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La procura genovese riconosce lo sbaglio sul verbale del figlio di Aldo Spinelli. Ma il pregiudizio accusatorio continua a regnare: ora i magistrati sono a caccia di tangenti sulla base di un’intercettazione incentrata sulla frase “il resto”. Interrogato Signorini

“Toti voleva finanziamenti leciti” e non “illeciti”. E’ questa la conclusione a cui sono  giunte tutte le parti (pm, giudice e avvocati) sulle parole espresse da Roberto Spinelli, figlio dell’imprenditore Aldo, durante l’interrogatorio di garanzia del 13 maggio sull’inchiesta che ha investito il governatore della Liguria. Il caso era scoppiato perché nel verbale era stato scritto “illeciti”, parola subito contestata dai legali di Spinelli jr. 

 

La frase sbagliata era subito stata rilanciata da alcuni organi di informazione. Se vera, in effetti, avrebbe potuto rappresentare una pesante conferma delle accuse rivolte dai pm contro Toti. La vicenda, però, era apparsa fin dall’inizio inconsistente, non solo perché sembrava davvero difficile, quasi assurdo, immaginare che Roberto Spinelli potesse improvvisamente ammettere il reato ipotizzato dalla procura, ma anche perché proprio il pm che aveva rivolto la domanda a Spinelli jr (“Perché Toti faceva queste sceneggiate, voleva denaro?”), Luca Monteverde, di fronte alla risposta dell’indagato non aveva battuto ciglio. Se davvero Roberto Spinelli avesse ammesso, con una rivelazione-bomba, che il governatore “voleva  finanziamenti illeciti”, c’è da immaginare che da parte del pm ci sarebbe stata quantomeno una piccola reazione. 

 

Nonostante ciò, di fronte alla contestazione dei legali di Roberto Spinelli, gli avvocati Andrea Vernazza e Sandro Vaccaro, sull’errore contenuto nel verbale, la procura di Genova è andata avanti per la sua strada, ritenendo che l’indagato avesse veramente pronunciato la parola “illeciti”. La giudice di Genova Paola Faggioni ha così dovuto convocare un’udienza ad hoc per chiarire la questione. Riascoltando la registrazione dell’interrogatorio, tutti (pm, giudice e avvocati) hanno  convenuto che Roberto Spinelli ha detto “leciti”: il governatore Toti chiedeva al padre Aldo finanziamenti leciti.

 

Insomma, una grande “perdita di tempo”, come ha dichiarato l’avvocato Vaccaro alla fine dell’udienza, ovviamente a spese degli indagati, in particolare di Toti, che per giorni si è ritrovato con una possibile clamorosa conferma delle accuse di corruzione sulle spalle, rilanciata in pompa magna dai giornali. “Il problema è che a tradurre è stata una macchina, un software, che in automatico ha scritto illeciti e non leciti”, ha spiegato sempre Vaccaro. Sta di fatto che una collaborazione sul caso da parte della procura avrebbe evitato giorni di inutile polemica. 

 

Il pregiudizio accusatorio continua comunque a regnare sulla vicenda. Lunedì alcuni giornali hanno riportato i nuovi sospetti della procura genovese. Tutto parte ovviamente da una delle tante conversazioni intercettate durante l’indagine. “Dai ora finiamo sta operazione qua, poi ci vediamo per parlare un po’ di robe…”, dice Toti ad Aldo Spinelli, che risponde: “Quello ufficiale è il due per mille… tutto il resto dopo”. I pm non hanno dubbi: dietro “il resto” si celerebbe una tangente a favore di Toti. 

 

Nell’interrogatorio di giovedì scorso, i pm (Luca Monteverde, Federico Manotti e l’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati) hanno chiesto a Toti proprio cosa intendeva dire Spinelli con quel “resto”. “Faceva sicuramente riferimento al finanziamento. Il dopo significa un ulteriore finanziamento”, ha spiegato Toti. La risposta non deve aver convinto la procura, che ha fatto subito “passare il messaggio” attraverso alcuni quotidiani. Della tangente, però, al momento non c’è alcuna traccia. 

 

Intanto lunedì la procura di Genova ha interrogato, per circa tre ore, l’ex presidente dell’autorità portuale di Genova, ora ad di Iren (sospeso), Paolo Emilio Signorini, l’unico indagato in carcere dallo scorso 7 maggio con l’accusa di corruzione. Nel corso dell’interrogatorio, Signorini “ha respinto gli addebiti di corruzione”, ha riferito il suo legale, l’avvocato Enrico Scopesi. “Ha respinto da subito anche il capo di imputazione di aver asservito la funzione ad interessi privati – ha aggiunto il legale – Ha riconosciuto una sostanziale inappropriatezza di una frequentazione con quello che ha sempre ritenuto e ritiene un amico (Spinelli, ndr). Col senno di poi ha capito che non era un comportamento adeguato, ma tutto il suo operato è stato fatto nell’interesse del porto e degli operatori portuali”.

 

Il legale di Signorini ha aggiunto che valuterà quando presentare istanza di revoca della misura di custodia cautelare in carcere. Il gip Paola Faggioni ha invece respinto la richiesta di revoca dei domiciliari per Aldo Spinelli.  



 

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