Per gli aironi bianchi e cenerini stare in Palude Brabbia in questo periodo è come passeggiare tra i corridoi di un supermercato ben rifornito: acqua bassa, molto bassa, e pesci radunati in poche pozze da cui non possono scappare.
È uno degli effetti che la siccità sta producendo sulla riserva naturale che si estende per 467 ettari tra i Comuni di Casale Litta, Cazzago Brabbia, Inarzo – dove si trova il centro visite principale -, Ternate e Varano Borghi. L’ente gestore è la Provincia di Varese, mentre la gestione di campo della riserva – manutenzione, fruizione, vigilanza, monitoraggi ambientali, accoglienza del pubblico – è affidata alla Lipu, che può contare su una trentina di volontari.
Da due mesi non piove. Lo racconta Barbara Ravasio, naturalista e responsabile Lipu della riserva, che spiega la situazione dopo un sopralluogo nell’oasi insieme a Massimo Valerio, collaboratore Lipu responsabile delle attività didattiche rivolte a giovani e bambini. (foto e video sono di Thomas Massara)

“Qui alla Palude Brabbia purtroppo, come in tutta la provincia di Varese e in tutta Italia, abbiamo un grossissimo problema di assenza d’acqua, perché c’è una siccità che si protrae ormai da due mesi pieni”, spiega Ravasio. “Periodi sempre più prolungati di carenza idrica possono creare gravi danni a questo ambiente umido. Visivamente la prima cosa che si nota è che gli stagni sono molto bassi e affiorano parti fangose che di solito sono sempre coperte d’acqua.”
Un problema che non si esaurisce con le piogge
Anche se dovesse tornare a piovere dopo Ferragosto, il danno alla riserva non si risolverebbe subito. “Le problematiche sono più profonde, perché questi periodi siccitosi lasciano strascichi anche a lungo termine”, avverte la naturalista. “Ecosistemi che di solito vivono con tanta acqua hanno dinamiche particolari. Le nostre piante si sono adattate alla presenza di acqua abbondante, la mancanza di pioggia alla lunga indebolisce anche i sistemi boschivi. Può portare a crolli di piante o attacchi di parassiti, perché è come un sistema immunitario indebolito.”
Le specie più colpite sono il frassino maggiore, già da anni alle prese con crolli continui, e l’ontano nero, tra le piante cardine della riserva. “Probabilmente sono piante indebolite da queste situazioni, e poi i parassiti hanno gioco facile ad attaccarle”, osserva Ravasio. Un caso emblematico riguarda la fusaggine, l’arbusto principale della riserva – quello che in autunno si colora di rosso -, colpito da una moria del 90% tra fine 2024 e il 2025, proseguita anche quest’anno. “Sono cambiamenti molto repentini a cui non siamo preparati, perché non si sono mai verificati in questo modo”, dice la naturalista.
Pulizia del bosco e nuove piantumazioni
Di fronte a questa situazione la Lipu è intervenuta con una duplice strategia. “Quello che stiamo cercando di fare è anzitutto una pulizia delle piante morte, delle piante secche, perché vanno a impattare non solo visivamente ma anche sull’ecosistema: non danno la possibilità di una rigenerazione autonoma del bosco”, spiega Ravasio. Le piante secche rimaste in piedi vengono lasciate a uso di picchi, insetti e funghi, mentre quelle schiantate al suolo vengono raccolte in cataste. Dove la biomassa di legno secco da rimuovere è più consistente, la riserva sta procedendo con piantumazioni mirate. Un intervento che porta con sé un’altra criticità: “Queste piantumazioni nei primi periodi hanno bisogno di molta acqua, che in questo momento non c’è.”
La siccità e le temperature elevate stanno accelerando anche un altro processo, meno visibile ma altrettanto rilevante per il futuro della riserva: l’interramento. È il fenomeno naturale per cui l’elevata produzione di biomassa vegetale delle paludi porta a una progressiva chiusura degli stagni, per il continuo depositarsi della vegetazione. Più aumentano le terre emerse o solo parzialmente sommerse, più cresce la presenza di arbusti e alberi, con un cambiamento dell’habitat che va dai canneti ai saliceti, fino ad arrivare, in un futuro più o meno lontano, al bosco, spiega la naturalista.
La fauna: chi soffre e chi si adatta
Sul fronte animale, la siccità produce effetti diversi a seconda delle specie. Anfibi e libellule soffrono entrambi del prosciugamento delle pozze, che rischiano di trasformarsi in trappole ecologiche per le larve, incapaci di spostarsi verso bacini con acqua. Le libellule, in particolare, hanno una fase larvale acquatica che può durare anche più anni, e dipendono interamente da questi ecosistemi per completare il ciclo vitale. “Questi gruppi faunistici devono per forza essere legati all’acqua, altrimenti muoiono, non hanno scampo”, dice Ravasio.
C’è poi un rischio legato alla qualità dell’acqua, oltre che alla sua quantità. L’acqua bassa e molto calda favorisce infatti continue fioriture algali e la conseguente mancanza di ossigeno, con fenomeni di anossia che mettono in difficoltà i pesci e aumentano il rischio di botulismo aviario, in grado di causare la morte di numerose specie di uccelli acquatici, in particolare le anatre.
Per gli uccelli in generale la situazione resta comunque diversa da quella degli anfibi, perché possono spostarsi verso i laghi dove l’acqua resta disponibile. La riserva sta vivendo, in questo senso, una fase definita dalla stessa Ravasio come anomala: “Ci ritroviamo con una grande presenza di varie specie di aironi, mai osservata in queste quantità e con questa varietà, soprattutto in estate, perché i nostri stagni stanno diventando un po’ delle piccole piscine dei self-service: anche i pesci si concentrano qui.” Proprio i pesci sono l’altra categoria destinata a un tracollo, e gli aironi ne approfittano: “Acqua bassa, pesci concentrati, è una festa per loro.”
Il giro nella riserva con Massimo Valerio
A guidare la visita nella riserva è Massimo Valerio, che durante l’escursione mostra uccelli, ghiri e rane e il panorama da un punto di osservazione privilegiato: la torretta di avvistamento, collocata nella zona di riserva integrale. Dall’ingresso principale, l’ampio sentiero costeggia il torrente Riale, ridotto ormai a un letto di ciottoli, completamente asciutto. Una breve deviazione verso destra conduce agli “stagni didattici”, piccoli specchi d’acqua artificiali utilizzati per l’osservazione della vegetazione, degli insetti e degli anfibi.
Proseguendo lungo il sentiero principale si raggiungono le strutture per il birdwatching, affacciate sui “chiari”, le aree un tempo utilizzate per l’estrazione della torba. Al bivio successivo, il sentiero di sinistra costeggia ancora il torrente e conduce al capanno di osservazione. Da ogni punto del percorso, sotto una canicola che aumenta di ora in ora, si colgono tutte le variazioni legate alla siccità.
Specie rare tra il fango riaffiorato
“La Palude Brabbia dal punto di vista paesaggistico è bella anche adesso, nonostante la siccità, perché le piante per ora stanno ancora tenendo. Si vedono alcuni stagni prosciugati, altri con poca acqua.” Ed è proprio la fanghiglia emersa ad attirare specie che in condizioni normali si vedono raramente nella riserva: i limicoli, tra cui il piro piro, che utilizzano questi ambienti come tappa di sosta e alimentazione durante la migrazione dal nord Europa verso l’Africa. “Quest’estate abbiamo una presenza abbastanza continua di questi limicoli, mai con grandi numeri, ma specie molto interessanti”, racconta Ravasio. Più facile del solito osservare anche il martin pescatore, presente tutto l’anno ma ora più visibile grazie al restringimento delle pozze.
Non tutte le specie beneficiano della situazione. Le ninfee, di solito protagoniste della fioritura estiva, quest’anno sono più sacrificate. “Le foglie restano verdi perché le radici assorbono ancora acqua, ma la fioritura è scarsa”, nota Ravasio.
“Una passeggiata in palude è sempre interessante, anche per rendersi conto di cosa succede a questi ecosistemi con la siccità”, dice Ravasio. E una cosa pare ormai evidente: quello che si vede oggi tra gli stagni della Brabbia è solo l’inizio di una trasformazione che il ritorno delle piogge non basterà a fermare.
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