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Leggi il technical report “Mappatura degli strumenti finanziari per la transizione green”

Secondo tutte le stime preliminari degli investimenti e degli strumenti finanziari necessari all’Italia per il raggiungimento degli obiettivi europei Fit-for-55, l’ammontare del fabbisogno finanziario complessivo è superiore ai 100 mld di euro medi annui, dei quali solo una frazione può essere coperta dalle risorse dedicate del PNRR[1]. Quest’evidenza impone di definire una strategia di mobilizzazione di ingenti risorse finanziarie pubbliche (come incentivi; garanzie; crediti d’imposta ecc.) e private (come credito e investimenti mobiliari) condizionali al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, di efficienza energetica, di riconversione del sistema produttivo e di aumento della resilienza del Paese ai cambiamenti climatici[2].
Il mercato finanziario italiano ha una dimensione molto significativa: a fine 2022 lo stock di attività finanziarie del Paese ammontava complessivamente (al netto di biglietti e monete, riserve auree e depositi bancari) a 13,9 trilioni di euro[3] (7,3 volte il Pil[4]), dei quali poco meno di 2,2 trilioni rappresentato da titoli emessi dal settore pubblico. Guardando alle passività delle sole imprese non finanziarie lo stock in essere di titoli emessi ammontava a 150 mld e i prestiti a medio-lungo termine ammontavano ad ulteriori 204 miliardi. La capacità complessiva del Paese di gestire e allocare le risorse finanziarie accumulate è quindi enorme, ma altrettanto rilevanti sono i fattori che ne limitano il potenziale riorientamento a supporto della transizione energetica e produttiva imposta della sfida climatica.

 

Esistono infatti ancora notevoli barriere e ostacoli allo sviluppo di finanziamenti green. Un rapporto preliminare di ICF elaborato nel 2021 per il MEF ne individuava i principali nelle caratteristiche strutturali del mercato finanziario italiano[5]:

  • la scarsa capienza di progetti di investimento – a causa di difficoltà amministrative, lunghezza dei processi autorizzativi, limitata capacità e proattività della pubblica amministrazione;
  • la debolezza e l’incoerenza del quadro di politica industriale – con riguardo agli investimenti di riconversione produttiva e di adattamento green, la permanenza di incentivi e sussidi ai combustibili fossili;
  • la forte dipendenza del sistema produttivo dal credito bancario e la crescente selettività di erogazione di quest’ultimo – in conseguenza del persistere di una elevata incidenza di NPL, oltre a nuove disposizioni di vigilanza prudenziale in relazione ai rischi climatici fisici e di transizione: elementi che richiedono politiche che favoriscano il de-risking a favore del credito bancario destinato a investimenti sostenibili e agevolazioni alla loro cartolarizzazione;
  • la predominanza di PMI e di micro-imprese – che limita la diffusione dell’innovazione finanziaria e l’accesso al mercato dei capitali[6], rendendo necessario lo sviluppo di un mercato di mini bonds e l’incentivazione di investitori istituzionali specializzati (ELTIF/PIR);
  • le difficoltà di attivazione di Partnership Pubblico-Privato (PPP) – a causa di pratiche burocratiche che ne disincentivano la costituzione, nonché la limitata comprensione della loro utilità, dovuta all’assenza di assistenza e di iniziative di promozione/incentivazione soprattutto nei confronti degli enti locali[7].

Superare e rimuovere l’insieme di questi vincoli strutturali e normativi rappresenta la sostanza di una strategia finanziaria complessiva per la transizione climatica, che in Italia purtroppo ancora manca.

 

L’action plan proposto dal rapporto ICF si incardinava su due pilastri: (a) rendere verde la finanza (greening finance), ovvero rendere la transizione climatica l’asse strategico dell’azione di tutti gli attori del sistema finanziario; (b) finanziare la transizione (financing the green), ovvero accelerare la mobilizzazione di risorse private a sostegno delle politiche di decarbonizzazione e di riconversione verso un’economia sostenibile. I due pilastri si articolavano in ulteriori raccomandazioni di alto livello che possono essere raggruppate su quattro assi tematici principali:

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  • potenziare la conoscenza e la capacità operativa (knowledge and capacity) dei decision makers (istituzioni pubbliche, responsabili della regolamentazione, management e supervisori delle imprese, ecc.);
  • definire un policy framework coerente e affidabile;
  • favorire il reporting non-finanziario e la trasparenza;
  • incentivare lo sviluppo e la diffusione di prodotti finanziari sostenibili.

Leggi il technical report


NOTE

[1] ECCO, “Quanti investimenti sono necessari per decarbonizzare l’economia italiana? Un’analisi propedeutica alla revisione del PNIEC”, Technical paper (giugno 2023), https://eccoclimate.org/it/quanti-investimenti-sono-necessari-per-decarbonizzare-leconomia-italiana/ ; RSE, “Studi a supporto della governance del sistema energetico nazionale” (Dicembre 2021); Enel Foundation-Studio Ambrosetti, “Net-Zero E-economy 2050. Decarbonization Roadmaps for Europe: Focus on Italy and Spain” (August 2022); Confindustria, “Scenari e valutazioni di impatto economico degli obiettivi Fit-for-55 per l’Italia” (marzo 2023);

[2] ECCO, “Quale strategia finanziaria per la transizione climatica in Italia?”. Policy Brief (settembre 2023)

[3] A fine 2022, il totale delle attività finanziarie del Paese, al lordo anche di attività monetarie e riserve auree, ammontava invece a 18,9 tr. di euro. Cfr. Banca d’Italia, Relazione annuale 2022, Appendice, Tav.a5.3

[4] Il Pil italiano secondo Eurostat ammontava a fine 2022 a 1909 mld. Cfr. Eurostat Euroindicators (April 2023),

[5] Cfr. ICF, “Sustainable Finance and Investments for the Transition to a Green Economy.” (December 2021)

[6] La maggiore disponibilità di risorse interne che mette in grado le imprese di più grande dimensione di ottenere ratings ESG migliori e attirare le preferenze degli investitori, con effetti di spiazzamento delle imprese minori non necessariamente correlati ad una effettiva minore sostenibilità;

[7] C.Giorgiantonio. “Infrastructure and PPP in Italy: The Role of Regulation”, Journal of Infrastructure, Policy and Development (2019)

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Foto di Nattanan Kanchanaprat



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