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Consob, Paolo Savona: parla il “papà” del BTP autarchico-sovranista. BTP Valore, procede emissione

Il presidente della Consob Paolo Savona parla di inflazione, risparmio, tassi di interesse, debito pubblico.

Nell’incontro annuale con il mercato finanziario, oggi, venerdì 9 giugno, Savona – che può essere considerato anche tra i padri fondatori del concetto di BTP sovranista, mentre prosegue il collocamento del BTP Valore da parte del Mef – ha affrontato diversi temi, sottolineando, in tema di conti pubblici dell’Italia, la necessità e dell’urgenza di un avanzo primario.

Invece di perseguire una riduzione del debito pubblico, che avrebbe effetti certamente deflazionistici, è importante e urgente un rapido ritorno a un avanzo primario del bilancio statale, accompagnato da un andamento del nuovo indebitamento proporzionato all’andamento della crescita del Pil e del risparmio privato che lo deve accogliere“, ha detto il numero uno della Consob nel suo intervento, facendo notare al contempo come la capacità dell’Italia continui a essere sottovalutata.

La prova arriva ancora dal trend dello spread BTP-Bund.

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Una osservazione, quella di Paolo Savona, sicuramente non nuova.

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Savona su spread BTP-Bund e debito-Pil

Ma perchè questa sottovalutazione delle capacità dell’Italia continua a manifestarsi? Il problema è sempre quello: il rapporto debito-Pil del paese.  Che, secondo Paolo Savona, economista ed ex ministro del governo M5S-Lega, sarebbe meglio però risolvere con la strada dell’avanzo primario che con il taglio, per l’appunto, del debito pubblico.

“La sottovalutazione delle nostre capacità di fronteggiare gli shock politici, economici e finanziari, che si manifesta nello spread richiesto sul rendimento dei nostri titoli pubblici, (dunque nel trend dello spread BTP-Bund) non può essere individuata nell’insufficienza di competitività delle nostre imprese e di livello del risparmio interno, ma, come viene sovente ripetuto, nell’elevatezza del nostro debito di Stato rispetto al PIL”, ha detto il numero uno della Consob, nel giorno dell’incontro annuale della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa con il mercato finanziario.

“Ragioni di scambio strutturalmente favorevoli e capienza della nostra ricchezza finanziaria accumulata meritano una valutazione da parte di una ragione scevra di pregiudizi – ha continuato, ponendo l’accento anche sul fattore rappresentato dalla speculazione finanziaria – Sulle valutazioni incide invero l’assenza di un meccanismo di sostegno di ultima istanza caratterizzato da certezza degli interventi per contrastare gli attacchi speculativi, come testimonia la netta riduzione dello spread tra rendimenti BTP-Bund registrata dopo la decisione della Bce nel 2012 di intervenire in acquisto sui titoli pubblici”.

Il riferimento è all’insieme dei bazooka monetari che la Bce, all’epoca capitanata da Mr. Whatever It Takes Mario Draghi, lanciò per arrestare quella fuga dai BTP che si manifestò nel pieno della crisi dei debiti che travolse l’Eurozona.

“L’Italia ha dato il meglio di sé in ogni circostanza”

Riguardo alla sfida attuale, rappresentata dalla difficoltà delle banche centrali a riportare l’inflazione ai target prestabiliti, Paolo Savona ha messo in evidenza che l’impatto delle manovre di politica monetaria, ovvero dei rialzi dei tassi lanciati dalla Bce di Christine Lagarde, nel caso dell’Italia è stato compensato da iniziative di politiche fiscali espansive, che in Europa si sono concretizzate con il programma Next Generation EU.

“Parte del peso sopportato dalla politica monetaria nella ricerca della stabilità reale e finanziaria è stato alleggerito dall’avvio di politiche fiscali generose, tra le quali in Europa la NGEU (da noi PNRR)“.

Detto questo, “l’inflazione si è mantenuta fuori linea rispetto alle previsioni avanzate, come ammettono le stesse autorità monetarie, pur insistendo che la loro azione resta orientata al raggiungimento del target del 2% da esse stesse stabilito” e il “fatto che i tassi dell’interesse reali siano rimasti sempre negativi conferma che sarà il risparmio finanziario a subire il maggior costo del degrado monetario”.

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Ma Savona ha rimarcato per l’ennesima volta la propria fiducia nella capacità dell’Italia di farcela:

“Non è mai successo che l’Italia non sia stata capace di affrontare le difficoltà, molte delle quali ben più gravi di quelle che attualmente viviamo – ha detto nel discorso al mercato finanziario – Non si vede motivo per cui non possa farlo anche nelle attuali difficili circostanze internazionali dove, tra l’altro, i venti di guerra si sono messi a spirare con più forza, sotto la spinta dei mai sopiti egoismi nazionali”.

Ancora, “il Paese ha dato il meglio di sé in ogni epoca e in ogni circostanza. Perché oggi dovrebbe accadere il contrario, ben sapendo che disponiamo di risorse culturali e materiali che attendono solo di essere mobilitate?”.

Savona: inflazione come un’Idra dalle molte teste

Il punto è che “l’inflazione è come un’Idra dalle molte teste; se una viene tagliata e cauterizzata, agiscono le altre”, ha spiegato il numero uno della Consob, Paolo Savona.

Questo significa che, “se crescono i prezzi al consumo e si sterilizza l’eccesso di moneta, non si può impedire che l’aumento si trasferisca ai salari; se si riesce a calmierare il costo del lavoro, ma crescono i prezzi delle materie prime, l’Idra non cessa di operare. La politica non dispone di un Eracle, il gigante mitologico che affrontò l’Idra, né di uno Iolao, che cauterizzava con il fuoco le teste tagliate per impedire che ricrescessero”.

Paolo Savona ha rimarcato in questa situazione la necessità che i gruppi dirigenti privati e pubblici dell’economia lavorino non solo contro “gli effetti negativi dell’inflazione sul risparmio e sul funzionamento del mercato finanziario”, ma anche su altri aspetti, “perché la storia insegna che un’elevata inflazione crea i presupposti anche per una deformazione della democrazia e
l’emersione di forme di violenza sociale, che danneggerebbero tutti”.

In ogni caso, “una politica economica che intenda interrompere gli effetti a catena dell’inflazione dovrebbe cercare consenso
distinguendo la parte esogena da quella endogena“.

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Il numero uno della Consob, a tal proposito, ha ricordato che, “negli anni 1970, a seguito dell’aumento dei prezzi dell’energia, fenomeno che caratterizza anche l’attuale processo inflazionistico, furono distinte le spinte di provenienza esterna (la ‘tassa dello sceicco’, che oggi sarebbe la ‘tassa di guerra’) e quelle nascenti dall’interno (come fu la ‘scala mobile’ e oggi i ‘vincoli all’offerta’), impegnandosi ad accettare le conseguenze sui redditi delle prime, con accordi che fissavano l’inflazione ‘programmata’, e a rimuovere le cause delle seconde, operando sugli strumenti tradizionali”.

Il punto è che, in un contesto in cui i ” Governi hanno il potere, sovente invocato e talvolta praticato, di bloccare la trasmissione degli aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi al costo dei fattori di produzione, capitale e lavoro”, va ricordato che un esercizio errato di questo potere potrebbe provocare “conseguenze negative al buon funzionamento dell’economia reale
e finanziaria, producendo danni superiori a quelli della stessa inflazione”.

Allo stesso tempo, ha detto Savona parlando all’indomani dei numeri dell’Eurostat che hanno confermato come l’Eurozona sia entrata in recessione tecnica, “abbattere l’inflazione senza creare depressione e squilibri sociali è compito assai arduo, che richiede un forte impegno politico nello scegliere un livello accettabile di equità distributiva, che trovi consenso nei cittadini e possacontinuare a poggiare sulla capacità”.

La piaga dell’inflazione è stata ricordata mettendo in evidenza che, “nel solo 2022 i prezzi dei beni di consumo sono cresciuti mediamente dell’8,7% (di cui il 5% attribuibile alle fonti di energia), il costo del lavoro dell’1%; il gettito tributario del 9,8% e il reddito disponibile del 6%”.

Di fatto, “gli aumenti del costo della vita si sono trasmessi alla tassazione, ma non ai salari, che hanno finora mostrato maggiore rigidità”, e “la ricchezza finanziaria continua a registrare un grave depauperamento del suo valore reale”.

E’ vero che “pur tra le tante difficoltà, il capitale produttivo ha saputo e potuto reagire, migliorando la profittabilità e fungendo da serbatoio di valore dei risparmi in esso investito”, ma “quella parte di risparmio che ha preso altre destinazioni non ha trovato analoga valorizzazione, alterando i programmi di ciclo vitale dei redditi e dei risparmi degli individui e delle famiglie, secondo le linee di pensiero che hanno valso a Franco Modigliani il Nobel per l’economia“.

“Né l’assistenza pubblica, pur avendo agito, ha potuto compensare i danni causati dall’inflazione per i vincoli oggettivi all’aumento della spesa pubblica, delle entrate e dell’indebitamento“.

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D’altronde “le politiche fiscali, come quelle monetarie, non possono essere usate nella dimensione necessaria ad annullare gli effetti dell’inflazione sui bilanci degli individui e delle famiglie, sollecitando il ricorso a soluzioni alternative”.

Savona, tra i padri del BTP Valore?

Va detto a tal proposito che, in un certo senso, Paolo Savona può essere considerato tra i papà del concetto del BTP sovranista, chiamato anche BTP autarchico o patriottico, a cui il governo Meloni sta lavorando, per cercare di convogliare il ricco risparmio degli italiani verso i titoli di stato italiani.

La questione non è stata mai così attuale, in un momento storico in cui, proprio a causa dell’inflazione, la Bce di Christine Lagarde, tra mille polemiche, è stata costretta ad abbandonare il ruolo salvifico che aveva svolto durante il periodo della crisi dei debiti sovrani con una politica monetaria fatta di  tassi di interesse negativi e QE, per inaugurare una nuova era di strette monetarie e di Quantitative Tightening.

Il governo Meloni non è rimasto certo con le mani in mano, lanciando il BTP Valore

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In particolare, in un intervento in pieno periodo di pandemia Covid-19, Paolo Savona aveva proposto per l’appunto i cosiddetti BTP di guerra:

“Il risparmio italiano ha mostrato storicamente una forte resilienza agli shock, collegandosi alle esportazioni e dando vita a un centro rilevante di sua formazione nel saldo attivo di parte corrente della bilancia con l’estero”.

Savona si era chiaramente espresso sulla necessità di convincere gli italiani a partecipare alla piaga del debito pubblico:

“E’ auspicabile che si agisca in due direzioni: a) emettere obbligazioni pubbliche irredimibili (consols), strumento tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata. Esse potrebbero riconoscere un tasso dell’interesse, esonerato fiscalmente, pari al massimo dell’inflazione del 2% che la BCE si è impegnata a non superare nel medio termine; b) agevolare la formazione di capitale di rischio in sostituzione dell’indebitamento”.



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