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Da diversi mesi ormai la Banca Centrale Europea sta alzando ripetutamente i tassi di interesse, per fronteggiare un’inflazione molto elevata. Una scelta che, se da un lato mira a contenere l’aumento generalizzato dei prezzi, dall’altro produce ripercussioni su mutui e prestiti di famiglie e imprese. Particolare apprensione destano i mutui, le cui rate per i tassi variabili, continuano a crescere.

Mutui in aumento

L’ultimo rialzo (50 punti), operato dalla la BCE lo scorso 2 febbraio, il quinto da luglio 2022, ha portato i tassi di interesse sulle operazioni di finanziamento principali e su quelle di finanziamento marginale rispettivamente al 3% e al 3,25%. Un altro aumento è atteso per il mese di marzo, e non sarà l’ultimo. Ciò dopo anni in cui i tassi erano rimasti stabili, se non negativi. Tali aumenti hanno effetto su altri tassi di interesse, presi come riferimento anche per i mutui. Come l’IRS, il parametro di riferimento dei mutui fissi, che ha raggiunto valori triplicati rispetto a inizio 2022. A risentire però maggiormente dei nuovi aumenti sono coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, indicizzato all’Euribor, il tasso interbancario di riferimento in Europa. L’impatto varierà per ciascun sottoscrittore di un mutuo, sulla base di quanto rimane del finanziamento e del numero di rate ancora da pagare.

Che cosa sono Euribor e IRS

L’Euribor, acronimo di Euro Interbank Offered Rate è il tasso di interesse indicato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile, che ha sostituito gli indici nazionali dal primo gennaio 1999. Riferimento fino al 1998 per l’Italia era il Ribor, ovvero il Rome Inter Bank Offered Rate.

L’IRS, che significa Interest Rate Swap è invece il valore di riferimento del tasso di interessi applicato ai mutui a tasso fisso. La banca che propone un mutuo a tasso fisso determina la quota percentuale del tasso d’interesse studiando le tabelle swap (letteralmente “scambio”, in questo caso di denaro) degli ultimi 15 anni e facendo una media. A tale quota viene aggiunto il punto percentuale dello Spread (in genere il differenziale di rendimento fra i BTP e Bund tedeschi) al momento della stipula del contratto. Esistono anche IRS a 20 anni o a 25 anni.

Differenza tra mutuo variabile e fisso

I tipi di mutuo differiscono in base al tasso di interesse applicato. In caso di mutuo a tasso fisso, il tasso di interesse resta costante per tutta la durata del mutuo, mentre in caso di muto a tasso variabile, questo può variare nel corso del contratto. Ciò significa che può oscillare verso un aumento ma anche una diminuzione rispetto al tasso di partenza, a seconda dell’andamento dell’Euribor. La rata del mutuo, invece dipende dal piano di ammortamento prescelto: esistono rate fisse con tassi variabili, rate costanti, ma anche crescenti o decrescenti, con tasso fisso.

In genere le banche (o le finanziarie) sono meno orientate a concedere mutui a tassi fissi, brevi o lunghi. Questo perché, nel lasso di tempo tra la stipula del contratto e la fine del rimborso, i mercati potrebbero subire forti stravolgimenti.

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Che cosa aspettarsi con il tasso fisso

Per chi ha già stipulato un mutuo a tasso fisso, la crescita dell’IRS non crea preoccupazione perché il tasso, fissato al momento della stipula del mutuo, non cambia. Il grande vantaggio di un mutuo a tasso fisso, soprattutto in un periodo di tassi in crescita, è la rata certa che non subisce variazioni nel corso del tempo. Potrebbe incontrare invece maggiori difficoltà chi dovesse stipulare un mutuo a tasso fisso ora, visto che l’IRS ha triplicato il suo valore rispetto a inizio 2022. Ci sono ancora, è vero, offerte interessanti, ma con rate più alte rispetto al passato. Possibili soluzioni alternative: allungare la durata del mutuo, riducendo così la rata mensile, scegliere un mutuo variabile, valutandone i rischi in una fase delicata come l’attuale, o ancora un mutuo a tasso misto, cioè un mutuo variabile con un range che permetta di contenere l’aumento della rata.

Che cosa aspettarsi con il tasso variabile

Per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile la rata viene ridefinita periodicamente, di solito ogni mese, sommando lo Spread all’Euribor del periodo di riferimento. Se l’Euribor cresce, salirà anche la rata, in base anche a quando si è stipulato il mutuo. Le rate di un mutuo a tasso variabile sono aumentate in media del 36%, passando da 456 euro a 619 euro mensili. Ad esempio, in seguito ai rialzi dei tassi operati dalla BCE per frenare l’inflazione, per un finanziamento a tasso variabile da 126mila euro rimborsabile in 25 anni, stipulato a gennaio 2022, la rata è “lievitata” in 12 mesi di 163 euro (dati del portale Facile.it). Cifra destinata, a quanto pare, a crescere ulteriormente.

Se il mutuo a tasso variabile continua a crescere

Esistono alcune possibilità di “limitare i danni” per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile:

Chiedere una surroga, operazione che permette di modificare i termini del mutuo, rivolgendosi a un’altra banca. Si potrebbe così trasferire il debito presso un altro istituto, variando tipologia, durata e tasso del finanziamento. Naturalmente, a rimanere fisso è il capitale residuo del mutuo trasferito.

Rinegoziare il mutuo con la banca attuale, passando da un tasso variabile a un tasso fisso o a un tasso misto, con rata protetta o con cap (meccanismi che consentono di fissare la rata a un valore massimo stabilito), limitando i rischi del variabile. Va detto che tale operazione non è obbligatoria per la banca con cui si è stipulato il mutuo, mentre potrebbe risultare più facile dopo aver richiesto un’offerta di surroga presso un’altra banca. C’è di più: la Finanziaria 2023 ha ripristinato, almeno per tutto l’anno in corso, la rinegoziazione di Stato, che dà diritto ai clienti con mutuo, in possesso di specifici requisiti, di rinegoziare il tasso del mutuo variabile portandolo a fisso senza il consenso della banca e a determinate condizioni, uguali per tutti.

Sia la prima che la seconda opzione non comportano spese extra, in quanto anche quelle del notaio previste per la surroga sono a carico della nuova banca.

Per quanti poi si trovassero in grosse difficoltà nel sostenere gli aumenti delle rate, sia per il costante aumento dei tassi, sia per sopraggiunte condizioni sfavorevoli (perdita o sospensione temporanea del lavoro, riduzione dell’orario di lavoro, invalidità, o morte di chi concorreva al pagamento della rata), esiste la possibilità di ricorrere al Fondo per la sospensione dei mutui prima casa. Si tratta di un fondo introdotto durante l’emergenza Covid e prorogato fino al 31 dicembre 2023 dall’ultima Legge di Bilancio, che prevede la possibilità di usufruire della sospensione del pagamento delle rate del mutuo fino a un massimo di 18 mesi.

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I liberi professionisti o i lavoratori autonomi dovranno dimostrare un calo del fatturato trimestrale superiore al 33%. Al Fondo è ammesso solo chi contrae un mutuo massimo di 400mila euro.

Ottenuto il diritto d’accesso, si potrà usufruire di un sostegno fino al 50% degli interessi maturati nel periodo di sospensione, oltre al congelamento del pagamento delle rate. Il sostegno è previsto anche per i mutui già ammessi ai benefici del fondo, a condizione che si sia ripreso il pagamento delle rate del mutuo negli ultimi tre mesi.



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