazionali la capacità di presentarsi come sistema può fare la differenza.
Quanto pesa il fatto di competere con aziende internazionali che operano spesso con regole differenti?
Pesa molto. Noi competiamo su mercati internazionali nei quali non sempre le regole sono uguali per tutti. È come affrontare una corsa avendo qualcosa che ci tira indietro: le nostre imprese devono rispettare standard, normative e costi che in altri contesti possono essere diversi. Dobbiamo gestire questa situazione e continuare a lavorare sulla nostra qualità e sulla capacità di fare sistema. Certamente, avere qualche anno di maggiore stabilità aiuterebbe enormemente le aziende a programmare e investire con più sicurezza.
Proprio la stabilità sembra essere uno dei suoi principali auspici per il futuro.
Sì. Negli ultimi anni abbiamo attraversato continuamente situazioni straordinarie: crisi finanziarie, pandemia, tensioni internazionali e nuovi problemi commerciali. Ogni volta le imprese hanno dovuto adattarsi. Credo che quattro o cinque anni di maggiore stabilità permetterebbero al sistema di assestarsi e alle aziende di consolidare ancora di più le basi per il futuro. Il comparto ha dimostrato di avere competenze, entusiasmo e capacità di resistere: con condizioni più stabili potrebbe esprimere ancora meglio il proprio potenziale.
Con quale spirito arriva quindi il settore alla sessantesima edizione di Marmomac?
Con uno spirito positivo. I numeri dell’export ci dicono che il mercato continua a riconoscere il valore delle nostre aziende e vedo ancora movimento ed entusiasmo nel settore. Anche l’ingresso delle nuove generazioni è un segnale incoraggiante. Dobbiamo continuare a investire nelle nostre competenze e soprattutto fare sistema. È attraverso la collaborazione tra imprese, associazioni e distretto che possiamo mantenere forte la presenza del lapideo veronese sui mercati internazionali.
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