di FRANCESCA MACCAGLIA-
ORTE (VITERBO) – Al Palazzo Vescovile un momento di memoria condivisa, aperto a tutta la comunità, per rendere omaggio a don Delfo Gioacchini, sacerdote che ha lasciato un segno profondo nella storia della Città, e presentare la ristampa anastatica della sua opera “Curiosità Ortane”. Pubblicato il 22 maggio 1961, in occasione della storica ricorrenza religiosa e folkloristica, la Festa dei Santi Martiri di Orte, il volume è impreziosito dai disegni artistici della professoressa Onelia Balestrucci.
Ha moderato l’incontro il giornalista dott. Stefano Stefanini. Dopo i saluti istituzionali della vicesindaca del Comune di Orte avv. Antonella Claudiani, sono intervenuti Massimo Cardarelli, nipote del Gioacchini; il dott. Vincenzo Cherubini, psicologo, appassionato di dialetto ortano e autore della prefazione della ristampa del volume; Elisabetta Giannelli, rettrice dell’Ente Ottava 
La sala gremita. Un bel segno di stima verso un sacerdote e il suo impegnativo programma di vita che è stato, è e sarà sempre ricordato lasciando un segno indelebile nella comunità ortana. L’incontro è stato ripreso dall’emittente Tele Radio Orte.
Don Delfo Gioacchini ha messo in pratica il Vangelo, ha servito con dedizione la comunità, cercando di essere, per chi ha incontrato, un segno concreto della presenza di Dio.
Gli studi teologici presso il Seminario di Santa Maria della Quercia di Viterbo, la sua amicizia con 
Insieme a don Mario Gostoli egli si prodigò per l’istituzione dell’Istituto di Geometri nel 1992, completando l’offerta didattica superiore con gli istituti di Ragioneria e del Liceo Scientifico di Orte. Al Liceo Scientifico, in particolare, fu docente nelle materie letterarie e storiche. Fu assistente spirituale dell’Ospedale di Orte, delle Confraternite Riunite di Orte, di AIMC UCIIM e cappellano militare presso il deposito dell’Aeronautica Militare di Orte.
Fondatore, insieme al prof. Amleto Di Marcantonio, dell’Accademia dei Signori Disuniti della Città di Orte, fu anche curatore delle pubblicazioni dell’Ente Ottava Medievale e dei Quaderni dell’Accademia dei Disuniti.
Per decenni fu direttore del Museo d’Arte Sacra di Orte, nel quale istruiva i giovani ciceroni ad illustrare le opere del museo ai visitatori.
Sempre a Gioacchini si deve l’istituzione del “Premio della Bontà”, per ricordare una figura storica e spirituale molto cara alla comunità ortana, mons. Giorgio Maria Fanti.
Notevole l’attività di studio del Gioacchini presso l’Archivio e la Biblioteca del Palazzo Vescovile. Egli fu, infatti, autore di testi di carattere storico-letterario e curò la pubblicazione di libri di storia, arte e cultura del territorio, in particolare i testi relativi alle Confraternite Riunite di Orte e agli storici ortani Lando Leoncini e Giusto Fontanini.
Fu ideatore e promotore della struttura assistenziale per la terza età, La Casa di Riposo Santa Maria De Mattias alla Rocca, del restauro del complesso della Cattedrale di Orte, del Palazzo Vescovile e, insieme alle stesse Confraternite, del restauro delle Chiese di Sant’Agostino e Santa Croce, di San Biagio, San Pietro, Santa Maria di Loreto presso l’Ospedale e Santa Maria di Loreto di Castel Bagnolo di Orte. Infine, insieme al parroco don Francesco De Angelis, collaborò alla realizzazione della Chiesa di Santa Maria della Strada, la quale, il 17 settembre 1989, ricevette la visita e la benedizione di san Giovanni Paolo II.
Don Delfo amava il suo ministero sacerdotale e amava le sue chiese. Sin da subito instaurò un rapporto sincero, schietto e amichevole con i parrocchiani; la generosità e la passione lo hanno sempre accompagnato. Immerso nella vita della gente, nell’esercizio della sua missione, ha offerto l’esempio di una vita ispirata ai valori umani della solidarietà, dell’amore e dell’aiuto agli altri, 
La ristampa è una riproduzione fedele del testo, preserva l’autenticità e il sapore dell’opera originaria. Massimo Cardarelli ne ha specificato le motivazioni. La prima motivazione prende spunto dalle parole di papa Francesco, pronunciate nel 2020 in occasione della 54esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il quale nel primo paragrafo, “Tessere le storie” affermava: “L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo. L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità, ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita. L’uomo è un essere narrante perché è un essere in divenire, che si scopre e si arricchisce nelle trame…
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