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Lo scorso agosto oltre 200 attivisti provenienti dal Portogallo e da Paesi tra cui la Francia e il Cile si sono riuniti per protestare contro la miniera a Barroso, in Portogallo, che potrebbe diventare uno dei maggiori produttori europei di litio

Nella regione settentrionale del Barroso, in Portogallo, una miniera potrebbe diventare uno dei maggiori produttori europei di litio, che viene utilizzato nelle batterie dei veicoli elettrici e in altre tecnologie pulite. Gli attivisti locali, in Portogallo e altrove – attraverso proteste, azioni legali o semplicemente rifiutandosi di vendere o affittare la terra necessaria – sono determinati a fermare lo sviluppo delle miniere, e questo minaccia di rallentare la transizione verde dell’Unione europea. La loro opposizione potrebbe anche vanificare i piani Ue per ridurre la dipendenza dalla Cina, producendo in proprio una maggiore quantità di materie prime necessarie per tecnologie come le auto elettriche.

IL PORTOGALLO È IL MAGGIORE PRODUTTORE EUROPEO DI LITIO

Con 60.000 tonnellate di riserve conosciute, il Portogallo è già il più grande produttore europeo di litio, che tradizionalmente viene estratto per la ceramica. Barroso – i cui rigogliosi pascoli montani sono un sito patrimonio dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura – contiene uno dei giacimenti più ricchi, e proprio in quell’area l’azienda Savannah Resources, con sede a Londra, vuole costruire 4 miniere a cielo aperto, che siano in grado di produrre ogni anno abbastanza litio per circa mezzo milione di batterie per veicoli elettrici.

“Tutti gli occhi sono puntati su un progetto come questo, è un test chiave per il Portogallo e per l’intera Europa”, ha commentato Martin Jackson, responsabile materie prime per batterie della società di consulenza CRU. I piani di Savannah nel maggio scorso hanno ottenuto una valutazione favorevole da parte dell’APA, l’agenzia portoghese per l’ambiente. 

IL CRITICAL RAW MATERIALS ACT DELL’UNIONE EUROPEA

Il Critical Raw Materials Act, il progetto di legge sulle materie prime critiche pianificato dalla Commissione europea, vedrebbe l’Ue estrarre almeno il 10% del litio, cobalto e materiali simili che utilizza entro il 2030 e raffinarli e riciclarli maggiormente, man mano che la concorrenza globale per queste risorse cresce. Michael Schmidt, analista senior dell’agenzia tedesca per le risorse minerarie DERA, ha affermato che i progetti minerari attuali e pianificati potrebbero coprire il 25-35% della domanda di litio Ue entro il 2030, anche se raggiungere l’obiettivo del 10% per materiali come nichel e cobalto sarà più difficile.

Riferendosi al progetto Barroso e ad un altro in Francia, Schmidt ha detto che “sarebbe un disastro se uno dei due non avesse successo. Anche se l’Europa riuscisse a procurarsi i minerali altrove, quali sarebbero i costi? I fornitori potrebbero dettare prezzi e condizioni”.

Le riserve di litio del Portogallo hanno “un ruolo importante da svolgere” nel raggiungere l’obiettivo Ue, ha affermato il ministero dell’Ambiente portoghese, aggiungendo che le nuove miniere porteranno denaro e posti di lavoro per le comunità locali. Il ministero ha aggiunto che, nel progetto, si stanno impegnando “i più alti standard sociali e ambientali”.

L’OPPOSIZIONE ALLE MINIERE NEI PAESI EUROPEI

L’opposizione ai progetti minerari in altre parti d’Europa si è concentrata anche sui danni ambientali. Il mese scorso l’attivista climatica Greta Thunberg ha protestato contro il progetto di sviluppare un enorme deposito di metalli delle terre rare a Kiruna, nell’estremo nord della Svezia, che gli indigeni Sami della zona hanno denunciato come “colonialismo”.

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Il portavoce della compagnia mineraria statale LKAB, Anders Lindberg, ha affermato che ciò ridurrebbe al minimo gli effetti sui Sami, che senza nuove miniere per accelerare l’elettrificazione si troverebbero ad affrontare le minacce derivanti dall’accelerazione del cambiamento climatico al loro stile di vita tradizionale.

Savannah ha descritto il via libera dell’APA al suo progetto Barroso come “una pietra miliare”, anche se è soggetto a condizioni riguardanti la rimozione della vegetazione e l’uso dell’acqua del fiume. Savannah, però, dovrà faticare per convincere i residenti locali, che ha detto che si opporrà al progetto e all’APA in tribunale. L’azienda – che mira ad avviare la produzione a Barroso nel 2026 – ha stanziato 40 milioni di dollari per progetti comunitari e ha sottolineato altri vantaggi, tra cui la costruzione di una nuova strada.

LA PROTESTA DI AGOSTO CON 200 ATTIVISTI DA TUTTO IL MONDO

Lo scorso agosto un campeggio annuale contro la miniera organizzato dall’UDCB ha riunito i residenti e oltre 200 attivisti provenienti dal Portogallo e da Paesi tra cui la Francia e il Cile, ricco di litio. Gridando “Barroso non è in vendita” e “Savannah, vattene dalle nostre montagne”, i manifestanti hanno marciato attorno al villaggio di Covas. Alcuni portavano dei teschi di animali, per evidenziare che la miniera minaccerebbe la fauna della regione. Gunilla Hogberg Bjorck – che rappresenta gli oppositori del progetto Norra Karr sulle terre rare della Svezia meridionale, sostenuto dal 2009 dalle preoccupazioni che potrebbe inquinare l’acqua potabile – teme che la spinta dell’Unione europea per l’indipendenza mineraria sarà “una catastrofe per il diritto ambientale. I politici ascoltano chi grida più forte e chi ha più soldi, cioè l’industria mineraria”.

LA SITUAZIONE DELLE MINIERE ITALIANE

Per quanto l’Italia, il progetto di renderla il più autonoma possibile sui materiali critici e le terre rare da Paesi come Cina e Turchia procede a rilento, malgrado il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, abbia assicurato che entro le fine dell’anno ci saranno le norme per riaprire le nostre miniere e che si sta già provvedendo all’aggiornamento delle mappe. Qualcuno ha interpretato quelle parole con “miniere aperte entro fine anno”, ma è difficile credere che sarà così perché, anche nel caso in cui si svolga tutto senza alcun intoppo, si potrebbe concludere l’iter autorizzativo e avviare le attività non prima di 2-3 anni.  Anche perché i minatori italiani sono sempre meno (attualmente sono circa 3.000, ma includono anche quelli delle cave) e per svolgere questa tipologia di lavoro molti stanno iniziando a cercare tra i figli dei minatori in pensione.

Tra Campania e Lazio c’è una distesa di fluidi preziosi e ricchi di litio, ma non se ne conosce ancora il quantitativo e quindi non è possibile dire se sia conveniente procedere. A Campagnano, a due passi da Roma, Enel sta effettuando i primi test di verifica per un’eventuale estrazione e ha ottenuto un permesso di ricerca dalla Regione insieme alla multinazionale australiana Altamin. La prima fase si è concentrata sui rilievi dell’azienda – che risalgono a 30 anni fa -, ora si procederà sul campo ed entro fine anno si capirà se ci siano le condizioni per investire, dal momento che i costi di produzione sono uno dei maggiori problemi delle miniere italiane.

In Valsesia si cercheranno invece rame, nichel, oro, argento e platino. La Ivrea Minerals Pty ha avviato le pratiche con la Regione Piemonte per un piano denominato “Alpe Laghetto”, mentre un secondo progetto viene portato avanti dalla torinese Cresta Minerals Italy. Anche qui, però, servirà tempo: per avviare un’attività estrattiva da zero, infatti, possono passare anche decine di anni, e per questo la priorità delle imprese è operare sulle miniere esistenti. Il ministro Urso e l’Unione europea vogliono portare questo tempo a 2 anni.

Nel frattempo, molte miniere sono diventate dei “musei”, mentre altre hanno bloccato l’estrazione 30 anni fa. Parallelamente, bisogna lavorare all’aggiornamento della Carta mineraria d’Italia e del suo database, e solo in seguito verrò definita una vera e propria strategia mineraria nazionale. Il tutto in attesa che venga approvato il Critical Raw Materials Act, che dovrebbe chiudersi entro fine anno.



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