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La diffusione degli investimenti sostenibili è in crescita a ogni livello: tanto tra gli investitori istituzionali quanto nel segmento retail. L’interesse è in costante aumento, anche se per rafforzare la decisione verso certe scelte sarebbe importante potenziare l’educazione finanziaria e l’informazione sui prodotti SRI. A tal proposito l’opinione dell’esperto Bicciato fornisce una panoramica sullo quello che è lo scenario attuale.

L’intervista all’esperto

Si parla sempre più di sostenibilità, ma in pratica a che punto siamo oggi con la conoscenza e l’utilizzo degli investimenti sostenibili nei mercati finanziari?

Negli ultimi anni la pratica dell’investimento sostenibile e responsabile (SRI) sta registrando una crescita significativa, sia tra gli investitori istituzionali, sia nel segmento retail.

Per quanto riguarda i primi, sempre più operatori finanziari sono interessati a integrare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle strategie e nei processi d’investimento. Per esempio, dall’ultima edizione dello Studio Eurosif sulla finanza sostenibile in Europa è emersa un’importante progressione dell’engagement, che implica il dialogo dell’investitore con le aziende investite fino all’esercizio del voto nelle assemblee degli azionisti: questo dato segnala un aumento dell’interesse a influenzare le politiche aziendali sui temi di sostenibilità.

Cresce anche il retail, che è passato dal 3 a oltre il 30% del mercato SRI in Europa tra 2013 e 2017. Tuttavia, i margini di progresso sono ancora molto ampi: come evidenziato da diverse edizioni di una ricerca condotta con BVA Doxa, la maggior parte dei risparmiatori italiani reputa i temi di sostenibilità molto importanti nelle attività finanziaria, ma porzioni ancora minoritarie sottoscrivono prodotti SRI.

Per tradurre l’interesse per la sostenibilità in concrete scelte d’investimento occorre potenziare educazione finanziaria e informazione sui prodotti SRI

Puntare sui criteri ESG nelle logiche di investimento offre solo vantaggi etici o ci sono anche riscontri tangibili in termini di rendimento?

Un numero crescente di indagini di mercato e di ricerche accademiche dimostra che in molti casi l’investimento sostenibile presenta rendimenti in linea o superiori a quelli di mercato. Inoltre, l’integrazione dei criteri ESG nella selezione degli investimenti consente di individuare e prevenire una serie di rischi (per esempio fisici, legali e reputazionali) che la sola analisi finanziaria non è in grado di intercettare: l’effetto è una riduzione del rischio dell’investimento.

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Quali temi approfondirete in particolare nell’ottava edizione della Settimana SRI in programma nel mese di novembre a Milano?

Quattro sono i temi principali: cambiamento climatico, Unione Europea, Terzo Settore e previdenza.
La Settimana SRI si aprirà il 12 novembre a Roma in Senato con una riflessione sulla relazione tra cambiamento climatico e finanza sostenibile: con l’occasione presenteremo i risultati di un’indagine condotta con BVA Doxa sulla propensione dei risparmiatori italiani a tenere in considerazione i temi ambientali e climatici nelle scelte d’investimento.

Il 13 novembre a Milano presenteremo un manuale che raccoglie la sintesi e i risultati di “Cantieri ViceVersa”, un progetto promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore in collaborazione con il Forum: lo scopo è costruire una solida rete relazionale tra Enti di Terzo Settore e operatori finanziari.

La giornata dedicata all’Europa è il 19 novembre: il convegno approfondirà gli sviluppi del Piano d’Azione UE sulla finanza sostenibile, concentrandosi su implicazioni finanziarie e impatti per il mercato italiano. Con l’occasione sarà presentato un manuale elaborato dal Forum a partire da un gruppo di lavoro multi-stakeholder.

L’evento conclusivo della Settimana SRI, a Roma, sarà rivolto al settore della previdenza, con la presentazione della quinta edizione dell’indagine sulle politiche d’investimento sostenibile dei piani previdenziali italiani.

L’Europa è riuscita a guadagnare un bel vantaggio e un primato importante rispetto agli altri negli investimenti sostenibili: è ancora così ad oggi?

Secondo la Global Sustainable Investment Review – che fotografa il mercato della finanza sostenibile a livello globale – circa metà degli asset gestiti con strategie d’investimento sostenibile sono allocati in Europa.

Inoltre, le istituzioni europee, e in particolare la Commissione, stanno conducendo un ampio programma di riforme volto a sostenere lo sviluppo della finanza sostenibile in Europa. Con la sottoscrizione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e dell’Accordo di Parigi sul clima nel 2015, infatti, l’Unione Europea ha posto la sostenibilità ambientale e sociale al centro delle proprie politiche.

Per centrare gli obiettivi al 2030 concordati nell’ambito dell’Accordo di Parigi, la Commissione ha stimato che occorreranno €180 miliardi di investimenti annui in aggiunta a quelli già stanziati: pertanto, il coinvolgimento del settore privato sarà essenziale. A marzo del 2018 la Commissione Europea ha pubblicato un Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile, una vera e propria tabella di marcia con misure specifiche e relative scadenze.

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Per il momento l’attenzione si è concentrata su tre aspetti: introduzione di un sistema di classificazione delle attività eco-compatibili – la cosiddetta “tassonomia” –  benchmark climatici e disclosure ESG da parte degli investitori istituzionali. Su benchmark e disclosure l’iter legislativo è già concluso; più controversa la questione della tassonomia. In ogni caso, l’azione dell’Unione Europea sta già inducendo gli operatori  ad adeguare le proprie politiche d’investimento alle nuove disposizioni.

Quale ruolo può giocare il consulente finanziario nel piano di diffusione della sostenibilità e quali input dovrebbero ispirarlo maggiormente?

In Italia il consulente finanziario ha un ruolo molto importante nelle scelte di investimento dei risparmiatori: come emerso dall’indagine “Donne e finanza sostenibile” svolta con BVA Doxa, l’86% degli investitori retail si affida a un consulente finanziario indipendente o della propria banca e assicurazione; il 46% investe solo in prodotti consigliati. Le percentuali salgono rispettivamente all’89% e al 50% per la risparmiatrici.

Per quanto riguarda l’SRI, la figura del consulente finanziario è importante per una serie di motivi: anzitutto, per guidare alla comprensione dei temi ESG i clienti che non ne hanno grande conoscenza e per fornire approfondimenti ai clienti già sensibilizzati. In tal senso, i consulenti possono essere proattivi nel proporre prodotti d’investimento sostenibile: dall’indagine BVA Doxa è emerso che l’84% degli intervistati è disponibile a investire in prodotti SRI, ma solo il 31% ha ricevuto proposte commerciali in tal senso.

Inoltre, i consulenti possono fornire assistenza ai clienti nella compilazione del questionario di profilatura inserendo i temi di sostenibilità.

Infine, i consulenti hanno la capacità di trovare l’opportuna combinazione tra obiettivi di investimento e preferenze ESG dei clienti.



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