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Incontro con la Commissione Comunità energetiche

Faenza, 29 aprile 2024

Buonasera a tutti. Sono stato molto lieto di incontrarvi per ascoltare i risultati del lavoro di analisi, di studio e di elaborazione delle proposte operative finalizzate alla costituzione di una Comunità energetica che avete svolto in questo anno e mezzo. Di questo lavoro e di questo impegno vi ringrazio molto.

Tutto è nato dalla 49^ Settimana sociale dei cattolici, che si è svolta a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021 e che è stata dedicata al tema Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso, aveva indicato quattro obiettivi concreti:

1) costruire comunità energetiche;

2) diventare una società carbon free e votare col portafoglio per premiare le aziende capaci di intrecciare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale;

3) promuovere e utilizzare prodotti caporalato free;

4) creare alleanze intergenerazionali e con la società civile.

Al primo posto, quindi, era stata indicata la costituzione di comunità energetiche. In base agli orientamenti offerti dalla Settimana sociale dei cattolici di Taranto, come ben sapete nel settembre 2022 ho formalmente costituito questa Commissione, che ha compiuto una significativa parte del cammino che avevo indicato e che si avvia alla costituzione della, lasciatemi dire, “nostra” Comunità Energetica Ecologia Integrale. Nel decreto di nomina della Commissione scrivevo che la Conferenza Episcopale Italiana invitava a istituire “nelle Diocesi gruppi ad hoc per esaminare la situazione, riunire competenze multidisciplinari, elaborare progetti che possano rappresentare per le nostre comunità ecclesiali uno stimolo alla costituzione di comunità energetiche le cui coordinate siano quelle umanistiche e comunitarie, tenuto conto che la materia risulta di particolare complessità dato che richiede l’esame di problematiche economico-finanziarie, giuridico-fiscali, tecnico-progettuali, socio-ambientali”. E quanto poc’anzi detto rappresenta bene il lavoro che avete compiuto fino ad oggi e di cui sono stato costantemente aggiornato.

Sempre nel decreto di nomina della Commissione scrivevo che “la scelta di costituire una comunità energetica è prima di tutto una scelta etica, frutto di un cammino di riflessione a partire dall’enciclica Laudato sì e fondato sulla consapevolezza che l’umanità intera è chiamata a prendersi cura della casa comune. Tale scelta consente, altresì, di sperimentare che l’ecologia integrale proposta dalla Chiesa si può tradurre in un impegno concreto per realizzare un nuovo modello di sviluppo umano, economicamente sostenibile, giusto e inclusivo, contribuendo alla decarbonizzazione e a garantire la sicurezza energetica del Paese”.

Ho avuto più volte occasione di ribadire che in tale processo era auspicabile che fossero coinvolte le parrocchie e le scuole cattoliche e che nell’attuale contingenza di crisi energetica la scelta di costruire comunità energetiche non corrispondeva solo ad una scelta etica, ma anche ad una precisa necessità di carattere economico per affrontare la povertà e l’insicurezza energetica di nostre realtà parrocchiali, educative, scolastiche, aggregative, ma anche di numerose famiglie le cui difficoltà sono state aggravate da alluvioni e da terremoti.

Le tappe che erano state indicate per avviare una Comunità energetica erano state così individuate:

  1. formazione: i soggetti interessati devono essere disposti a vivere un percorso di formazione orientato alla costituzione di una CE;
  2. consumo condiviso: creare un’impresa cooperativa o un’associazione per il consumo congiunto di energia elettrica, godendo dei benefici tariffari e fiscali di legge;
  3. fattibilità e progettazione: con il supporto di tecnici specializzati, effettuare uno studio di fattibilità e un progetto tecnico finanziario;
  4. creare una CE per autoproduzione e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili;
  5. finanziamento e realizzazione tramite il credito bancario o altre forme;
  6. realizzare convegni, attività formative ed informative, studi, campagne di sensibilizzazione e promozione sull’utilizzo e lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Penso di poter affermare che il lavoro compiuto dalla Commissione e che questa sera mi avete presentato corrisponde in pieno alle richieste che avevo formulato all’inizio del percorso. Ciò emerge anche dall’orientamento assunto dalla Commissione, con particolare riferimento alla decisione secondo cui la costituenda Comunità Energetica avrà come primo obiettivo uno scopo sociale: aiutare i soggetti membri che si trovano in particolari condizioni di povertà e di insicurezza energetiche. Pertanto, la Comunità dovrà agire affinché la transizione energetica sia accessibile anche a chi è in difficoltà (soprattutto famiglie ed enti ecclesiastici). La conseguenza è che i soggetti che aderiranno a tale progetto, specie quelli che non si trovano in situazioni di povertà energetica, devono essere consapevoli che il primo obiettivo della propria adesione non è tanto il risparmio in bolletta o l’acquisizione di particolari utilità legate agli incentivi – anche questo, certamente -, ma un alto esercizio di solidarietà verso chi ha più bisogno.

Penso di poter affermare che lo statuto della costituenda Comunità Energetica esprime formalmente e sinteticamente tutto ciò. Infatti, l’art. 3 (Scopo mutualistico) rimarca che:la cooperativa è retta e disciplinata secondo il principio della mutualità, non ha fini di lucro e, nel perseguire l’interesse generale della comunità, fornisce prevalentemente benefici sociali, ambientali ed economici a livello di comunità ai propri soci ed alla comunità in cui opera piuttosto che profitti finanziari. Essa, dunque, persegue l’interesse generale di contribuire a combattere la povertà energetica e sociale mediante la riduzione dei consumi, la condivisione di energia da fonti rinnovabili, la calmierazione delle tariffe di fornitura attraverso la produzione locale, l’autoconsumo diffuso e l’efficienza energetica.

Al contempo essa intende far partecipare i soci, consumatori e/o produttori di energia, ai benefici della mutualità favorendo l’accesso, nei modi previsti dall’ordinamento, a forme di autoconsumo diffuso di energia prodotta da fonti rinnovabili, fornendo loro beni e servizi alle migliori condizioni possibili anche attraverso l’organizzazione, la gestione, la pianificazione e la progettazione della condivisione di energia ovvero la valorizzazione e l’incentivazione economica dell’energia nella disponibilità della comunità energetica rinnovabile.

Essa concretizza un modello di sviluppo umano sostenibile in coerenza con la visione dell’ecologia integrale proposta dalla Chiesa cattolica ed opererà affinché la transizione energetica sia accessibile per tutti coloro che si trovano in condizioni di insicurezza e povertà energetica, in particolare soggetti vulnerabili, famiglie a basso reddito ed enti ecclesiastici”.

L’art. 4 (Oggetto sociale) prevede, tra le tante attività che la Comunità Energetica potrà esercitare per raggiungere lo scopo mutualistico di cui all’art. 3, “la realizzazione di servizi per la collettività in grado di generare benefici economici, ambientali e sociali alla comunità in cui opera la cooperativa, riservando particolare attenzione ai bisogni dei soggetti in condizione di povertà energetica e/o vulnerabilità”.

Dal punto di vista operativo avete individuato i soci fondatori e i soci sovventori (Diocesi, Seminario, Immobiliare Faentina srl, Fondazione Marri – S. Umiltà) per poi procedere all’allargamento della Comunità Energetica a quanti hanno già manifestato interesse ad aderire. Siamo, quindi, ad un passo dalla costituzione della Comunità energetica Ecologia Integrale che rappresenta un primo importante traguardo verso la successiva estensione della dimensione della “rete” di relazioni all’intero territorio diocesano. In questo modo si potranno aiutare gli enti e le famiglie di una più vasta area sgravandoli del carico amministrativo-economico-tecnico e giuridico richiesto per la costituzione della CER.

 

Di particolare interesse è anche il report sui potenziali siti per l’installazione di impianti fotovoltaici: un esame necessario ai fini della determinazione dei luoghi più indicati per il posizionamento degli impianti, sia con riferimento all’esposizione che alle norme urbanistiche con le prescrizioni e i limiti in vigore nei diversi Comuni della Diocesi.

Infine, concordo con le ipotesi che sono state da voi formulate per la formazione del primo Consiglio di amministrazione e con la proposta di gestione e di operatività della nascente cooperativa il cui statuto è stato consegnato al notaio Paolo Castellari per l’esame definitivo. Ai fini della costituzione della Comunità Energetica sarà predisposto anche un decreto vescovile di autorizzazione, dato che la partecipazione ad una società costituisce un atto di straordinaria amministrazione previo parere del Consiglio parrocchiale per gli affari economici.

Grato per il lavoro svolto, desidero da ultimo ringraziare anche i volontari che si sono impegnati nella raccolta dei dati, nell’organizzazione di momenti di confronto e di informazione nei Vicariati e nei Comuni della Diocesi per sensibilizzare all’utilizzo e allo sviluppo delle energie rinnovabili e per far crescere una vera coscienza ecologica integrale.

Posso concludere, con fondamento, che la Diocesi, assieme al Seminario e all’Immobiliare Faentina, concorrerà nelle modalità più opportune e congrue alla costituzione del patrimonio della cooperativa Comunità Energetica Rinnovabile Ecologia Integrale.

Con riconoscenza

 

                                                           + Mario Toso, Vescovo



 

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