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A che punto siamo con l’attuazione dei bonus e delle altre misure previste dal decreto primo maggio dello scorso anno? Puntuale un anno dopo arriva un nuovo pacchetto di misure sul Lavoro, ma alcune agevolazioni dopo 12 mesi restano ancora in stand by

Il Decreto primo maggio, con un pacchetto di misure dedicate al Lavoro, per il Governo è un appuntamento che si ripete.

“Nel giorno della festa dei Lavoratori il governo sceglie di lavorare sceglie di lavorare per dare risposte a quei lavoratori e a coloro che legittimamente aspirano a migliorare la loro condizione lo facciamo con una serie molto articolata di provvedimenti”, con queste parole la premier Meloni lo scorso anno aveva annunciato le novità messe in campo con il DL n. 48 del 2023, dal potenziamento del taglio del cuneo fiscale e contributivo alla definizione dell’assegno di inclusione.

Ma, dopo 12 mesi, i lavori affidati ai Ministeri competenti per l’attuazione di bonus e altre agevolazioni messe in campo non sono ancora conclusi.

Ci sono ancora 6 provvedimenti attuativi su 14 totali da approvare: il cantiere è ancora a metà per le misure non autoapplicative, gli strumenti che non sono pronti all’uso e che richiedono un ulteriore passaggio burocratico per diventare pienamente operativi.

Arriva un nuovo decreto primo maggio, a che punto sono i lavori sui bonus dello scorso anno?

Se il taglio del cuneo fiscale, introdotto per tutelare le buste paga dei dipendenti, ha già completato il suo giro ottenendo conferma anche per il 2024 con la Legge di Bilancio, il bonus assunzione disabili under 35 e alcune agevolazioni legate all’assegno di inclusione, che pure è partito dal 1° gennaio per sostituire il reddito di cittadinanza, restano ancora solo sulla carta.

La questione non è nuova, né per questo Governo né per i precedenti. Ma è rilevante: si approvano delle novità, si affida il compito a Ministeri ed enti competenti di stabilirne le modalità applicative con un decreto ad hoc e i tempi di applicazione si allungano.

Cosa vuol dire dal punto di vista pratico? È come se i bonus, le agevolazioni, le regole non esistessero perché non possono essere applicate.

E mentre alla vigilia del primo maggio arriva un nuovo decreto con un pacchetto di novità sul Lavoro con misure per le assunzioni e l’autoimprenditorialità, i lavori di attuazione del DL n. 48 del 2023 dopo un anno sono ancora lontani dalla conclusione.

“Ci occupiamo del lavoro delle persone con disabilità sostenendo gli enti che li accompagnano e stanziando risorse per favorire la loro assunzione e io sono fiera che il governo abbia scelto di celebrare il primo maggio con i fatti e non con le parole”, diceva la premier Meloni nel suo videomessaggio per la Festa dei Lavoratori 2023.

È un fatto lo stanziamento di circa 8 milioni di euro, ma lo è anche il mancato rispetto della scadenza per l’adozione del decreto attuativo necessario per passare dalla teoria alla pratica.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali entro il 1° marzo scorso, un tempo già molto lungo, avrebbe dovuto stabilire “termini e modalità di ammissione, quantificazione ed erogazione di un contributo in favore degli enti del terzo settore per incentivare il lavoro delle persone con disabilità, modalità e termini di presentazione delle domande, nonché procedure di controllo”. Ma il testo ancora non è stato firmato.

Nel frattempo il Decreto Milleproroghe ha esteso il periodo di applicazione dal 1° agosto 2020 (in origine fissato al 2022) al 30 settembre 2024 (prima fissato al 31 dicembre 2023). Aumenta la platea di potenziali enti beneficiari, ma la macchina organizzativa non si sblocca.

Dal bonus assunzioni disabili under 35 all’assegno di inclusione, a rilento i lavori sul DL primo maggio 2023

Non è del tutto chiuso il cantiere del Decreto primo maggio 2023 neanche per quanto riguarda l’assegno di inclusione, che pure è partito ufficialmente il 1° gennaio scorso e rappresenta la misura chiave di sostegno economico e di inclusione sociale e professionale.

Resta inaccessibile, ad esempio, il bonus autoimprenditorialità per coloro che percepiscono l’aiuto economico e avviano un’attività di lavoro autonomo o un’impresa.

Il contributo consiste in un “beneficio addizionale pari a sei mensilità dell’assegno di inclusione, nei limiti di 500 euro mensili”, ma senza il provvedimento non si può ancora richiedere.

La lentezza nel passare dalla teoria alla pratica non riguarda solo questo fronte: sono ancora quattro in totale i decreti necessari per completare il quadro di regole dell’assegno di inclusione: dalla rete di servizi all’osservatorio sulla povertà.


La norma, va specificato, non ha previsto una scadenza per l’adozione di questi provvedimenti attuativi legati alla misura di sostegno: sulla carta non si può parlare di ritardo, ma sono i fatti a dimostrarlo.

Se la lentezza burocratica non fosse ormai consuetudine, apparirebbe sicuramente paradossale avviare la macchina organizzativa di una misura di sostegno come l’assegno di inclusione senza avere messo nero su bianco tutte le regole che vi ruotano attorno.

Ma alle partenze in salita siamo ormai abituati, e lo dimostra anche l’attesa per l’approvazione del decreto interministeriale che dovrà avviare la superdeduzione per le nuove assunzioni del 2024 introdotta a fine anno nell’ambito dei lavori di attuazione della riforma fiscale: le regole operative si attendevano a fine gennaio, ma ancora non sono arrivate.

Le misure non autoapplicative spesso restano per molto tempo solo delle promesse e anche il nuovo Decreto primo maggio porta con sé un pacchetto di bonus e agevolazioni per il Lavoro che rischiano di fermarsi a metà tra le parole e i fatti.

 

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