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Per una volta non siamo ultimi, anzi. L’Italia cresce più delle attese e l’aumento del Pil supera quello dei nostri principali vicini, Spagna, Germania, Francia, soprattutto se il confronto è con il periodo pre-pandemia.

Tra la fine del 2019 e il terzo trimestre del 2022 il nostro prodotto interno lordo, tra crolli e rimbalzi, è salito dell’1,84 per cento, oltrepassando nella primavera di quest’anno la Francia, che alla fine ha visto un progresso solo dell’1,11 per cento.

Ancora peggio ha fatto la Germania, che ha messo a segno un +0,33 per cento, principalmente a causa delle deludenti performance post Covid, dopo avere resistito meglio nel 2020.

La Spagna, poi, ancora non si è ripresa dopo la recessione in doppia cifra di due anni fa, e il suo Pil a fine settembre era ancora del 2,02 per cento più basso di quello del dicembre 2019.

Dati Eurostat, crescita tra fine 2019 e fine 2021 e poi nei successivi tre trimestri

Attenzione, però, i Paesi di cui stiamo parlando rappresentano sì le maggiori quattro economie dell’Unione europea, che insieme formano quasi il 63 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione, tuttavia non possiamo ignorare le altre ventitré, così come quelle di importanti realtà extra-UE.

Gran parte di esse si sono espanse ben più dell’Italia, al punto che la crescita media dell’Unione europea nello stesso periodo è stata del 2,82 per cento.

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Vi è quella che potremmo chiamare nuova Europa, o meglio, Europa emergente, che non coincide strettamente con quella orientale, perché include anche quella scandinava e i Paesi Bassi, e che surclassa noi, i francesi, i tedeschi.

L’Irlanda, naturalmente, come ormai è da un paio di decenni, ma anche la Croazia, la Polonia, la Lituania, e molti altri, il cui Pil rispetto alla vigilia della pandemia è aumentato di più del cinque per cento, nel caso croato e irlandese anche in doppia cifra.

Dati Eurostat

Questo non sminuisce certamente il dato italiano, in fondo è giusto confrontarsi con le solite grandi economie, ma lo mette in prospettiva.

Una prospettiva che deve tenere conto anche di cosa provoca tale crescita. E anche in questo caso vi sono evidenze molto lusinghiere per l’Italia.

L’aumento del Pil, infatti, è stato trainato non tanto dalla spesa pubblica, che è salita meno di quanto abbia fatto in Germania, Francia, Spagna, ma dagli investimenti, che si sono incrementati in meno di tre anni del 18,9 per cento, favoriti dalle garanzie pubbliche, dalle aspettative sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, dai bonus per l’edilizia.

Dati Eurostat
Dati Eurostat

Certo, il mattone conta molto, il valore aggiunto nelle costruzioni nello stesso periodo, non a caso, ha avuto un balzo superiore al venticinque per cento, contro una media europea del 0,45 per cento.

Tuttavia gli altri risultati più positivi riguardano il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+7,88 per cento) e dei servizi di informazione e comunicazione (+6,2 per cento). In sostanza, quindi, ad essere cresciuti bene sono stati anche i servizi avanzati, dalla consulenza alla ricerca, dalla pubblicità alla grafica alle attività legali, nonché le telecomunicazioni e tutto ciò che è informatica e sviluppo software.

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In questi ultimi casi, però, mediamente in Europa hanno fatto di meglio, visto che vi è stato un incremento di ben il 15,05 per cento.

Hanno invece sofferto il commercio e soprattutto le attività artistiche e di intrattenimento (-9,96 per cento), che ancora non si sono riprese dal grande gelo delle restrizioni anti-Covid.

Dati Eurostat

Le ombre non si possono negare, certo. Cosa succederà quando questa nuova mini-bolla del mattone si sarà esaurita? Tuttavia non è solo l’edilizia a trainare, e in ogni caso non dobbiamo fare l’errore di pensare che non vi possa essere aumento della produttività anche in quei comparti apparentemente meno avanzati, come le costruzioni, in cui in passato ha latitato.

La produttività, appunto, quell’elemento che è alla base della crescita e che dalla fine del 2019 a oggi è riuscita ad aumentare dell’1,62 per cento, se misurata in termini di Pil per lavoratore. Non è solo un risultato migliore di quello spagnolo, tedesco, francese, negativo, ma anche di quello medio europeo (+0,92 per cento).

E, soprattutto, questo incremento è maggiore di quello che si è verificato in Italia in tutti gli anni tra il 2008, la vigilia della Grande Recessione, e il 2019, la vigilia della pandemia, quando, anzi, il Pil nel nostro Paese crebbe meno del numero di lavoratori.

Fu un risultato dovuto al catastrofico periodo 2010-2013, quando la produttività addirittura scese del 2,43 per cento, ma non recuperò neanche durante la ripresa, quando aumentò solo dello zero virgola.

Il risultato lo conosciamo: per non trasferire gli effetti della crisi e della successiva crescita asfittica sull’occupazione, già bassa, diminuirono le ore medie lavorate (da qui l’aumento della produttività oraria) e soprattutto non progredirono i salari.

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Non sono saliti molto neanche dal 2019 a oggi, sia chiaro, ma avere una produttività che aumenta finalmente in modo simile a quella degli altri Paesi è la conditio sine qua non per sperare di avere in futuro stipendi migliori.

Dati Eurostat
Dati Eurostat, numeri non in scala tra i vari grafici

Questi fondamentali positivi rischiano di non essere strutturali senza una governance adeguata. Ricordiamoci che sono stati raggiunti anche grazie a un aumento del rapporto debito/Pil superiore a quello medio europeo, visto che questo indicatore arriverà al 144,6 per cento quest’anno, il 10,5 per cento in più che nel 2019, e a un deterioramento del tre per cento del saldo primario, che era positivo dell’1,9 per cento allora e sarà diventato negativo per l’1,1 per cento entro fine 2022, almeno se prendiamo per buone le stime della Commissione Europea,

I dati, infatti, sarebbero ancora peggiori se usassimo come riferimento la Nota di Aggiornamento al Def del governo.

Dati Eurostat

Considerando che i nostri creditori si aspettano un aggiustamento dei conti pubblici nei prossimi anni e che finirà l’espansione del settore delle costruzioni, non ci sono tesoretti da dissipare.

Abbiamo l’obbligo di usare i traguardi conseguiti per rinforzare ulteriormente i punti in cui i risultati raggiunti sono stati migliori, come la maggiore produttività dei servizi avanzati. Per questo, però, avremmo bisogno di una classe politica all’altezza, il che costituisce una sfida a sé stante molto difficile da vincere per il nostro Paese.



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