La “Magnifica Humanitas” della AI WEEK 2026



Prima di tutto: grazie. Grazie a chi è passato a salutare Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore durante la AI WEEK, a chi li ha fermati tra un intervento e l’altro e a chi ha contribuito a rendere questa edizione qualcosa di più di una fiera: un luogo vivo, pieno di incontri, domande e visioni.

Per chi invece si è perso questa edizione da record, questa newsletter serve da approfondimento su ciò che è successo a Milano e su uno dei temi che, subito dopo l’evento, ha rimesso al centro la questione più importante di tutte: che posto occupa la persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale?

Mettetevi comodi, iniziamo.


Si legge tutta in 4 min. e 58 sec.

L’edizione dei numeri, ma soprattutto delle persone

AI WEEK 2026 è stata un’edizione da record. I numeri, messi uno accanto all’altro, fanno un certo effetto: più di 29.000 partecipanti, provenienti da più di 70 Paesi, oltre 700 speaker, più di 250 espositori, circa 200 startup. Una piccola città temporanea costruita attorno a una domanda enorme: come trasformiamo l’Intelligenza Artificiale da parola chiave del momento a soluzione concreta?

Tra i temi che hanno dato più sostanza a questa edizione, però, ce n’è uno che merita un’attenzione particolare: la salute. Non un semplice panel inserito nel programma quasi per completezza, ma un vero percorso verticale, l’AI Healthcare Summit, con speaker e interventi dedicati a uno degli ambiti in cui l’Intelligenza Artificiale smette immediatamente di essere una promessa astratta e diventa impatto concreto.

Si è parlato di diagnosi assistita, percorsi di cura personalizzati, gestione dei dati clinici e organizzazione delle strutture ospedaliere, ma anche di temi molto pratici come liste d’attesa, appropriatezza, efficienza dei workflow, ottimizzazione e analisi della domanda sanitaria.

Ma soprattutto, lasciatecelo dire, è stata la vostra edizione. Dopo anni di divulgazione spiegata semplice, è arrivato un pubblico diverso: più preparato, più consapevole, più esigente, con richieste precise a problemi reali e processi da migliorare.

È qui che, secondo gli autori, la AI WEEK ha mostrato il suo pilastro più forte: unire chi cerca una soluzione di AI e chi quella soluzione la offre. Tra tutti i numeri di questa edizione, il dato più bello forse è proprio questo: da un sondaggio fatto ai partecipanti, è risultato che una persona su tre inizierà un progetto di Intelligenza Artificiale con un espositore incontrato nei due giorni di fiera, nei successivi 30 giorni. Applausi.


Sky Progress alla AI WEEK

Dare vita a un episodio speciale di Sky Progress è stato uno dei momenti più significativi di questa edizione dell’AI WEEK. Nataliya Kosmyna, Alex Mashrabov, Michele Catasta e Mercedes Bidart si sono uniti a Pasquale e Giacinto per raccontare sfide, opportunità e trasformazioni concrete dell’AI. Guarda la puntata qui.

Intervista a Gian Segato Anthropic

Dalla AI WEEK, in questo episodio live di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, Pasquale Viscanti intervista Gian Segato, Data Science Manager for Research presso Anthropic. Guarda il video.

L’edizione in cui il mondo dell’AI si è incontrato davvero

Se c’è una cosa che AI WEEK 2026 ha reso evidente è che oggi non esiste più “l’Intelligenza Artificiale” al singolare. Esistono tanti mondi dell’AI che si stanno muovendo contemporaneamente, a velocità diverse, con culture diverse e con strategie diverse. E per due giorni questi mondi si sono dati appuntamento nello stesso luogo.

C’era l’Europa, con il suo approccio fatto di regole, responsabilità e visione umano centrica. Da una parte l’AI Office della Commissione europea, con Lucilla Sioli e Miriam D’Arrigo, ha portato sul palco il tema forse più europeo di tutti: come trasformare l’AI Act da cornice normativa a leva concreta per costruire un ecosistema affidabile, competitivo e davvero applicabile. Non solo regole, quindi, ma fiducia, alfabetizzazione, competenze e capacità di accompagnare imprese, cittadini e istituzioni dentro la transizione.

Dall’altra, l’intervento di Pascale Fung, co-founder e Chief Research & Innovation Officer di AMI, ha aperto una riflessione ancora più profonda: l’AI oggi sa scrivere codice, generare immagini, prevedere parole, ma capisce davvero il mondo in cui viviamo? È una domanda che sposta il discorso oltre la semplice performance dei modelli e ci riporta al tema dei world model, della comprensione e della capacità di costruire sistemi non solo potenti, ma più vicini al modo in cui gli esseri umani interpretano la realtà.

C’erano poi gli Stati Uniti, naturalmente, con alcuni dei protagonisti che stanno guidando la corsa globale. L’intervento di Gian Segato di Anthropic ha raccontato un altro pezzo fondamentale di questa partita: quello delle leggi di scala, della “fisica dell’intelligenza”, dell’idea che il progresso dell’AI, per quanto caotico possa sembrare da fuori, segua in realtà traiettorie sempre più misurabili e prevedibili.

E poi c’era la Cina, con Alibaba e l’intervento di Vladimir Tsaganov, Head of AI Products and Solutions di Alibaba Cloud, che ha portato sul Tech Stage il punto di vista di uno degli ecosistemi tecnologici più rilevanti al mondo. Tra modelli, infrastrutture cloud, aggiornamenti su Qwen e applicazioni AI sviluppate su scala globale, la presenza cinese ha ricordato a tutti che la competizione sull’Intelligenza Artificiale non è più una questione da addetti ai lavori: è una nuova mappa del potere tecnologico globale.

E poi c’è stato il trend dei trend: gli agenti. A un certo punto sembrava quasi impossibile non imbattersi in loro. Un intervento su quattro, raccontano gli autori, riportava lì: AI non più solo capaci di rispondere, ma capaci di agire. Sistemi che non si limitano a generare testo, ma possono usare strumenti, prendere micro-decisioni e completare attività.

Un altro grande tema emerso con forza è stato il vibe coding. L’intervento di Michele Catasta di Replit e quello di Aino Bergius di Lovable hanno raccontato proprio questa trasformazione. Il software non è più soltanto il territorio degli sviluppatori, ma diventa uno spazio più accessibile, dove chiunque o quasi può prototipare idee con una velocità che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza. E forse è proprio questo il filo rosso di AI WEEK 2026: l’AI non è più solo una tecnologia da osservare, ma un ambiente dentro cui iniziamo a muoverci.


Papa Leone e l'AI

Il Santo Padre Leone XIV ha pubblicato l’enciclica Magnifica Humanitas, un testo dedicato alla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Qui la news.

Enciclica “Magnifica Humanitas”

Sarà che si sarà sentito un po’ non invitato alla AI WEEK, o forse sarà semplicemente che certi temi ormai non possono più restare fuori da nessun grande dibattito pubblico, ma anche Papa Leone XIV ha deciso di dire la sua sull’Intelligenza Artificiale. E lo ha fatto in grande: non con un post, non con una dichiarazione veloce, ma con un’enciclica, la prima del suo papato.

Il documento si chiama Magnifica Humanitas ed è dedicato alla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Già il titolo sembra voler mettere le cose in chiaro: prima ancora dei modelli, delle piattaforme e delle infrastrutture, c’è l’essere umano. Non solo come utente, o come produttore inconsapevole di dati, ma come persona.

Ed è proprio questa la cornice scelta dal Papa: l’AI non viene trattata come una moda tecnologica, né come l’ennesimo strumento da aggiungere alla lista delle innovazioni contemporanee, ma come una trasformazione profonda e trasversale, capace di entrare in tutti gli ambienti della nostra vita.

Il riferimento storico scelto non è casuale. L’enciclica porta la firma del 15 maggio 2026, a 135 anni dalla Rerum Novarum di Leone XIII. Allora il tema era il lavoro operaio, lo squilibrio tra capitale e lavoratori, la dignità dell’uomo davanti alla macchina e ai nuovi rapporti economici. Oggi la scena è cambiata, ma la domanda di fondo è sorprendentemente simile: che cosa succede alla persona quando una nuova tecnologia riorganizza il potere, il lavoro, la ricchezza e la società?

Il Papa non scrive un testo “contro” l’AI. Non c’è il rifiuto nostalgico della tecnologia; al contrario, il documento riconosce che l’Intelligenza Artificiale può portare benefici enormi nella medicina, nella ricerca scientifica, nell’educazione, nella gestione dei servizi, nella comunicazione e nell’accesso alla conoscenza. Il punto, però, è che una tecnologia così potente non può essere raccontata solo attraverso le sue opportunità.

Va osservata anche per il modo in cui cambia gli equilibri, distribuisce responsabilità e ridefinisce il rapporto tra esseri umani, macchine e società. Uno dei passaggi più forti dell’enciclica riguarda proprio la concentrazione del potere digitale. Oggi i dati, le infrastrutture, la capacità di calcolo, i modelli più avanzati e le piattaforme attraverso cui milioni di persone lavorano e comunicano sono nelle mani di pochi grandi attori globali. Questo significa che la nuova rivoluzione tecnologica non nasce in uno spazio neutro, ma dentro rapporti economici, geopolitici e industriali molto precisi. Il tema, quindi, non è più soltanto tecnologico: diventa democratico.

In questo contesto il Papa usa un’immagine molto potente: bisogna “disarmare” l’AI. Non per fermarla o renderla inutile, ma per sottrarla alla logica della corsa agli armamenti, ricordando che la tecnologia dovrebbe servire l’uomo, non sostituirsi alla sua responsabilità. Per questo l’enciclica non parla solo ai governi o alle aziende tecnologiche, ma anche alla scuola, ai media, alle famiglie e alle comunità: servono regole, controlli, trasparenza e responsabilità, ma serve anche cultura, alfabetizzazione e capacità critica.


Controcampo necessario

Letta subito dopo AI WEEK, questa enciclica suona come un controcampo necessario. Da una parte abbiamo visto l’AI che costruisce, accelera, semplifica, cura, automatizza, fa nascere imprese, apre opportunità e trasforma settori interi. Dall’altra arriva una voce che ci invita a non confondere la potenza con il progresso. Perché non tutto ciò che è tecnicamente possibile è automaticamente desiderabile. Non tutto ciò che è efficiente è automaticamente umano.

Come sempre, gli autori invitano a rispondere a questa email con un feedback, un suggerimento o anche solo un “ciao” al volo.


Ci incontriamo?

Se sarete a Londra, dall’8 all’11 giugno li troverete alla London Tech Week e al The AI Summit.

Se invece sarete a Parigi, dal 17 al 20 giugno saranno presenti al VivaTech e l’8 e 9 luglio al RAISE Summit.


Podcast

Allora ci vediamo, anzi, ci ascoltiamo su tutte le piattaforme audio con il podcast Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice. Ascoltaci qui su Spotify.

Two Humans in The Loop






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 Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore

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