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Risponde di peculato anche il segretario regionale dei democratici Francesco Comi, oltre ad alcuni addetti alle segreterie dei gruppi. Non ci sono invece il presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi e la consigliera Letizia Bellabarba, entrata nell’Assemblea nel 2013. Il governatore: “Nessun avviso di garanzia”

Quarantadue consiglieri regionali delle Marche sono indagati dalla Procura di Ancona per peculato in relazione alle spese sostenute da singoli e gruppi consiliari. Tra gli iscritti nel registro degli indagati anche il presidente della regione Gian Mario Spacca e il segretario regionale del Pd Francesco Comi, oltre ad alcuni addetti alle segreterie dei gruppi. Non ci sono invece il presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi e la consigliera Letizia Bellabarba, entrata nell’Assemblea nel 2013.

I nomi degli indagati figurano nella richiesta di proroga delle indagini presentata dalla Procura al gip. Le indagini della Guardia di finanza erano partite nell’ottobre 2012 con l’acquisizione di una mole di documenti (rendiconti annuali dei gruppi, scontrini, bolle, fatture, pezze d’appoggio e supporti informatici), andata avanti per mesi. Il materiale era stato poi passato al setaccio dalle Fiamme Gialle, che hanno successivamente trasmesso due informative alla Procura.

“Le indagini preliminari sono ancora in corso, non è quindi possibile ipotizzare quale sarà l’esito dell’evoluzione della vicenda, ad oggi non risultano inviati avvisi di garanzia a singoli soggetti né altre notifiche – dice Spacca – L’unica novità intercorsa – continua è la richiesta di proroga di 6 mesi del termine delle indagini preliminari rivolta dal Pm al Giudice. Come è riportato nell’atto – afferma Spacca – la complessità dei fatti di causa e della vicenda rende indispensabile maggiore tempo ai fini dell’accertamento della verità, nell’interesse della giustizia. Del resto, appena avuta notizia dai media dell’inchiesta nel maggio 2013, la Giunta regionale ha subito deliberato la costituzione di parte offesa della Regione Marche nel procedimento. Tale scelta ribadisce che il principio di legalità è il nostro punto di riferimento nei comportamenti istituzionali. Siamo fiduciosi nell’operato della magistratura”. 

In una nota il procuratore capo di Ancona Elisabetta Melotti, che coordina l’inchiesta insieme al sostituto Giovanna Lebboroni, scrive che la proroga “è un atto dal quale non possono trarsi conclusioni sulle eventuali responsabilità di singoli, da valutare al termine delle indagini. Le notizie, apparse sulla stampa – prosegue la nota -, si riferiscono alla richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari, depositata da questo Ufficio nei mesi scorsi, in attesa dell’esito degli ultimi accertamenti delegati alla Pg. La richiesta – sottolinea Melotti – è un atto dovuto, previsto dalla legge, a garanzia degli indagati, ai quali deve essere notificata”. 

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“Non ci sono state notifiche di avvisi di garanzia e c’è solo la richiesta di proroga delle indagini iniziate nell’ottobre 2012. Qui non ci sono spese pazze, forse, tutt’al più errori contabili, o interpretazioni sbagliate rispetto a una vecchia legge, che abbiamo prontamente modificato e reso più rigida e stringente. Chi pensa che nelle Marche ci siano casi simili a quelli riscontrati in altre regioni rimarrà profondamente deluso perché il comportamento dei nostri consiglieri è da sempre improntato alla serietà” dice vice presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, Giacomo Bugaro (Ncd), intervenendo a nome dell’Ufficio di Presidenza sulla richiesta di proroga delle indagini della procura di Ancona sui fondi regionali. “Il nostro Consiglio è in tutto e per tutto il più virtuoso d’Italia – ribadisce Bugaro – e questo è il risultato di un lavoro intenso da parte di tutti, in testa dell’Ufficio di Presidenza, che ha in questi anni ha contribuito notevolmente a ridurre le spese dell’intera macchina amministrativa dell’Assemblea, portandola come esempio sul tavolo della Conferenza dei Presidenti delle assemblee regionali”. “Ora – conclude – il vero rischio è quello che un’informazione non precisa, rispetto alle iniziative poste in essere dalla Procura, possa comportare un chiaro condizionamento al processo democratico-elettorale a sei mesi dalla fine della legislatura, e inasprisca, in un clima già esacerbato da noti casi che non riguardano le Marche, il rapporto tra cittadino e politica. Ribadisco l’assoluta serenità dei consiglieri e la totale fiducia nel lavoro della magistratura”.

“Sono assolutamente fiducioso nel ruolo della giustizia e ricordo che nessun consigliere regionale ha ricevuto un avviso di garanzia. Ma mi preoccupa il protrarsi dei tempi dell’inchiesta. Siamo a fine legislatura: sarebbe difficoltoso avvicinarsi alle elezioni regionali del 2015 con un’indagine ancora in corso” ha detto all’Ansa il presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche Vittoriano Solazzi, che non è tra gli indagati, commentando la richiesta di proroga dell’inchiesta sui fondi regionali. “Che ci fosse un’indagine – ricorda Solazzi – lo si sapeva dal momento in cui la Guardia di finanza è venuta a sequestrare tutti gli atti della contabilità dei gruppi consiliari; l’indagine è poi sfociata nell’iscrizione di quasi tutti i consiglieri nel registro degli indagati”. ”Per la complessità della vicenda la procura ha chiesto al Gip una proroga di sei mesi delle indagini, che è cosa assolutamente diversa da un avviso di garanzia e da una presunzione di colpevolezza a carico dei consiglieri”. A preoccupare il presidente del Consiglio regionale sono soprattutto “i tempi delle indagini, un fatto non indifferente”. Fra l’altro rimarca “l’Assemblea legislativa delle Marche è fra le più virtuose per quanto attiene le spese dei gruppi consiliari e i costi della politica, tanto da essere presa a modello di riferimento”. “Nutro profondissimi dubbi che ci possano essere stati reati nel comportamento dei consiglieri, tutt’al più qualche errore interpretativo o di gestione contabile, e questo al di là delle appartenenze politiche”. Ad ogni modo, conclude Solazzi, “la giustizia deve fare il suo corso, ma auspico che l’indagine si chiuda il più velocemente possibile”.

In data 12 settembre 2016 il gup di Ancona ha emesso una sentenza di non luogo a procedere per 55 imputati, assoluzione per 5 e disposto decreto di rinvio a giudizio per sei. Qui il link con sentenza e nomi



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