Al DonnaFugata Film Festival i film classici conquistano i giovani. E il Castello diventa una grande casa del cinema


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Al DonnaFugata Film Festival i film classici conquistano i giovani. E il Castello diventa una grande casa del cinema

RAGUSA – Forse è l’immagine che più di altre racconta la 18esima edizione del DonnaFugata Film Festival, in corso fino a domenica al Castello di Donnafugata: una sala piena di giovani davanti a La parola ai giurati, il capolavoro di Sidney Lumet del 1957. Un film di quasi settant’anni fa, proposto non come reperto del passato, ma come opera ancora capace di parlare al pubblico di oggi.
È proprio questa una delle soddisfazioni più grandi per il direttore artistico Andrea Traina, che in questa edizione sta vedendo una partecipazione particolarmente significativa delle nuove generazioni. «È una cosa che mi rende particolarmente orgoglioso e che forse quest’anno stiamo percependo più che in passato – ha osservato Traina – vedere una sala piena di ragazzi davanti a pellicole non in anteprima, ieri sera è accaduta la stessa cosa ad esempio per Taxi Driver, significa che il cinema continua a trovare un modo per parlare alle generazioni che non hanno vissuto quei film quando sono arrivati nelle sale. È anche questo il senso di un festival: non limitarsi a conservare la memoria del cinema, ma rimetterla in circolo, farla incontrare con un pubblico nuovo».
Il DonnaFugata Film Festival, del resto, nasce proprio da questa idea. Il suo programma non è costruito soltanto sulle novità, ma soprattutto sul cinema che saputo incidere, selezionato quest’anno attraverso il filo conduttore del Cancro, il segno zodiacale al quale appartengono registi, attori, sceneggiatori, compositori e altri protagonisti delle opere proposte.
Film italiani e internazionali che hanno attraversato decenni e generi diversi tornano così a vivere sugli schermi allestiti negli spazi del Castello di Donnafugata. E la risposta del pubblico, soprattutto dei più giovani, dimostra che la distanza temporale non rappresenta necessariamente una barriera.
Anzi, la particolare formula del festival sembra contribuire proprio a ridurla: vedere un grande classico sotto le stelle, all’interno di un luogo storico, poterlo precedere o seguire con un incontro, ascoltare un regista, un attore, un musicista e poi spostarsi in un altro spazio del Castello per assistere a un film completamente diverso.
È una comunità temporanea del cinema, ma anche contemporanea, che anche quest’anno ha trovato un ulteriore modo per raccontarsi fuori dal Castello. La facciata di Donnafugata, con gli spezzoni di film che scorrono sulle sue superfici, è diventata una sorta di scenografia permanente per fotografie e selfie. Gli spettatori si fermano, si fotografano e condividono le immagini sui social, contribuendo spontaneamente a moltiplicare la presenza del festival. A questo si aggiunge una novità particolarmente interessante: “Il mio DonnaFugata Film Festival”, lo strumento attraverso il quale ciascuno può costruire il proprio programma personale scegliendo le proiezioni, i talk, le masterclass, i workshop e i laboratori da seguire. Un calendario individuale che può poi essere condiviso sui social e che porta gli spettatori ad essere a loro volta parte della narrazione della manifestazione.
E la serata di ieri ha restituito perfettamente questa dimensione. Come vuole ormai la tradizione, la giornata è stata aperta da un video realizzato da Francesco Bocchieri, attraverso il quale il festival ha ripercorso ciò che era accaduto la sera precedente. Il cuore della serata è stato però dedicato alla musica e a un protagonista fondamentale della storia del rapporto tra cinema e musica in Italia: Piero Umiliani, che quest’anno avrebbe compiuto cento anni. A raccontarlo è stato Massimo Martella, autore de Il tocco di Piero, il documentario proposto dal festival, introdotto da Traina come un ulteriore tassello di un percorso dedicato proprio alla musica nel cinema.
Martella ha riportato il pubblico a un’epoca nella quale il rapporto tra cinema e spettatori era molto diverso da quello attuale. «Prima si produceva tanto cinema ed era diverso da oggi, le persone andavano al cinema di più, ai tempi della commedia all’italiana», ha ricordato. Umiliani fu il primo grande jazzista italiano a portare quella musica dentro il cinema. Una passione coltivata fin da bambino, in un periodo nel quale il jazz aveva ancora qualcosa di trasgressivo e quasi clandestino, alla quale si sarebbero aggiunte altre influenze, dal rock psichedelico in poi. «Piero si adattava moltissimo al film – ha raccontato Martella – In lui era il film a venire prima della musica. Era la storia, erano le immagini a suggerire la strada alla composizione». Una differenza che Martella ha utilizzato anche per distinguere il suo approccio da quello di altri grandi compositori del cinema italiano. Poi il successo de I soliti ignoti e di quella stagione straordinaria della commedia all’italiana, quando Umiliani era diventato uno dei musicisti più richiesti. «Nel periodo dei Soliti ignoti tutti lo cercavano, quel periodo poi è finito e lui era sconvolto», ha raccontato ancora Martella. Ma il tempo non ha cancellato quella musica. Anzi, l’ha trasformata in una presenza ancora attuale. Le composizioni di Umiliani sono state campionate nel rap, utilizzate nella pubblicità e continuano a essere riscoperte dalle nuove generazioni. Insomma «Piero è ancora vivissimo».
Questa sera, venerdì 7 agosto, il tema sarà infatti al centro del DonnafugaTalks delle 20, “Un ponte sul Mediterraneo”, con Fatma Sfar, Aymen Mabrouk, Mourad Ben Cheikh e Andrea Traina.

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Il nuovo cinema tunisino e il dialogo tra le due rive del Mediterraneo saranno il punto di partenza di un incontro che rappresenta una delle direzioni più interessanti intraprese dal festival: allargare progressivamente lo sguardo oltre i confini dell’isola e costruire, attraverso il cinema, relazioni con le altre sponde del Mediterraneo.
Alle 21, nel Cortile Grande, sarà quindi proiettato Una sconosciuta a Tunisi di Mehdi Barsaoui, con il compositore del Cancro Amine Bouhafa, mentre alle 23.15 toccherà a One Hour Photo di Mark Romanek, con Robin Williams.
Domani, sabato 8 agosto, il percorso proseguirà con un altro appuntamento centrale dei DonnafugaTalks. Alle 20 il Cortile Grande ospiterà “Storie di donne”, con Stefano Lorenzi e Fabio Schifilliti, dedicato al racconto del femminile tra violenza, oppressione e riscatto.

Alle 21 saranno presentati Fili invisibili di Fabio Schifilliti e, a seguire, Afrodite di Stefano Lorenzi, entrambi presentati dai rispettivi registi.
Alle 23, sempre nello stesso spazio, uno degli appuntamenti più attesi della giornata: “Psyco: anatomia di un omicidio”, una masterclass con Marco Cascone, Roy Menarini, Andrea Traina e il quintetto d’archi del Chroma Ensemble, seguita dalla proiezione del capolavoro di Alfred Hitchcock. Anche domani, come tutte le sere, il programma attraverserà poi commedia, suspense, fantastico, cinema dell’incubo e cinema delle meraviglie. Infine domenica 9 agosto il gran finale con alle 20, ancora nel Cortile Grande, il DonnafugaTalks che ospiterà l’attore Fausto Russo Alesi, in dialogo con Andrea Traina sul rapporto tra palcoscenico e macchina da presa. Un incontro che riporta al centro uno dei temi più cari al festival: l’attore, il suo corpo, la sua voce e il passaggio tra i diversi linguaggi della scena. Alle 21 saranno proposti Se posso permettermi e Se posso permettermi – Capitolo 2 di Marco Bellocchio.
Poi, alle 22, la cerimonia di chiusura, che porterà verso l’ultimo grande appuntamento musicale: alle 23 il Chroma Ensemble presenterà “Note da Oscar”, concerto per musica e immagini con dieci musicisti, dieci film e dieci colonne sonore. Programma dettagliato su www.donnafugatafilmfestival.org 

7 agosto 2026
ufficio stampa
Michele Barbagallo per MediaLive 

foto di Marcello Bocchieri

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