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Roma, 30 aprile 2024 – Arriva la doppia manovra sul lavoro del Primo Maggio. Il governo ha dato il via libera al decreto legislativo che riforma Irpef e Ires e introduce l’una tantum della Befana di 100 euro circa sui redditi fino a 28 mila euro. E, nel contempo, ha approvato il decreto-legge che, da un lato, prevede una stretta sulla politica di coesione e, dall’altro, punta a rafforzare la batteria di sgravi e incentivi per le assunzioni di giovani, donne e lavoratori svantaggiati, oltre che per la promozione della cosiddetta autoimprenditorialità.

Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo

Il bonus dei 100 euro

Il bonus più atteso e più costoso per le casse dello Stato, rinviato la scorsa settimana proprio per verificare le coperture, è l’indennità di 100 euro ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo sotto i 28 mila euro e con almeno un figlio a carico. Sarà “erogato attraverso i sostituti d’imposta nel 2025”, perché nel 2024 il governo ha già utilizzato tutte le risorse per fare i primi 13 decreti legislativi attuativi della delega, ha spiegato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo.

Assunzioni e incentivi

C’è il bonus giovani, che assicura sgravi contributivi al 100% per due anni (nel limite massimo di 500 euro mensili), per le imprese che assumono a tempo indeterminato giovani con età inferiore a 35 anni e, nelle regioni della Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno, anche agli over 35 disoccupati da almeno ventiquattro mesi. C’è anche un bonus donne in favore delle lavoratrici svantaggiate, con lo stesso tipo di esonero contributivo al 100% per due anni (nel limite di 650 euro mensili) per ciascuna lavoratrice assunta a tempo indeterminato. Il bonus si applica alle donne di qualsiasi età, con un trattamento di maggior favore per le residenti nel Mezzogiorno. C’è poi il bonus Zes, che dà lo stesso sgravio a chi assume nel Mezzogiorno in aziende fino a 15 dipendenti.

Le altre agevolazioni 

Un’ulteriore misura intende favorire l’autoimprenditorialità e le libere professioni nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione al digitale ed ecologica, con l’esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, per la durata massima di 3 anni, nel limite massimo di 800 euro su base mensile per ciascun lavoratore assunto a tempo indeterminato. Gli incentivi per il lavoro autonomo e libero professionale si attuano nelle regioni del Mezzogiorno, con un rafforzamento della misura Resto al Sud, e nelle aree del Centro Nord, con benefici differenziati.

Il superbonus lavoro

La super deduzione sulle assunzioni prevista dal primo modulo della riforma fiscale non rientra nel pacchetto dei provvedimenti approvati ieri, ma diventa comunque operativa in queste giornate. L’intervento era previsto dal decreto “più assumi, meno paghi”, approvato a dicembre 2023, che prevede che per il solo periodo d’imposta 2024, alle imprese che assumono a tempo indeterminato nuovo personale, viene garantita una maggiore deduzione del 120%. Anzi, per le imprese che assumono giovani, donne, ex percettori di reddito di cittadinanza e disabili, la maggiore deduzione è incrementata del 10% (130%). Per rendere operativo questo intervento è in dirittura d’arrivo un apposito decreto interministeriale Economia-Lavoro.

Il decreto coesione 

Con il decreto Coesione arriva soprattutto l’attesa riforma dei fondi strutturali che punta a superare le storiche difficoltà che l’Italia ha nella spesa dei fondi Ue. “Per la programmazione 2021-2027 gli impegni e le spese sono quasi pari a zero: quindi l’obiettivo è rimettere in moto fondi pari a 43 miliardi di risorse europee ai quali si aggiungono risorse nazionali di cofinanziamento per un importo complessivo di 75 miliardi”, spiega il ministro degli Affari europei, Sud, Politiche di coesione e Pnrr, Raffaele Fitto. La stretta sull’uso dei fondi prevede: nasce un “meccanismo incentivante” che assegna più risorse del governo alle amministrazioni regionali che rispetteranno i tempi degli interventi. Per le regioni inadempienti, invece, si potrà fare ricorso a poteri sostitutivi, per assicurare il raggiungimento dei risultati, così come avviene per il Pnrr.

 

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