Coldiretti, Meloni: per questo Governo agricoltura è settore di primaria importanza e strategico per il paese


Coldiretti, Meloni: per questo Governo agricoltura è settore di primaria importanza e strategico per il paese

“L’agricoltura è stata, per questo Governo, un settore di primaria importanza. In questi tre anni e mezzo di Governo abbiamo fatto del nostro meglio per dimostrare che, quando abbiamo deciso di trattarlo come un settore strategico, non si trattava di una questione di calcolo, ma di convinzione”.

Così la Presidentr del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione dell’evento “Coldiretti la forza amica del paese. Salute, sicurezza, prossimità: l’Italia del cibo”, in corso a Brescia.

“Credo che voi possiate testimoniarlo meglio di chiunque altro, perché, come ricordava il presidente Prandini, il nostro rapporto non nasce quando io sono diventata Presidente del Consiglio o quando questo Governo ha iniziato a lavorare. Certamente, però, si è consolidato in questi tre anni e mezzo di battaglie e di risultati che abbiamo raggiunto lavorando insieme, giorno dopo giorno, spalla a spalla. Lo sapete meglio di chiunque altro. E voglio ricordare che il primo ottobre del 2022, circa una settimana dopo le elezioni politiche vinte dal centrodestra, io scelsi come mia prima uscita pubblica proprio un villaggio Coldiretti. Lo feci perché avevo bisogno di stare in mezzo alla gente, di ascoltare le imprese, i lavoratori, le persone, in giorni molto importanti per la formazione del Governo e per le prime scelte programmatiche. In quel villaggio, a Milano, trovai entusiasmo, incoraggiamento e anche proposte che meritavano di essere ascoltate. Fu proprio in quell’occasione che, dal palco di quella manifestazione, mi lanciò l’idea di inserire nel nome del Ministero dell’Agricoltura il tema della sovranità alimentare. Io ascoltai quella proposta, che consideravo intelligente e condivisibile, e decisi di darle seguito. È la ragione per cui oggi abbiamo un Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Anche quella scelta non era nominalistica, ma politica. Ed è stata una scelta estremamente intelligente, perché dopo tre anni e mezzo la sovranità alimentare è diventata un pilastro del nostro lavoro”.

“Non poteva essere diversamente, perché viviamo una stagione storica nella quale i mutamenti che stiamo attraversando e le crisi geopolitiche che continuiamo a vivere riportano al centro del dibattito il tema del cibo, delle catene di approvvigionamento, della sicurezza alimentare. La sicurezza alimentare, l’agricoltura e la produzione di qualità rappresentano una di quelle forme di sovranità alle quali non puoi rinunciare se vuoi restare libero. Siamo stati pionieri, anche grazie ai suggerimenti che ci avete dato. E allora io vi devo dire grazie. È una delle ragioni per cui sono qui stasera, appena rientrata dalla Sicilia dove ero questa mattina. Sono qui per dirvi grazie: grazie agli agricoltori, alle donne e agli uomini che custodiscono la terra, che hanno nutrito l’Italia e reso la qualità italiana un modello ammirato nel mondo. Grazie per la vostra tenacia, per la vostra ambizione, per la vostra dedizione. Grazie anche per la vostra solidità, che ha consentito a questa nazione di resistere nei momenti più difficili. Lo ricordava il presidente Prandini: durante la pandemia, mentre tutto si fermava, gli agricoltori rimanevano al loro posto, lavorando senza sosta, ancora di più e ancora meglio, nonostante mille difficoltà, come hanno sempre fatto nei momenti di crisi. Vi devo dire grazie a nome del Governo italiano, a nome dell’Italia intera e anche come associazione”.

“Vi ringrazio per la determinazione, per la continuità, per lo studio e direi persino per la vostra capacità di insistere. Tutti quanti si preoccupano che io possa dimenticarmi del tema dell’agricoltura, ma guardate: tra Lollobrigida e Prandini è impossibile dimenticarsene, anche volendo. Vi ringrazio anche per la capacità di offrire soluzioni concrete alla politica. Lo dico da esponente politico che non ha la presunzione di avere risposte per tutto e che sa bene che i problemi non si risolvono se non si è disponibili ad ascoltare. Questo vale particolarmente per l’agricoltura. Io sono convinta che ci siano solo due modi per capire davvero i problemi di un agricoltore: essere un agricoltore oppure parlare con un agricoltore. È una materia complessa, anche se da fuori può sembrare semplice. Diceva Eisenhower: “L’agricoltura appare facile quando il tuo aratro è una matita e sei a mille miglia dal campo di grano”. Io la penso più o meno allo stesso modo. So che servono umiltà, capacità di ascolto e collaborazione. Gran parte del lavoro fatto in questi anni lo abbiamo costruito insieme”.

“Su ogni tema citato da Ettore nel suo intervento, il Governo ha operato lavorando fianco a fianco con voi. Insieme abbiamo fatto dell’Italia la prima nazione a vietare produzione, importazione e commercializzazione del cibo sintetico, tracciando una strada in Europa e nel mondo. Insieme abbiamo rimesso l’agricoltura al centro. Lo abbiamo fatto stanziando risorse senza precedenti nella storia repubblicana: oltre 15 miliardi di euro in tre anni soltanto dal Ministero dell’Agricoltura. Ma lo abbiamo fatto anche con una visione strategica che considera finalmente l’agricoltore per quello che è: il primo custode dell’ambiente. Negli ultimi anni mi sono appassionata all’etimologia delle parole, perché le parole custodiscono la memoria della civiltà che le ha create. La parola “agricoltura” deriva dal latino agricultura, che a sua volta nasce da ager, campo, e cultura, che deriva dal verbo colere. Colere significa sì coltivare, ma anche avere cura, custodire, perfino venerare. Dalla stessa radice deriva anche la parola “culto”. Per i latini coltivare un campo significava dedicargli attenzione quotidiana, rispetto, continuità: quasi una forma di devozione civile verso ciò che rende possibile la vita della comunità. Da duemila anni, dentro la parola agricoltura, esiste quindi un’idea molto chiara: il rapporto tra uomo e terra non è un rapporto di sfruttamento, ma di cura. L’agricoltore non consuma la terra: la custodisce, la conosce, vive del suo equilibrio e proprio per questo ha interesse a proteggerla. E questo andrebbe spiegato ai Timmermans di ogni latitudine e agli ambientalisti da salotto”.

“Non c’è nulla di più lontano dalla devastazione ambientale dell’agricoltura fatta bene. Un bravo agricoltore considera la terra qualcosa di sacro, da consegnare integra a chi verrà dopo di lui. Seguendo questo principio abbiamo costruito in Italia un modello da seguire, investendo per rendere il nostro sistema produttivo più efficiente, più sicuro e più sostenibile, sia economicamente sia ambientalmente. Abbiamo investito sulla competitività delle filiere, aumentando di oltre 5 miliardi gli interventi del PNRR e concentrando le risorse su ciò che il settore riteneva più utile: contratti di filiera, efficientamento idrico, produzione di energia rinnovabile senza consumo di suolo. Lo abbiamo fatto utilizzando stalle, serre e luoghi di trasformazione, senza regalare un solo metro quadrato del nostro territorio alla speculazione. Anche qui abbiamo segnato una differenza netta rispetto a chi parla continuamente di energie rinnovabili senza preoccuparsi del paesaggio o del consumo di suolo. Nelle scorse settimane siamo intervenuti, unica nazione in Europa, sul costo del gasolio…


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Alessio Ramaccioni

Source link

Di