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Capire dalla bolletta elettrica quanto sia effettivamente costata la ricarica di un’auto elettrica è più complicato di quanto si possa immaginare. E’ infatti necessario “depurare” il costo unitario a kWh di una serie di costi fissi che si sarebbero sostenuti comunque e raffrontare due bollette con e senza consumi legati all’auto. L’ha fatto per noi il professor Alessando Abbotto.

di Alessandro Abbotto∗ 

Qualche giorno fa ho analizzato la mia bolletta elettrica confrontando il periodo settembre-ottobre 2020, durante il quale non ho ricaricato a casa l’auto elettrica (a quell’epoca utilizzavo solo colonnine pubbliche), con lo stesso periodo del 2021, in cui ho ricaricato la batteria sempre a casa.

Il confronto ha registrato un maggiore consumo di +408 kWh e una maggiore spesa di +38 euro, corrispondente pertanto ad un costo unitario di 0,09 euro/kWh.  Nel mio caso, pertanto, questo è l’effettivo costo unitario di ricarica a casa.  Ho riportato la sintesi di questa analisi nella prima parte dell’articolo [VEDI].

Questo è il dettaglio della mia bolletta

Alla luce dei vari commenti riporto ora in maggior dettaglio tutte le voci della bolletta elettrica per completezza.

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Innanzitutto, mi scuso per l’eccessivo dettaglio ma ho preferito inserire tutte le voci in modo che chiunque possa verificare in maniera puntuale e confrontare compiutamente con la propria bolletta. Cercherò di essere il più chiaro e sintetico possibile.

Lo slalom fra costi fissi e costi variabili

Come ben spiegato anche in questo articolo di Vaielettrico,  la bolletta elettrica consiste di 2 voci principali (voci n. 1 e 2) oltre alla spesa per oneri di sistema e infine a imposte e IVA. Quanto riportato nella bolletta dipende sia dal contatore (sono quindi spese fisse) che dall’energia consumata (in kWh). Solo la prima, ovvero la spesa per la materia prima energia elettrica, dipende dal contratto personale scelto. Come vedete è, tutto sommato, una parte minoritaria del costo della bolletta, meno del 50%.

Per ciascuna di queste voci ho riportato la spesa e il consumo nel bimestre settembre-ottobre 2020 e il corrispondente valore per il 2021. Nelle ultime due colonne, in carattere rosso, ho infine riportato la differenza tra i due periodi come pure la differenza per unità di energia (kWh).

Come atteso la spesa fissa, ovvero la somma di tutte le voci dipendenti solo dal contatore, è rimasta sostanzialmente invariata. La spesa dipendente dal consumo è passata da 69 a 105 euro, per una differenza di 36 euro. Se dividiamo la maggiore spesa per l’incremento di kWh (+408 kWh) si ottiene il valore di 0,09 euro/kWh. In realtà la maggiore spesa, tenendo conto anche dell’IVA (che dipende anche dai kWh consumati) è di 38 euro. Il costo unitario, riportato al centesimo di euro per kWh, rimane comunque lo stesso.

L’importanza di ricaricare nei momenti giusti

Come già espresso nel primo articolo, il basso costo è dovuto al maggiore consumo di energia soprattutto nella fascia notturna e festiva, ovvero nei periodi nei quali effettivamente l’autovettura viene posta in ricarica. Grazie a questo utilizzo il costo unitario, al netto delle spese fisse legate al contatore, è risultato essere molto basso. Questo spiega i maggiori costi unitari che alcuni lettori hanno riportato nel caso in cui il consumo venga distribuito uniformemente nell’arco della giornata.

E quando le elettriche saranno dieci milioni?

Giustamente è stato posto il problema del carico sul sistema elettrico se tutte le future automobili elettriche venissero caricate di sera e nella prima parte della notte. Esiste a questo proposito un dettagliato studio di RSE, società controllata dal Gestore servizi energetici (GSE), che stima al 2030, su un parco circolante di 10 milioni di veicoli a batteria, l’impatto sul consumo totale di elettricità. La conclusione è che l’impatto previsto è molto modesto, meno del 5% (a livello mondiale è mediamente ancora più basso).

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Chiaramente l’aumento della domanda di picco in certi momenti della giornata può rappresentare in alcuni casi un problema. È quindi preferibile distribuire le ricariche sull’arco della giornata, sfruttando, laddove possibile, impianto fotovoltaici durante le ore diurne (quando il costo in questo caso è minore) e semmai restituendo di notte l’energia accumulata in eccesso (V2G). Due pratiche virtuose che, nei prossimi decenni, diventeranno sempre più comuni con l’incremento del parco circolante elettrico.

Il costo vero dell’aumento di potenza a 6 kW

Infine, un commento sulla potenza. Il mio contatore aveva, sia nel 2020 che nel 2021, una potenza di 6 kW. Da alcuni anni il costo dell’energia consumata non dipende più dalla potenza del contatore ma solo dai kWh consumati. Nel mio caso, come si può leggere in tabella, la quota potenza corrisponde a circa 20 euro a bimestre. Il passaggio da 3 a 6 kW incide pertanto per solo 5 euro al mese (a cui aggiungere solo all’inizio, una tantum, una spesa fissa di circa 100 euro, proporzionale all’aumento di potenza richiesto).

Docente presso Dipartimento di Scienza dei Materiali Centro di Ricerca Energia Solare MIB-SOLAR all’Università di Milano–Bicocca

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