Dopo oltre un decennio di negoziati, il 22 maggio 2026, a Città del Messico, il Messico e l’Unione europea hanno firmato una versione aggiornata dell’accordo commerciale che lega le due parti dal 2000. La cerimonia è stata presieduta dalla presidente del Messico Claudia Sheinbaum e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, alla presenza anche del presidente del consiglio europeo António Costa.
Una risposta al protezionismo di Trump
L’accordo arriva in un momento di profondi cambiamenti nel commercio globale, influenzato soprattutto dall’agenda protezionistica di Donald Trump. Il Messico, che destina l’80% delle sue esportazioni negli Stati Uniti, è inoltre impegnato in una complessa rinegoziazione dell’USMCA, l’accordo commerciale con Stati Uniti e Canada. In questo contesto, entrambe le parti considerano l’accordo appena firmato una dichiarazione geopolitica a favore del multilateralismo e un modo per diversificare il rischio.
Contenuto dell’accordo
Il nuovo testo amplia significativamente il quadro esistente: elimina praticamente tutti i dazi bilaterali, aggiunge capitoli relativi al commercio digitale, alla proprietà intellettuale e alla tutela ambientale e introduce nuovi meccanismi per la risoluzione delle controversie commerciali. È previsto anche il riconoscimento reciproco delle indicazioni geografiche.
Il ministro degli esteri messicano Roberto Velasco ha sottolineato: “L’accordo garantisce ai prodotti alimentari messicani un accesso preferenziale al mercato europeo”. Il Messico non è un grande esportatore agroalimentare verso l’Ue e questo, secondo l’eurodeputato Javi López, dovrebbe rendere più semplice la ratifica da parte del Parlamento europeo rispetto al controverso accordo Ue-Mercosur, dove il peso del settore agricolo ha generato molte più resistenze. Detto ciò, i flussi commerciali con il Messico sono circa cinque volte inferiori a quelli con il Mercosur, il cui accordo commerciale è in vigore provvisoriamente dal 1° maggio.
Prospettive e sfide
L’accordo richiede la ratifica da parte del Senato messicano e dei parlamenti nazionali di tutti i 27 Stati membri dell’Ue, sebbene le disposizioni commerciali potrebbero entrare in vigore in via provvisoria prima del completamento del processo. Gli analisti avvertono che le preoccupazioni legate alla sicurezza in Messico e lo scetticismo dell’opinione pubblica europea potrebbero complicarne la ratifica. Ciononostante, vi è un ampio consenso sul fatto che questo accordo rappresenti un passo storico verso un mondo caratterizzato da alleanze tra potenze intermedie, come contrappeso al predominio di Stati Uniti e Cina.
Scambi di prodotti ortofrutticoli tra Ue e Messico: chi fornisce cosa a chi?
Sulla base dei valori complessivi dei capitoli 07 (ortaggi) e 08 (frutta e frutta a guscio) della classificazione doganale, la bilancia commerciale tra l’Unione europea e il Messico è fortemente sbilanciata: il Messico esporta verso l’Ue oltre cinque volte di più (274 milioni di euro nel 2025) rispetto ai flussi in entrata (51 milioni di euro). Tuttavia, il quadro commerciale dell’ultimo decennio presenta alcune sfumature: le esportazioni messicane verso l’Ue sono diminuite del 19% nel periodo 2016-2025, mentre quelle dell’Ue verso il Messico sono sestuplicate. Il divario si sta quindi riducendo, ma rimane comunque significativo.
Il prodotto di punta sul fronte delle importazioni sono le noci pecan. Partendo da livelli pressoché nulli nel 2016, questa categoria è cresciuta fino a diventare la principale voce delle esportazioni ortofrutticole del Messico verso l’Ue: 75,9 milioni di euro nel 2025. Il Messico rappresenta oltre la metà della produzione mondiale di noci pecan, concentrata negli Stati settentrionali di Chihuahua e Sonora. La Germania (37 milioni di euro) e i Paesi Bassi (21 milioni di euro) sono i principali acquirenti nell’Ue. Al secondo posto si collocano i ceci (49,7 milioni di euro), con un flusso costante destinato principalmente a Spagna e Italia.
Seguono gli asparagi freschi (43 milioni di euro), i lamponi e le more (30,5 milioni di euro). I mango, con 26,4 milioni di euro, rappresentano una voce in crescita, mentre gli avocado hanno subito un crollo verticale: da un picco di 209 milioni di euro nel 2019 a 17,3 milioni di euro nel 2025. Il Messico ha sostanzialmente perso tale mercato a favore di Perù, Colombia, Marocco, Cile, Israele, Kenya e Sudafrica. Una dinamica simile riguarda gli agrumi, in particolare i lime, le cui esportazioni sono crollate da 77,5 milioni di euro a 4,2 milioni di euro (-95%).
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La Germania è di gran lunga il principale Paese importatore dell’Ue con 88,5 milioni di euro, seguita da Spagna (77,1 milioni di euro) e Paesi Bassi (45,5 milioni di euro).
Le esportazioni dell’Ue verso il Messico sono significativamente inferiori sebben nell’ultimo decennio siano aumentate di sei volte. La storia è dominata da un unico prodotto proveniente da un solo Paese: il kiwi italiano. Da livelli pressoché nulli nel 2016, queste esportazioni sono salite a 26,7 milioni di euro nel 2025, arrivando a rappresentare oltre la metà di tutte le esportazioni dell’Ue verso il Messico. Questo rende l’Italia di gran lunga il principale Paese esportatore dell’Ue (29,2 milioni di euro in totale). Spagna e Belgio esportano ciascuno diversi milioni di euro di verdure surgelate, principalmente mix di verdure, mentre le susine rappresentano un altro prodotto in forte crescita con 5,1 milioni di euro.
La concentrazione dei flussi commerciali è elevata in entrambi le direzioni. Sul fronte delle importazioni, i tre prodotti principali (noci pecan, ceci e asparagi), rappresentano insieme oltre il 60% del totale. Sul fronte delle esportazioni, un singolo prodotto di un unico Paese rappresenta più della metà di tutte le esportazioni dell’Ue.
Il nuovo accordo commerciale Ue-Messico, firmato a maggio 2026, garantisce ai prodotti agroalimentari messicani un accesso preferenziale al mercato europeo. Per il settore ortofrutticolo, questo significa che i flussi di esportazione consolidati, come asparagi, lamponi, frutta tropicale e ceci, hanno margini di ulteriore crescita. Resta da vedere se il Messico riuscirà a riconquistare terreno anche nei mercati degli avocado e degli agrumi, ormai saldamente in mano ad altri fornitori.
Fonti: El País, Eurostat
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