il vicepresidente di Next Yacht Group racconta l’azienda che ha reinventato il lusso in mare



C’è qualcosa di profondamente non convenzionale in Giorgio Mattei, Vicepresidente di Next Yacht Group. Non è solo la traiettoria professionale, da dottorato in ingegneria chimica dei materiali e modelli d’organo tridimensionali in vitro a numero due di un cantiere navale d’eccellenza, ma è il modo in cui racconta la nautica: come se ogni barca fosse, prima di tutto, un atto di cura verso l’essere umano. Una mattina a Milano, seduto a colazione in uno di quei mercoledì fitti di appuntamenti che sembrano non finire mai, Mattei svela al vodcast Money Vibez l’identità profonda di un’azienda che, nel silenzio laborioso dei capannoni toscani, sta riscrivendo le regole del lusso in mare.

Da Viareggio al mondo: chi è Next Yacht Group

Next Yacht Group nasce a Viareggio, nel cuore del distretto cantieristico toscano, ed è il braccio nautico di GB Invest Holding AG, la holding della famiglia Nesti guidata dal dottor Stefano Nesti. Un imprenditore, lo descrive Mattei, “con una visione e una determinazione incredibile”, capace di “travolgerti e ingaggiarti in qualcosa in cui non avevi mai pensato di andare”. La nautica, nella strategia del gruppo, non è un’avventura isolata: è “l’estensione naturale offshore” di un progetto imprenditoriale che abbraccia ristoranti stellati, beach club esclusivi e operazioni nel real estate, con il lusso (non l’imitazione del lusso degli altri, ma una ridefinizione originale del concetto) come filo conduttore assoluto.

Il cantiere produce imbarcazioni dai 24 ai 50 metri sotto due marchi distinti: Maiora e AB Yachts. Maiora incarna la filosofia del comfort e della vivibilità a bordo, degli spazi generosi e dell’eleganza senza tempo. AB Yachts è, nelle parole di Mattei, “la nostra Formula Uno”: velocità, manovrabilità estrema, adrenalina pura, con una propulsione progetto che condivide il DNA con i jet ski ma dentro uno yacht vero e proprio. In mezzo, c’è anche la linea Major Exuma, definita dal Vicepresidente come il loro “sport conventional vessel”: uno scafo planante con i volumi di Maiora e le performance di AB Yachts, “un prodotto che nel mercato non c’era, diventato iconico e unico”.

La produzione attuale si attesta su un piano di 15-18 unità all’anno, tra imbarcazioni in fase di laminazione e unità in allestimento. I tempi di realizzazione, e qui si apprezza subito la distanza siderale rispetto ai ritmi di qualsiasi altra industria, vanno dai 12-13 mesi per le unità più piccole ai 30 mesi per i modelli di punta. “Tutti cross esercizio”, come sottolinea Mattei: ogni barca attraversa almeno due anni fiscali prima di essere consegnata al proprio armatore.

La sartorialità come filosofia industriale

Next Yacht Group si definisce una Italian Yacht Boutique. Non un cantiere navale nel senso tradizionale, non una fabbrica di sogni a catalogo. “Siamo i nemici del configuratore”, afferma Mattei con decisione. “La pre-selezione, la pre-configurazione non esiste.” Ogni imbarcazione nasce da un processo profondamente sartoriale, che comincia con un brief dettagliato per definire tipologia di imbarcazione, profilo di utilizzo, destinazione d’uso che si sviluppa poi attraverso cicli iterativi che coinvolgono il centro stile, l’ufficio tecnico, gli enti di registro e di classe, fino ad arrivare alla “battezzazione” del progetto e all’avvio della costruzione.

Ma il vero momento magico è quando entra in scena l’armatore. “Non si va a comprare un prodotto di serie o di semi-serie”, spiega il vicepresidente. “Ci mettiamo a sedere con l’armatore e si crea il suo prodotto sartoriale.” È un processo che Mattei descrive come “un gioco” per il cliente: adrenalinico, divertente, emotivamente coinvolgente. Si parte da un family feeling consolidato (c’è sempre un codice stilistico riconoscibile nei modelli Maiora e AB Yachts) e poi si personalizza tutto, fino all’ultimo dettaglio.

E i dettagli, in questo mondo, possono essere davvero estremi. Bagni turchi su imbarcazioni di 30 metri, cinema all’aperto sul fly-deck, piscine di dimensioni importanti su barche che sembrano non poterle ospitare. “Solo mettersi lì al tavolino col cliente fa sì che quello che è impossibile diventi possibile”, dice Mattei. E quando i suoi ingegneri dicono no? “Se li fai innamorare di quello che stanno facendo, alla fine la fanno. E la fanno in tempi e modi che sono unicamente stupendi e straordinari.” Il motto non dichiarato sembra essere: “L’impossibile è un concetto che nasce per essere superato.”

Il rito del varo: quando si rompe lo champagne

In un’epoca di processi digitalizzati e consegne disincantate, Next Yacht Group custodisce con orgoglio uno dei riti più antichi e carichi di significato della marineria: il varo con la bottiglia di champagne. Non è folklore, è cerimonia. “Assolutamente sì, assolutamente sì”, conferma Mattei quando gli viene chiesto se si faccia davvero ancora. La bottiglia, rigorosamente champagne, deve infrangersi al primo colpo, o a un numero dispari di colpi sulla prua o sull’idrojet, mai pari. E il collo della bottiglia, al termine della cerimonia, viene conservato in una bellissima teca di vetro e donato all’armatore come ricordo. “È uno dei momenti iconici”, lo definisce Mattei. Un istante in cui il prodotto smette di essere un cantiere e diventa storia.

L’intelligenza artificiale che impara a conoscere la barca

Se il varo è il rito più antico, il Next AI-Integrated System è invece la novità più dirompente che il cantiere toscano ha portato al settore. Un progetto di intelligenza artificiale integrata a bordo che, secondo Mattei, “ha avuto risonanza globale” e che rappresenta un salto qualitativo rispetto alla semplice adozione di tecnologia consumer.

La distinzione che fa il Vicepresidente è fondamentale: “Non abbiamo fatto, come in molti settori accade, un porting dell’intelligenza artificiale. Abbiamo dotato la barca di un vero e proprio cervello.” Il sistema è local first: i dati restano a bordo, non vengono caricati su cloud remoti, e questo garantisce due vantaggi decisivi. Il primo è la privacy e la sicurezza del dato. Il secondo, forse ancora più importante in ambito marino, è il funzionamento in assenza di connettività: in mare aperto, dove il segnale non è garantito, il sistema continua a operare tranquillamente.

La barca, letteralmente, impara. Conosce se stessa, i propri parametri, i consumi, le condizioni operative. Mattei lo descrive come un sistema con una specificità “molto verticale” rispetto ai grandi modelli linguistici generalisti, ma straordinariamente preciso nel proprio dominio. L’interazione avviene in linguaggio naturale: “Posso chiedere quanti litri di gasolio nelle casse senza andare in timoneria”, racconta il vicepresidente, “e mi risponde. È bellissimo.”

Questo progetto si inserisce in una visione più ampia dell’innovazione che Mattei sintetizza in tre pilastri: innovazione di stile, innovazione dei materiali, innovazione tecnologica. Un approccio che, sottolinea, non è mai inseguimento di un trend ma ricerca autentica: “Fare innovazione vera, quella in cui Next Yacht Group crede fermamente, non è cosa facile.”

100% Made in Italy, anzi 100% Made in Tuscany

In un mercato dove sempre più cantieri con radici italiane aprono stabilimenti all’estero (per ragioni di approvvigionamento dei materiali, di costo della manodopera, di logistica) Next Yacht Group rivendica con forza una posizione controcorrente.

“Siamo uno dei pochi cantieri che può…


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