turismo, blue economy e giovani



Superare definitivamente l’immagine di una provincia legata esclusivamente alla grande industria e costruire un nuovo modello di sviluppo fondato su servizi, turismo, innovazione e capitale umano. È questa la sfida raccontata dall’indagine “Taranto alla prova di una nuova economia, tra attrattività, rigenerazione e giovani”, realizzata dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro su impulso di Confcommercio Taranto e presentata durante il Salone Mediterraneo dell’Impresa.

Lo studio, illustrato dal direttore generale di Confcommercio Taranto Tullio Mancino, mette insieme dati economici dell’ultimo decennio e un’ampia attività di ascolto che ha coinvolto imprese, giovani e amministrazioni locali. Il quadro che emerge è quello di un territorio in trasformazione, ricco di potenzialità ma ancora frenato da fragilità strutturali e da un forte deficit di fiducia.

Il terziario supera la monocultura industriale

I dati elaborati da UniBa e Confcommercio certificano il progressivo superamento del tradizionale paradigma industriale. Nel periodo 2020-2025 il settore terziario a Taranto è cresciuto del +5,1%, superando di oltre quattro punti la media regionale.

A trainare il cambiamento è soprattutto il turismo. Tra il 2015 e il 2025 la provincia ionica ha registrato il più alto incremento pugliese nel saldo tra aperture e chiusure di imprese turistiche (+34,4%), superando anche realtà storicamente consolidate come Lecce e Brindisi.

Nel solo ultimo anno gli arrivi turistici sono cresciuti del 13%, raggiungendo quota 445mila, mentre le presenze hanno toccato 1,6 milioni (+14%). Decisivo il contributo del turismo internazionale di fascia alta, con gli arrivi stranieri aumentati del +30,7% e picchi del +62% dal mercato statunitense.

Positivi anche i dati della blue economy, con un incremento del 95% delle imprese nell’ultimo decennio, e del comparto ICT (+17,5%).

Commercio in difficoltà ma Taranto resiste meglio della media pugliese

Più complesso il quadro del commercio, settore che continua a soffrire il fenomeno della desertificazione urbana. Negli ultimi cinque anni le imprese commerciali della provincia sono diminuite del 6,4%.

Un dato comunque meno pesante rispetto alla media pugliese, dove il calo ha raggiunto il -13,4%, segnale di una resilienza ancora presente nel tessuto economico ionico.

Due miliardi disponibili ma Taranto fatica a spendere

Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda la capacità del territorio di utilizzare le risorse pubbliche disponibili. Nonostante oltre due miliardi di euro destinati all’area ionica tra JTF, CIS, ZES e fondi europei, Taranto continua a incontrare forti difficoltà nell’intercettare i finanziamenti ordinari.

Con 286 milioni di investimenti attivati attraverso le principali misure regionali, la provincia scivola infatti al quinto posto in Puglia. Il confronto con Lecce è significativo: pur avendo solo il 44% di imprese in più, il territorio salentino genera il 142% di investimenti aggiuntivi.

La situazione migliora grazie al Just Transition Fund, che spinge Taranto al quarto posto regionale. Ma emerge una forte asimmetria: mentre il bando PIA per le imprese strutturate ha quasi esaurito le risorse disponibili, il MiniPIA dedicato a micro e piccole imprese ha raccolto richieste per appena 12 milioni sui 100 stanziati.

Secondo l’indagine, pesano la complessità burocratica, la mancanza di assistenza tecnica e soprattutto un sistema di codici ATECO ancora troppo orientato verso il comparto industriale tradizionale.

Ex Ilva e deficit di fiducia frenano l’attrattività

Il clima economico locale resta dominato dalla prudenza. Solo il 10,9% degli imprenditori esprime un giudizio positivo sull’andamento dell’economia provinciale, mentre oltre la metà si dichiara scettica.

Tra i principali ostacoli vengono indicati i costi di gestione, le carenze infrastrutturali e soprattutto la vicenda dell’Acciaierie d’Italia, percepita come un limite allo sviluppo da una impresa su due del territorio e dal 70% delle aziende esterne intervistate.

Anche l’attrattività verso investitori e imprese continua a risentire del danno reputazionale: oltre il 55% delle aziende extra-provinciali considera Taranto poco competitiva e il 57% dichiara di non conoscere le agevolazioni dedicate all’area ionica.

Giovani, fuga dal territorio ma voglia di restare

Il dato più critico riguarda la situazione demografica e occupazionale. Tra il 2015 e il 2025 la provincia ha perso oltre il 5% della popolazione.

Taranto detiene inoltre uno dei più alti tassi di NEET d’Italia: oltre un giovane su tre tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. La disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni sfiora invece il 49%.

Ma proprio dai giovani arriva anche il segnale più incoraggiante. Tra i 350 studenti coinvolti nell’indagine, soltanto il 7% immagina oggi il proprio futuro a Taranto e il 62% ritiene necessario trasferirsi altrove. Tuttavia, ben il 68,3% resterebbe volentieri sul territorio se esistessero opportunità lavorative adeguate e salari competitivi.

Non manca nemmeno la voglia di impresa: il 50% dei ragazzi intervistati si dice interessato ad avviare una propria attività.

Mancino: “Il problema non sono le risorse, ma la governance”

A chiudere la presentazione è stato il direttore generale di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino. “L’indagine dimostra che Taranto non ha un problema di risorse, ma di governance e di visione strategica condivisa. Serve fare rete tra istituzioni, università e imprese per allineare gli strumenti pubblici alle nuove vocazioni dell’economia ionica”.

Secondo Mancino, il Salone Mediterraneo dell’Impresa nasce proprio con l’obiettivo di trasformare i dati emersi dallo studio in azioni concrete capaci di restituire fiducia a un territorio che prova a costruire una nuova identità economica e sociale.


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