A diciannove anni dal delitto di Garlasco, la scena del crimine continua a restituire dettagli che pongono nuove domande sul modo in cui vennero raccolte, interpretate e conservate le tracce nella villetta di Chiara Poggi. Questa volta al centro ci sono due elementi molto diversi: alcune impronte ematiche a forma di āVā e una lattina di birra che Alberto Stasi avrebbe consumato la sera del 12 agosto 2007 e che compare nelle immagini della casa, ma non risulta tra i reperti acquisiti.
Nessuno dei due elementi, allo stato, ribalta da solo la ricostruzione giudiziaria. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva a 16 anni per lāomicidio. Ma le nuove analisi diventano rilevanti perchĆ© toccano uno dei problemi centrali della vicenda: quali tracce lasciò realmente lāassassino e quali, invece, appartengono al passaggio di Stasi quando entrò nella villetta e scoprƬ il corpo della fidanzata?
Garlasco, quelle impronte a āVā che potrebbero appartenere alle Lacoste di Stasi
La nuova ipotesi nasce da un lavoro indipendente realizzato dal grafico Mario Felici sulle fotografie della scena del crimine. Felici ha confrontato alcune tracce ematiche a forma di āVā con il disegno della suola delle scarpe Lacoste sequestrate ad Alberto Stasi.
Secondo la sua analisi esisterebbe una forte compatibilitĆ geometrica tra quelle tracce e le calzature che Stasi ha sempre sostenuto di aver indossato quando entrò in casa Poggi il 13 agosto. Il lavoro parte dalle fotografie agli atti, corregge prospettiva e proporzioni e confronta il disegno della suola con le tracce visibili sul pavimento. Lāanalisi era giĆ emersa nelle settimane scorse e dovrebbe essere trasmessa alla Procura di Pavia.
Se un esame tecnico ufficiale confermasse la compatibilitĆ , quelle impronte potrebbero documentare il percorso compiuto da Stasi quando entrò nella villetta dopo lāomicidio, cioĆØ nella veste di scopritore del corpo. Non dimostrerebbero automaticamente che non abbia commesso il delitto, ma obbligherebbero a distinguere con maggiore precisione le sue tracce da quelle lasciate dallāassassino.
Ed è proprio questa distinzione uno dei punti più delicati della ricostruzione storica del caso.
Le Frau numero 42 e il percorso dellāassassino
Sul pavimento della villetta gli investigatori individuarono numerose impronte attribuite a una calzatura con suola āa palliniā, compatibile con un modello Frau numero 42. Quelle tracce descrivevano un percorso molto più esteso e furono considerate riconducibili alla persona che si muoveva nellāabitazione durante o subito dopo lāaggressione.
Stasi ha sempre negato di aver posseduto quelle scarpe. La difesa sostiene da anni che quel modello non gli appartenesse e che le calzature che indossava la mattina dellāomicidio fossero proprio le Lacoste.
Luciano Garofano invita però alla prudenza sulle tracce a āVā. Lāex comandante del Ris sottolinea che una o due impronte parziali non bastano a ricostruire il movimento di una persona dentro una casa. Il principio ĆØ semplice: occorre trovare una sequenza coerente. Ā«Le persone non volanoĀ», ha osservato discutendo proprio delle tracce parziali attribuite a possibili calzature differenti.
Il punto, quindi, non consiste soltanto nel trovare una somiglianza tra una suola e una macchia. Bisogna stabilire dove quella persona camminò, in quale direzione, in quale momento e soprattutto come quella traccia si inserisca nellāintero percorso ematico.
La lattina di birra che nessuno repertò
Il secondo elemento riguarda invece la conservazione della scena del crimine. Francesco Maria Avato, medico legale che ha lavorato come consulente della difesa Stasi, ha richiamato lāattenzione sulle fotografie scattate durante i sopralluoghi successivi al delitto.
Tra gli oggetti visibili compare anche una lattina di birra che Stasi avrebbe consumato la sera precedente, quando si trovava con Chiara. Secondo Avato, quella lattina non entrò mai tra i reperti.
Il dettaglio assume interesse non perchĆ© la lattina costituisca necessariamente una prova decisiva, ma perchĆ© rappresenta un oggetto riconducibile con certezza alla presenza di Stasi nella casa poche ore prima dellāomicidio. Un eventuale esame avrebbe potuto documentare impronte, Dna e modalitĆ di utilizzo, offrendo un ulteriore riferimento per distinguere i contatti avvenuti la sera del 12 agosto da quelli della mattina successiva.
Oggi quellāaccertamento non ĆØ più possibile nelle condizioni originarie.
Pattumiera ed EstathƩ, torna il problema della catena di custodia
Il discorso della lattina si intreccia con un altro capitolo giĆ diventato centrale: quello della pattumiera della cucina e dei prodotti consumati da Chiara prima della morte.
Avato sostiene che durante i primi sopralluoghi i consulenti della difesa non potessero repertare direttamente il contenuto della casa, ma soltanto osservarlo e fotografarlo. Ha inoltre raccontato che la richiesta di conservare la pattumiera avrebbe inizialmente provocato sorpresa negli investigatori e che successivamente il suo contenuto sarebbe stato manipolato da altre persone.
Su questo terreno occorre mantenere una distinzione rigorosa. Si tratta delle dichiarazioni del consulente della difesa e non della prova, di per sé, che qualcuno abbia alterato volontariamente i reperti. Ma il problema della conservazione e della tracciabilità degli oggetti torna inevitabilmente centrale ogni volta che, diciannove anni dopo, si tenta di attribuire un significato probatorio a materiali raccolti o esaminati molto tempo dopo il delitto.
Il tema riguarda anche le confezioni di EstathƩ, sulle quali la difesa Stasi ha sollevato dubbi relativi ai lotti e alla loro provenienza.
Una scena del crimine che deve separare assassino e scopritore
Le impronte a āVā e la lattina non appartengono allo stesso capitolo investigativo, ma conducono alla stessa domanda: quanto sappiamo davvero dei movimenti compiuti nella villetta tra la sera del 12 agosto e la mattina del 13?

La nuova indagine su Andrea Sempio ha costretto gli investigatori a tornare sulle vecchie fotografie, sulle impronte, sui reperti e sui percorsi dentro casa Poggi. Proprio questo lavoro sta facendo emergere una distinzione che nel 2007 risultava decisiva e che oggi lo ĆØ ancora di più: se Alberto Stasi entrò nella casa dopo lāomicidio, alcune delle sue tracce devono necessariamente trovarsi sulla scena senza avere alcun rapporto con lāaggressione.
Lo studio di Felici prova a individuare proprio una parte di quelle tracce. Ma resta, per ora, unāelaborazione indipendente e non una conclusione peritale acquisita al procedimento. Allo stesso modo, la lattina mai repertata apre un interrogativo sulla completezza degli accertamenti originari, ma non permette oggi di stabilire quale risultato avrebbe prodotto un eventuale esame.
Il delitto di Garlasco continua così a muoversi lungo un confine sottile: tra ciò che gli atti documentano, ciò che nuovi studi provano a reinterpretare e ciò che, dopo diciannove anni, potrebbe non essere più recuperabile. Ed è proprio su questo confine che si giocherà una parte decisiva della nuova ricostruzione della scena del crimine.
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Luca Arnau
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