I rifiuti edili, prodotti durante costruzioni, ristrutturazioni o demolizioni, comprendono laterizi, calcestruzzo, legno, metalli, vetro, plastiche, terre da scavo e materiali pericolosi come amianto.
La loro corretta gestione consente di ridurre l’impatto ambientale, favorire il riciclo e garantire la sicurezza. Redigere un piano di gestione dei rifiuti è dunque fondamentale per garantire la corretta organizzazione dei materiali di scarto nei cantieri, sia privati sia pubblici. Questo strumento consente di pianificare raccolta, deposito, trasporto e smaltimento o recupero dei rifiuti in modo conforme alla normativa vigente, inclusi i requisiti dei CAM Edilizia 2025, assicurando efficienza, tracciabilità e sostenibilità delle attività di cantiere.
La gestione dei rifiuti richiede la produzione di diversi documenti. Per completare con facilità e in linea con le disposizioni normative, ti consiglio di affidarti al software di modulistica, dichiarazioni e relazioni per l’edilizia che ti supporta nella compilazione dei modelli.
Cos’è il piano di gestione rifiuti nei cantieri privati?
In alcuni Comuni italiani la presentazione di un piano di gestione dei rifiuti di cantiere è richiesta come condizione per ottenere il titolo abilitativo per interventi di costruzione, ristrutturazione o demolizione.
Nel contesto progettuale di un cantiere, il produttore dei rifiuti (committente o impresa) deve prevedere e descrivere le modalità operative con cui intende gestire i materiali di scarto generati, assicurando conformità alle norme ambientali.
Le principali attività da includere nel piano sono:
- attribuzione del codice EER appropriato per ciascun rifiuto prodotto e definizione delle relative modalità di gestione;
- organizzazione del deposito temporaneo in cantiere, secondo le condizioni previste dalla normativa nazionale (art. 185‑bis del D.Lgs. 152/2006), che consente il raggruppamento dei rifiuti nel luogo in cui sono prodotti fino al loro trasporto;
- definizione delle modalità di trasporto dei rifiuti da costruzione e demolizione verso impianti autorizzati;
- individuazione delle procedure di recupero o smaltimento, con selezione degli impianti di destinazione e verifica dell’autorizzazione del gestore;
- gestione della documentazione prevista, inclusi i registri di carico/scarico quando applicabili, il Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) e, ove previsto, la presentazione del Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD).
Piano di gestione dei rifiuti a livello territoriale
L’art. 199 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che le Regioni, sentite le Province, Comuni e Autorità d’ambito per i rifiuti urbani, devono predisporre e adottare, con procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e garantendo la partecipazione pubblica, il Piano regionale di gestione dei rifiuti, nel rispetto dei principi di tutela ambientale, prevenzione, autosufficienza e prossimità.
Il Piano deve analizzare la situazione esistente della gestione dei rifiuti nel territorio regionale, individuare misure per migliorarne l’efficacia ambientale e assicurare il raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei; deve inoltre indicare tipologie, quantità e provenienza dei rifiuti, obiettivi di raccolta differenziata, impianti esistenti, fabbisogni infrastrutturali, criteri per la localizzazione dei nuovi impianti, politiche di prevenzione, riutilizzo, riciclo e recupero, programmi di riduzione dei rifiuti biodegradabili in discarica, misure contro l’abbandono e la dispersione dei rifiuti, nonché l’analisi dei flussi dei rifiuti da costruzione e demolizione e la gestione dei rifiuti contenenti amianto.
Il Piano comprende anche i programmi di bonifica dei siti inquinati ed è coordinato con gli altri strumenti di pianificazione regionale, deve essere aggiornato almeno ogni sei anni e costituisce requisito necessario per l’accesso ai finanziamenti nazionali, con obblighi di monitoraggio, trasparenza e trasmissione dei dati allo Stato e alla Commissione europea.
Tra le novità introdotte dal comma 6-bis, rientra l’obbligo di includere nel Piano regionale anche il piano di gestione delle macerie e dei materiali derivanti dal crollo o dalla demolizione di edifici e infrastrutture a seguito di eventi sismici, da redigere secondo linee guida adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni, al fine di garantire una gestione tempestiva, coordinata e ambientalmente corretta dei rifiuti generati dalle emergenze sismiche.
Gestione dei rifiuti edili nei lavori pubblici
La gestione dei rifiuti nei lavori pubblici è disciplinata dai Criteri Ambientali Minimi (CAM), i quali integrano la normativa nazionale (come il D.Lgs. 152/2006) con i principi dell’economia circolare e i protocolli dell’Unione Europea.
La disciplina si articola principalmente attraverso tre strumenti di pianificazione obbligatori da allegare alla Relazione CAM di progetto e specifici obiettivi di recupero:
- Piano ambientale di gestione del cantiere;
- Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita;
- Piano di riutilizzo, riciclo e recupero dei rifiuti da C&D (Costruzione e Demolizione).
L’impresa appaltatrice ha l’obbligo di rendere operativi i contenuti previsti dal progetto e dai citati documenti attraverso un Piano operativo per la gestione del cantiere e un Piano di gestione dei rifiuti di cantiere.
Piano ambientale di gestione del cantiere
Il Piano Ambientale di Gestione del Cantiere è uno strumento operativo obbligatorio richiesto dai CAM edilizi per i lavori pubblici, finalizzato a integrare criteri di sostenibilità nella fase di esecuzione dei cantieri. Esso stabilisce misure, procedure e controlli per ridurre gli impatti ambientali delle attività di cantiere e garantire la conformità ai requisiti normativi e del committente.
Nel piano devono essere identificate le criticità ambientali e le relative misure di mitigazione, prevedere la protezione di risorse naturali, paesaggistiche e storico‑culturali, interventi per efficienza energetica, riduzione di rumore, polveri e vibrazioni, sistemi di gestione delle acque e del suolo, nonché la gestione di demolizioni selettive e raccolta differenziata dei rifiuti.
Il piano si articola in una fase progettuale, in cui il progettista integra i criteri nel progetto e capitolato, e una fase esecutiva, in cui l’impresa definisce il piano operativo ambientale con le azioni concrete da adottare.
Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita
Per promuovere l’economia circolare, i progetti devono essere sviluppati privilegiando la demolizione selettiva e la decostruzione, strategie che consentono di massimizzare il recupero delle diverse tipologie di materiali.
Almeno il 70% peso/peso dei componenti edilizi e degli elementi utilizzati (esclusi gli impianti) deve poter essere riutilizzato, riciclato o recuperato come materia a fine vita.
Il Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita deve essere redatto dal progettista in coerenza con il Reference Study Period (RSP) individuato nello studio LCA/LCC richiamato al paragrafo 1.3.2 dei CAM, ove disponibile, e deve risultare allineato alla vita utile e agli scenari di fine vita di materiali, sistemi e componenti definiti nello stesso studio o desunti dalla documentazione tecnica. Il piano ha la funzione di stimare i flussi di rifiuti da demolizione e massimizzare il recupero di materiali e…
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Stefania Spagnoletti
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