A Mountain View, sul palco dello Shoreline Amphitheatre, Sundar Pichai ha smesso di parlare di “AI che aiuta” e ha cominciato a parlare di AI che agisce al posto tuo, portando Alphabet nel discorso dell’AI agentica. E si potrebbe dire meglio tardi che mai, ma le molte novità meritano un’analisi più approfondita.
Il Google I/O 2026 è stato un evento concentrato su un unico concetto operativo, declinato in oltre cento annunci: gli agenti. Gemini lascia il ruolo di chatbot reattivo e diventa un esecutore proattivo, capace di lavorare per ore anche quando l’utente ha chiuso il laptop. E questo dettaglio, possibile perché Gemini è nel cloud, potrebbe rappresentare un bel vantaggio rispetto a Claude Cowork. Ammesso e non concesso che Gemini arrivi un giorno a fare qualcosa di simile.
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Intanto gli utenti non fanno che crescere: AI Mode, la modalità AI della ricerca Google, ha superato il miliardo di utenti attivi mensili. Gemini app è arrivata a 900 milioni, raddoppiata in un anno. Sul fronte pricing, Google AI Ultra si sdoppia: arriva un nuovo tier entry a 100 dollari al mese, e il piano premium scende da 250 a 200 dollari. Una mossa di guerra esplicita contro ChatGPT e Claude.
Per un’azienda che usa Google Workspace, per chi sviluppa software sopra le API Gemini, per chi semplicemente apre la home di Google la mattina, l’edizione 2026 è un cambio di paradigma che merita di essere capito prima di essere subito.
Sì perché Google sta cercando di fare esattamente quello che fanno tutte le aziende del mondo che propongono soluzioni AI, vale a dire mettere ordine nelle nostre vite, ridurre il caos digitale che ci circonda.
Ordine nel caos, pace mentale e produttività
In teoria, tutto il caos quotidiano del knowledge worker (file sparsi, agenda piena, inbox infinita, dieci articoli aperti che non si leggeranno mai) collassa in un’unica interfaccia di chat che fa il lavoro al posto tuo. La produttività cambia perché l’agente Spark continua a lavorare 24 ore su 24. Il modo di cercare informazioni cambia perché AI Mode risponde direttamente invece di rimandare a una lista di link. Il modello economico del web, infine, cambia perché i siti che producono i contenuti su cui l’AI si addestra smettono di ricevere visite, e devono inventarsi un altro modo di stare in piedi.
Gemini smette di rispondere. Comincia a fare, anche con il laptop chiuso.
L’annuncio più rilevante per chi usa Workspace in azienda si chiama Gemini Spark. Spark gira su macchine virtuali dedicate di Google Cloud, 24 ore su 24, sette giorni su sette, e continua a lavorare anche quando lo smartphone è bloccato o il portatile è chiuso. Esegue azioni proattive su Gmail, Docs, Drive e su una lista crescente di app di terze parti come Canva, Instacart, OpenTable.
Per la prima volta l’assistente AI non è più un servizio che risponde quando viene interpellato, ma un collaboratore continuo che porta avanti task in background. È la prima implementazione concreta dell’idea che il caos del lavoro digitale finisca dentro una chat, e che fuori dalla chat non ci sia più nulla da gestire a mano.
Accanto a Spark, il Daily Brief è un digest che ogni mattina setaccia Gmail, Calendar e Tasks, ordina le priorità, propone i prossimi passi. Una funzione apparentemente piccola che però sposta il baricentro della giornata lavorativa: non sei più tu che apri Gmail e decidi dove iniziare, è l’agente che ti consegna un riepilogo già ragionato. Per un manager con quattrocento email arretrate, è la differenza tra scavare e ricevere.
Workspace si arricchisce di altre tre integrazioni native. Gmail Live permette di parlare con la propria inbox con query in linguaggio naturale, senza dover aprire i thread. Google Pics è un generatore di immagini, infografiche, flyer integrato con Drive e Slides, pensato per il marketing operativo che oggi finisce su Canva. Il comando vocale arriva su Gmail, Docs e Keep. Tutto questo è disponibile per gli abbonati Google AI Pro e Ultra a partire dall’estate 2026, con preview per i clienti Workspace business. L’annuncio è in continuità con quanto Google aveva già anticipato a Cloud Next 26.
Daily Brief decide la tua mattina. Tu non scavi più: ricevi.
Nuovi prezzi e nuovi limiti
Sul fronte pricing, Google ha fatto una mossa che da una parte cerca di rinnovare la competizione, ma dall’alta introduce limiti a un prodotto che prima non ne aveva.
Il piano Ultra si sdoppia in due tier: arriva un’opzione entry a 100 dollari al mese che non esisteva, e il vecchio piano premium scende da 250 a 200 dollari. È la prima volta che un grande provider di AI riposiziona il proprio listino con un’opzione così aggressiva sull’entry, che colpisce esattamente la fascia in cui ChatGPT Plus e Claude tengono i loro abbonamenti individuali e di team. Segnala due cose: i costi marginali di inference stanno scendendo grazie ai nuovi TPU, e Google considera la quota di mercato più importante del margine sul singolo abbonamento.
Per un’azienda che oggi paga decine di licenze ChatGPT Enterprise o Claude Team, l’equazione cambia: a 100 dollari per utente, Google AI Ultra integrato in Workspace diventa un’opzione difficile da ignorare. Soprattutto se il dipendente già vive su Gmail e Drive, e se la promessa di Spark (un agente che lavora di notte) tiene anche solo a metà.
Antigravity 2.0, TPU 8t e 8i: la nuova spina dorsale per chi sviluppa
Per chi scrive codice sopra le API di Google, il keynote sviluppatori ha portato tre annunci che ridisegnano la cassetta degli attrezzi.
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Antigravity 2.0 è la piattaforma agentica di Google, e questa versione introduce una funzione che sposta il livello del gioco: gli agenti specializzati possono essere assemblati in coorti, supervisionate da un hub desktop standalone. Significa che uno sviluppatore può progettare un workflow in cui un agente analizza il codice, un altro scrive i test, un terzo aggiorna la documentazione, e tutti lavorano in parallelo con sandbox di terminale e mascheramento delle credenziali per le operazioni sensibili. È la maturazione operativa della carica degli agenti che avevamo già descritto con Gemini 3.
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AI Studio riceve due aggiornamenti che parlano direttamente alle software house: il supporto nativo a Kotlin per le app Android, e il deploy one-click su Cloud Run. La distanza tra prototipo e produzione si accorcia ancora. Un team di tre persone che oggi impiegherebbe due settimane a portare un modello custom in produzione, può farlo in qualche ora.
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Il pezzo più tecnico, e forse il più importante per il medio periodo, sono i nuovi TPU 8t e 8i. Google adotta per la prima volta un…
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Valerio Porcu
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