Obbligo BIM negli appalti pubblici: la guida completa


L’adozione del BIM è obbligatoria per una vasta gamma di progetti pubblici: è quanto previsto dal nuovo codice appalti (D.lgs. 36/2023) anche dopo le modifiche apportate dal Correttivo Appalti 2025 (D.Lgs. 209/2024).

Le pubbliche amministrazioni sono chiamate a fare un salto in avanti e devono farlo in tempi brevi e nella maniera più appropriata possibile. In questo articolo, trovi le informazioni essenziali sul BIM e il suo crescente utilizzo negli appalti pubblici.

Nell’articolo proviamo a fare un pò di chiarezza rimandando per ulteriori chiarimenti alla lettura della guida sugli appalti BIM e alla scoperta di piattaforme cloud per la digitalizzazione degli enti pubblici.

Dal BIM al GID: guide e corsi di formazione online

Dal BIM alla gestione informativa digitale negli appalti pubblici: corso online sulle nuove Linee Guida 2026

BibLus propone nel suo store un percorso formativo d’eccellenza progettato per guidare le Stazioni Appaltanti (S.A.) e i professionisti verso la piena conformità normativa e l’operatività tecnica: il Corso online sulle linee guida MIT 2026 per la gestione informativa digitale: obblighi normativi e strumenti per le stazioni appaltanti  della durata di 129 minuti, disponibile in modalità on-demand, accessibile 24 ore su 24 da qualsiasi dispositivo.

Obbligo appalti BIM: la guida di BibLus in PDF

Quali sono gli adempimenti preliminari per poter bandire Appalti BIM? Cos’è un atto organizzativo BIM della pubblica amministrazione?

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Linee Guida MIT per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti (2026)

La Commissione per il monitoraggio BIM ha emanato il 20 febbraio 2026 le nuove Linee Guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti. 

Dal 1° gennaio 2025 è obbligatorio adottare metodi e strumenti digitali (BIM) per opere pubbliche sopra i 2 milioni di euro. L’obbligo segna un cambio di paradigma: non riguarda solo la progettazione, ma anche organizzazione, procedimenti amministrativi e gestione dell’intero ciclo di vita dell’opera.

Le linee guida ministeriali – rivolte in primis alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti – forniscono indicazioni operative per consentire alle amministrazioni di organizzare gli aspetti tecnici, professionali e gestionali necessari per essere in linea con il nuovo quadro normativo e di comprenderne i benefici e le opportunità di efficienza che ne derivano.

Nelle linee guida trovano spazio chiarimenti importanti su:

  • Ambito di applicazione e finalità della gestione informativa digitale
  • Azioni necessarie per l’applicazione della gestione informativa digitale
  • Ruoli e responsabilità
  • Ambiente di Condivisione Dati
  • Interoperabilità e formati aperti

Ecco un’ampia sintesi del documento e il PDF per ogni ulteriore approfondimento.

BIM: il secondo pilastro della digitalizzazione dei contratti pubblici

La transizione al BIM rappresenta uno dei capisaldi del processo di digitalizzazione dei contratti pubblici.

La trasformazione digitale del settore si fonda su 2 elementi principali:

  • l’ecosistema nazionale di approvvigionamento digitale (e-procurement): una struttura completamente digitale che accompagna l’intero ciclo di vita del contratto, favorendo maggiore efficienza e semplificazione nelle procedure di gara e nella gestione degli appalti;
  • la Gestione Informativa Digitale (GID): un modello innovativo per la progettazione, realizzazione e manutenzione delle opere pubbliche, che prevede l’uso esteso della metodologia BIM (Building Information Modelling).

L’Ecosistema nazionale per l’e-procurement è attivo dal 1° gennaio 2024, mentre l’obbligo di utilizzare strumenti di gestione informativa digitale nel settore delle costruzioni entra pienamente in vigore dal 1° gennaio 2025.

Digitalizzare i contratti pubblici significa superare definitivamente l’idea della procedura di gara come mera predisposizione di documenti cartacei e sequenza di adempimenti burocratici, per condurre le amministrazioni e le imprese in una dimensione totalmente immateriale, nella quale diviene possibile gestire tutte le fasi del procedimento di acquisto in modalità telematica e in regime di interoperabilità fra piattaforme certificate.

Allo stesso modo, il passaggio al BIM è fondamentale, non solo per rendere la progettazione più completa e coerente e per evitare dispendiose varianti in corso d’opera, ma anche per garantire una gestione più efficiente delle opere lungo il loro intero ciclo di vita.

Grazie alla sua capacità di integrare dati e informazioni provenienti da diverse discipline, il BIM favorisce la collaborazione tra i vari attori coinvolti nel processo edilizio, riducendo i rischi di errori e conflitti progettuali.

Inoltre, il BIM permette di simulare e ottimizzare le fasi di progettazione, costruzione e manutenzione, consentendo di identificare e risolvere potenziali problematiche in anticipo. Scopriamo insieme le principali novità.

Dal BIM alla GID

L’introduzione del Building Information Modeling (BIM) nelle opere pubbliche ha preso avvio con il precedente Codice degli Appalti (D.Lgs. 50/2016) ed è stata poi disciplinata più dettagliatamente attraverso il cosiddetto “Decreto BIM” (D.M. 560/2017), successivamente aggiornato con il D.M. 312/2021. Questo percorso normativo ha trovato ulteriore consolidamento nel nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) e nel suo correttivo. Il quadro normativo è stato inoltre rafforzato dall’allineamento con gli standard tecnici internazionali ISO 19650 e quelli italiani della serie UNI 11337, che hanno fornito un supporto operativo all’applicazione concreta del BIM.

L’articolo 4 del D.M. 560/2017, come modificato dal D.M. 312/2021, stabilisce che:

  • le stazioni appaltanti devono fare uso di piattaforme digitali capaci di interoperare attraverso formati aperti e non proprietari. Le informazioni sono organizzate in modelli disciplinari e aggregati complessi, strutturati su base oggettuale;
  • l’intero flusso informativo, riferito tanto alla stazione appaltante quanto al procedimento in corso, deve svilupparsi all’interno di un ambiente digitale condiviso. In questo spazio virtuale avviene la gestione integrata delle informazioni, attraverso la correlazione e l’ottimizzazione dei dati digitali con i processi decisionali legati alla singola procedura.

Inoltre, il D.M. 312/2021 ha introdotto una tempistica graduale per l’adozione obbligatoria di strumenti e metodi digitali per la modellazione delle opere pubbliche, sia edilizie che infrastrutturali. Tale calendario, inizialmente confermato dal D.Lgs. 36/2023, è stato successivamente aggiornato dal D.Lgs. 209/2024, definendo nuove scadenze per la piena attuazione di questi obblighi.

Nel passaggio dal precedente Codice al nuovo, si è assistito ad una evoluzione terminologica e concettuale: i “metodi e strumenti elettronici specifici” sono stati sostituiti dal concetto più ampio e coerente con gli standard internazionali di Gestione Informativa Digitale (GID).

La definizione ufficiale di GID, riportata alla lettera “q” dell’articolo 3 dell’Allegato I.1 del Codice, riflette, pur non alla lettera, la concezione condivisa a livello internazionale: si tratta di un insieme di tecnologie, processi e metodologie abilitati dalla definizione dei requisiti informativi e dalla modellazione dei dati, con l’obiettivo di garantire la creazione, la collaborazione e la condivisione…


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 Nicola Furcolo

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