REGGIO EMILIA – “Benvenuti in tempi interessanti” è il titolo di un libro di Slavoj Žižek, che riprende quella che viene spesso citata come un’antica maledizione cinese: possa tu vivere in tempi interessanti. Eppure, in quella formula, convivono minaccia e promessa. Augurio e maledizione, interessante e inquietante, sono come il sorriso e il ghigno: lo scarto è minimo, ma grande è la differenza che esso innesca, quella fra una chiusura e un’apertura di prospettiva.
L’arte, il pensiero, il teatro, scorgono e abitano quel piccolo spostamento d’asse fecondo di conseguenze, visioni, immaginazione: il destino non è scritto, l’impossibile accade.
Il programma è costruito tra musica, danza, arti performative, una fitta rete di partner italiani ed europei, e una schiera di artisti — italiani e internazionali — che attraversano le frontiere dei linguaggi e delle geografie.
Le Reggiane, dentro la città
Aperto esce dai teatri. Quest’anno con più decisione che mai. Il Parco Innovazione delle ex Officine Meccaniche Reggiane — area in cui convivono archeologia industriale e rigenerazione produttiva — diventa palcoscenico in tre tempi. A settembre, in collaborazione con Dinamico Festival e con il sostegno di Fondazione Nuovi Mecenati, arriva a Reggio Emilia la compagnia francese Rasposo. Un grande chapiteau sarà montato accanto al carroponte, dove andrà in scena “Hourvari”, spettacolo capolavoro di circo contemporaneo per undici acrobati.
Poi, Square di Lorenzo Bianchi Hoesch — passeggiata sonora ideata all’Ircam / Centre Pompidou e riadattata per il sito reggiano in coproduzione con Festival Aperto, in collaborazione con Stu Reggiane — fruita via cuffia, trasforma l’area in cinema acustico a cielo aperto, dove la parte visiva è il reale. Ma è al Capannone 15 che si gioca uno degli appuntamenti più rari del calendario europeo. Cinquanta pianoforti e un ensemble da camera circondano il pubblico investito dal suono da ogni direzione: 11.000 Saiten di Georg Friedrich Haas, eseguito dal leggendario Klangforum Wien insieme a cinquanta giovani pianisti selezionati tra i conservatori del territorio e attraverso una call pubblica.
Una produzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri nell’àmbito di Reggio Parma Festival 2026, in collaborazione con STU Reggiane. Debuttata a Bolzano nel 2023, l’opera è stata eseguita finora solo a New York, Berlino, Vienna, Praga, Anversa e Amsterdam e sarà l’unica occasione di vederla in Italia.
Voci dal Mediterraneo e dalle Afriche
Aprire una stagione con Les Amazones d’Afrique non è scelta neutra. È dichiarazione. Il collettivo tutto al femminile nato a Bamako nel 2014 — sul palco Mamani Keïta, Fafa Ruffino, Adeola Soyemi — porta al Teatro Municipale Valli le voci, le lingue (bambara, fon, mooré, bètè) e i groove di un’Africa contemporanea che fa della musica un atto di rivendicazione politica. Non è la prima volta che il Festival sceglie questa porta d’ingresso: prima di loro Oumou Sangaré, prima ancora Nneka, hanno inaugurato edizioni precedenti. Il segnale è preciso: questa è una stagione che apre al mondo, e che alle Afriche — al plurale — riconosce una pluralità di voci che continueranno ad attraversare il programma.
Le sue molte facce tornano con The Gathering Project, prima italiana, una giornata interamente dedicata al Mediterraneo: si comincia con una colazione libanese, si chiude in Piazza Prampolini con Dance People del libanese-francese Omar Rajeh, coproduzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri – LAC Lugano Arte Cultura, finalista del FEDORA – Van Cleef & Arpels Dance Prize 2025. Nel mezzo, Prelude to Violence di Ghida Hachicho sui meccanismi della violenza collettiva, e Soul(s) Power del tunisino Hamdi Dridi, immersione tra danza urbana e contemporanea.
A ottobre il progetto BAMBU ideato da Roberto Castello / ALDES porta a Reggio tre voci della scena coreografica africana — la keniota Diana Odhiambo con Thin Line, la nigeriana Linda Sarki Johnson con MAHAKA, la congolese Stéphanie Mwamba con Kizazi — in un dispositivo costruito per rovesciare lo sguardo: sono le reti africane a proporre, le italiane a scegliere. Dialogo paritario, non predatorio.
Musica, le linee del presente
Due centenari segnano la programmazione. Miles Davis, riletto nella sua fase elettrica (1968-1975) dal Wayne Horvitz Electric Circus Miles in the Sky: Horvitz alla conduction di un grande ensemble interamente di solisti italiani; e Hans Werner Henze, con Voices, ciclo di ventidue canzoni del 1973 su testi di Brecht, Ho Chi Minh, Ungaretti, Enzensberger: un mezzosoprano, un tenore, quindici strumentisti e oltre cinquanta strumenti da ogni parte del mondo riuniti in NEUE – New European Ensemble, diretto da Carlo Boccadoro, in collaborazione con Romaeuropa Festival.
Il cineconcerto Scarecrow porta alla Cavallerizza tre mediometraggi di Buster Keaton con la partitura originale del compositore argentino Martin Matalon, eseguita dall’Ensemble Multilatérale diretto da Léo Warynski. Filippo Perocco firma una nuova composizione liberamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio per Ensemble L’Arsenale con i video di Lillevan, prima assoluta in coproduzione con il Teatro Del Monaco di Treviso. Da Yerevan arriva il Naghash Ensemble del compositore armeno-statunitense John Hodian, che mette in musica i poemi del sacerdote medievale Mkrtich Naghash tra duduk, oud, dhol e tre voci femminili. Dall’Ucraina, Katarina Gryvul con Spomyn lavora la memoria come materia instabile — voce, violino, elettronica. nuvolario di Filippo Andreatta / OHT è teatro-da-camera in miniatura, su Melodie di Louis Andriessen — flauto dolce e pianoforte.
Arto Lindsay debutta con The Ghost of Unity, nuovo progetto che riunisce la sua band con l’Icarus Ensemble e il Coro Interculturale di Reggio Emilia diretto da Gaetano Nenna, in coproduzione con Angelica | Centro di Ricerca Musicale. Tornano in città, dopo quarantasei anni di carriera, gli Einstürzende Neubauten — Blixa Bargeld in testa — con Rampen: apm: alien pop music, in collaborazione con Festival Barezzi.
PianIstmi, e i contrabbassi di Ludus Gravis
Un ciclo a parte è dedicato al pianoforte con i quattro appuntamenti di PianIstmi. Agnese Toniutti porta in concerto le Sonate e Interludi per pianoforte preparato di John Cage e la Suite for Toy Piano, dopo l’integrale incisa per Neuma Records. Erik Bertsch disegna Echi e Risonanze tra Henze, Saariaho, Kurtág e Stroppa. Il cubano Aruan Ortíz in Cub(an)ismo attraversa il jazz cubano, la classica europea, le radici africane e la ricerca free. Andrea Rebaudengo chiude il ciclo con Improvisers / Composers — Horvitz, James W. Newton Jr., Matt Mitchell, Uri Caine.
Lo stesso lavoro di scavo sul suono attraversa Cerchi concentrici di Ludus Gravis: quattro contrabbassi — Daniele Roccato, Giacomo Piermatti, Rocco Castellani, Yvonne Scarpellini — partiture di Cage, Andriessen, Steen-Andersen, una nuova commissione di Oscar Bianchi, e i disegni dal vivo di Stefano Ricci.
Danza, il corpo come spazio comune
Il fronte internazionale della danza si dispiega su una nozione precisa: il corpo come spazio condiviso, strumento di memoria, oggetto politico. Crystal Pite — voce tra le più riconoscibili della coreografia contemporanea, coreografa associata del Nederlands Dans Theater dal 2008 — firma per la prima volta un progetto site specific. Lo fa alla Collezione Maramotti, uno dei luoghi più significativi per l’arte contemporanea, un tempo sede della fabbrica di Max Mara, in una commissione di Festival Aperto / Fondazione I Teatri in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara. In scena, insieme, la sua Kidd Pivot e il Nederlands Dans Theater: prima assoluta e nuovo capitolo di una collaborazione con Collezione Maramotti che dal 2009 ha portato le coreografie di Trisha Brown, Wayne McGregor, Shen Wei, Hofesh Shechter, Peeping Tom, Anne Teresa De Keersmaeker.
Equilibrio Dinamico — fondata da Roberta Ferrara, oggi ai propri quindici anni di attività — porta in scena People used to die, riallestimento di un lavoro originario del 2014 di (LA)HORDE. Il collettivo francese alla direzione del CCN Ballet national de Marseille è inserito da ArtReview tra i cento artisti più influenti al mondo nel 2025.
MM Contemporary Dance Company diretta da Michele Merola costruisce una serata su Sidi Larbi Cherkaoui ed Enrico Morelli: Faun, La morte del cigno (prima assoluta in esclusiva per la MMCDC, nuova creazione di Cherkaoui) e Atto bianco di Morelli, in coproduzione con Festival Aperto e in collaborazione con Eastman, la compagnia anversese di Cherkaoui. CCN Aterballetto torna sul palcoscenico del Teatro Municipale Valli con due prime assolute. Dopo il successo internazionale di Notte Morricone, Marcos Morau firma con Ceneri una nuova creazione per l’intera compagnia, omaggio a Pier Paolo Pasolini ispirato alla raccolta Le ceneri di Gramsci e attraversato da una domanda: che cosa significa, oggi, appartenere a qualcosa. Con Doppiogioco, Philippe Kratz insieme a Fabio Cherstich trasforma un campo da basket in spazio performativo: scena nera, segni bianchi, un pallone e due canestri come unici elementi, otto danzatori e un dualismo sonoro che intreccia classica, contemporanea e hip hop. La compagnia torna poi con MicroDanze @RE, format che dissemina brevi creazioni itineranti in luoghi non convenzionali fuori e dentro dal Teatro Ariosto.
Da New York, Kyle Abraham con la sua compagnia A.I.M presenta Cassette Vol. 1 e il solo Show Pony su musica di Jlin, accolto da una festa anni Ottanta affidata a Vino e Vinili per Festival Aperto. Da Rennes, il Collectif FAIR-E del CCN diretto da Saïdo Lehlouh porta Témoin, venti danzatori che intrecciano break, krump, electro, popping, whacking. Daniele Ninarello con il sassofonista Dan Kinzelman costruisce Rise, prima assoluta in coproduzione con il network RING (Festival Aperto, Bolzano Danza, FOG Triennale Milano, Torinodanza), esercizio pratico di coesistenza scenica.
Raffaella Giordano rimette in scena Tu non mi perderai mai, suo assolo del 2005 ispirato al Cantico dei Cantici, vent’anni dopo affidato a Stefania Tansini, Premio Ubu 2022, in collaborazione con Il rumore del lutto festival. La stessa Tansini firma poi un proprio nuovo lavoro, Madeleine, sul cortocircuito sensoriale proustiano. La belga Lisa Vereertbrugghen con While we are here attraversa il confine tra performance e rave, in collaborazione con Acid Tank Sound Medium nella rinnovata palestra della Scuola Amedeo d’Aosta, con deejay set a seguire.
Le reti
Il filo che lega gran parte del programma è la rete di Reggio Parma Festival, che con Festival Aperto condivide alcune delle commissioni più ambiziose — su tutte 11.000 Saiten — e continua a dare spazio alle nuove generazioni artistiche. Si rinnova la collaborazione con il Teatro Sociale di Gualtieri nel Direction Under 30, dedicato alla scena teatrale under 30 di interpreti e spettatori. Tra le nuove collaborazioni, quella con il Centro Teatrale Mamimò che porta in scena Cantico della Scomparsa, spettacolo di teatro musicale di Giorgio Pesenti ed Elena C. Patacchini, sostenuto da MiC e SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”: un canto sul lutto della coscienza ecologica scritto tra repertorio barocco, requiem, elettronica e voce d’attore.
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Paolo Pergolizzi
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