Roma, 23 maggio 2025 – Il 24 e il 25 maggio 6,2 milioni di italiani saranno chiamati alle urne per scegliere sindaci e consigli comunali. I comuni interessati dalle elezioni amministrative 2026 sono 743, di cui 118 sopra i 15mila abitanti e 18 capoluoghi di provincia. Il voto servirà anche a testare lo stato di salute a livello nazionale delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Il governo si presenta compatto con, in alcune città chiave, il sostegno di partiti centristi ai propri candidati. Anche il campo largo (ma non in tutte le città, come vedremo) sembra ormai aver trovato la formula con cui presentarsi alle prossime legislative. Va ricordato che nei comuni sopra i 15mila abitanti, se nessuno dei candidati otterrà il 50% +1 dei voti, si andrà al ballottaggio (7 e 8 giugno) tra i due aspiranti sindaci più votati. Ma vediamo come si vota, quali sono le dieci maggiori sfide (in base al numero di abitanti) e come si presenta il fac simile della scheda elettorale.
Nei comuni con meno di 15.000 abitanti si applica un sistema maggioritario a turno unico. Non è previsto il ballottaggio (salvo in caso di assoluta parità tra i candidati più votati) e chi ottiene più voti vince. Si vota tracciando un segno sul simbolo della lista o sul nome del candidato sindaco. Il voto viene attribuito sia al candidato sindaco sia alla lista collegata. Non è consentito il voto disgiunto. Nei comuni fino a 5.000 abitanti si può esprimere una sola preferenza per i consiglieri comunali, scrivendo il cognome del candidato consigliere sulla riga a fianco del simbolo. Nei comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti si possono esprimere fino a due preferenze. In caso di doppia preferenza, si applica la regola di genere: i candidati prescelti devono essere di genere diverso (un uomo e una donna) appartenenti alla stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Nelle città con più di 15.000 abitanti il sistema è proporzionale con eventuale doppio turno. Nelle regioni a statuto ordinario, viene eletto al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti (50%+1). Se nessuno la raggiunge, si va al ballottaggio. In Sicilia, la soglia di elezione diretta al primo turno è del 40% dei voti validi. Se due candidati la superano, vince chi ha ottenuto più voti. Se nessuno la raggiunge, si va al ballottaggio.
Per votare il candidato sindaco si traccia un segno solo sul nome del candidato. Il voto va unicamente a lui e non si estende alle liste collegate. Se si traccia un segno sul simbolo di una lista, il voto va alla lista e, per “effetto trascinamento”, si estende automaticamente anche al candidato sindaco collegato. Si può anche tracciare un segno sul candidato sindaco e una lista a lui collegata.
È consentito il voto disgiunto: chi vota può tracciare un segno sul nome di un candidato e un altro segno sul simbolo di una lista non collegata. Per quanto riguarda i consiglieri comunali, l’elettore può esprimere fino a un massimo di due preferenze scrivendo il cognome (o nome e cognome) dei candidati consiglieri sulle righe tratteggiate stampate a fianco del simbolo della lista prescelta. I candidati indicati devono appartenere alla stessa lista, pena l’annullamento. Se si esprimono due preferenze, esse devono obbligatoriamente riguardare candidati di sesso diverso (un uomo e una donna). In caso di preferenze per candidati dello stesso sesso, la seconda preferenza viene annullata per legge.

È l’unico capoluogo di regione al voto e, anche per questo, i riflettori sono quasi tutti puntati sulla Laguna. Dopo il doppio mandato di Luigi Brugnaro, iniziato nel 2015, la continuità amministrativa del centrodestra viene difesa da Simone Venturini, trentottenne assessore uscente al Turismo, al Lavoro e alla Coesione sociale. Venturini, figura proveniente dal civismo cattolico e moderato, raccoglie il sostegno di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, del Partito dei veneti e di una lista civica che porta il suo nome. Non sono sulla scheda elettorale, ma anche Azione e i Lib-dem di Marattin appoggiano Venturini. Dall’altro lato dello schieramento, il centrosinistra propone un modello di coalizione eccezionalmente ampio attorno alla figura del senatore del Partito Democratico Andrea Martella. La sua candidatura, sostenuta dal raggruppamento denominato “La Stagione Buona”, è riuscita a unire sotto un unico progetto politico Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Partito Socialista Italiano, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista. In corsa ci sono anche: Giovanni Andrea Martini, già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano, con “Tutta la città che vogliamo” (sinistra civica); l’economista Michele Boldrin, che si presenta con il movimento di impronta liberale e centrista “Ora”; Claudio Vernier, presidente dell’associazione Piazza San Marco, rappresenta la proposta puramente civica di “Città Vive”; Pierangelo Del Zotto corre con la lista autonomista “Prima il Veneto”; Roberto Agirmo è il candidato della formazione indipendentista “Resistere Veneto”; e infine Luigi Corò si presenta con la lista “Futuro per Venezia Mestre”, idealmente legata al movimento di Roberto Vannacci.

La città arriva alle urne in una condizione di parziale instabilità istituzionale dopo le dimissioni strategiche presentate nel febbraio 2026 dal sindaco uscente Federico Basile. Esponente del movimento autonomista e meridionalista “Sud chiama Nord” fondato da Cateno De Luca, Basile ha scelto di rassegnare le dimissioni a seguito dell’erosione della propria maggioranza in consiglio comunale, scesa da venti a tredici membri. Una mossa finalizzata a richiedere una nuova legittimazione popolare e una maggioranza consiliare più solida. Basile si ripresenta alla guida di una coalizione civica che comprende “Sud chiama Nord”, “De Luca sindaco di Sicilia” e diverse sigle territoriali. La coalizione di centrodestra tenta di riconquistare la città candidando Marcello Scurria, supportato in modo compatto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati, Democrazia Cristiana e Popolari e Autonomisti. Il Partito Democratico e il M5s candidano l’avvocata Antonia (Antonella) Russo. Completano il quadro Gaetano Sciacca con “Rinascita Messina” e Letterio (Lillo) Valvieri con una lista che porta il suo nome.

Il centrosinistra scommette sulla figura di Matteo Biffoni, cinquantaduenne avvocato, già sindaco per due legislature tra il 2014 e il 2024 e successivamente eletto consigliere regionale nel 2025 con un record storico di preferenze personali. Biffoni si ripresenta alla guida di un’ampia coalizione progressista formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, e dalle liste civiche “Biffoni Sindaco” e “Orgoglio per Prato – Casa Riformista”. Il centrodestra unito risponde candidando Gianluca Banchelli, quarantanovenne dirigente di Fratelli d’Italia, consulente aziendale ed ex consigliere comunale. Banchelli è supportato da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. La sinistra radicale candida Enrico Zanieri per la lista unitaria “Unità Popolare” (che unisce PCI, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo), mentre l’area liberale e civica propone l’imprenditore e blogger Jonathan Targetti con la lista “L’Alternativa C’è”. Completano lo scenario l’indipendente di destra Claudio Belgiorno e l’ex esponente leghista Emilio Paradiso con…
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