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Con questa interessante sentenza, il Tribunale di Verona, con una delle prime applicazioni giurisprudenziali della c.d. “riforma Cartabia” sul “rito famiglia”, si pronuncia sulla domanda con la quale i ricorrenti hanno chiesto che sia pronunciata sentenza di separazione personale, alle condizioni da loro concordate e riportate nel dettaglio nel ricorso, e, susseguentemente la sentenza di scioglimento (rectius, cessazione) degli effetti civili del loro matrimonio, senza però esplicitare le condizioni di divorzio da loro concordate.

Il Tribunale scaligero, nel provvedere in senso favorevole ai ricorrenti, si pone il problema relativo all’ammissibilità del cumulo della domanda di separazione e di quella di divorzio nei ricorsi congiunti, sulla base della disciplina ad essi riservata dal D.Lgs. n. 149/2022.

Trattasi di questione controversa.

In dottrina, a favore dell’ammissibilità del cumulo, v. M. Paladini, Il simultaneus processus di separazione e divorzio, in AA.VV., La riforma del processo e del giudice per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Il decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, a cura di C. Cecchella, Torino; F. Tommaseo, Separazione e divorzio: domande cumulate anche nel ricorso congiunto?; F. Danovi, Per l’ammissibilità della domanda congiunta (cumulata) di separazione e divorzio (prime riflessioni nell’era della riforma Cartabia), in Fam. dir., 2023, 487 ss.; in giurisprudenza, v. il verbale della riunione ex art. 47 quater ord. giud. della Prima Sezione del Tribunale di Genova, in www.aiaf-avvocati.it; Trib. Milano, 5 maggio 2023. Nel senso contrario, in dottrina, v. C. Cecchella, La babele delle lingue sulla domanda condivisa di separazione e scioglimento del matrimonio formulate in un unico procedimento, in www.altalex.com; A. Neri, Sub art. 473-bis. 51, in Provvedimenti relativi alle persone, ai minorenni e alle famiglie, a cura di R. Donzelli e coordinato da G. Savi, Milano, 2023, § 4).

La questione è stata oggetto anche di un recente rinvio pregiudiziale alla Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 363-bis c.p.c. (Tribunale Treviso Sez. I, 1 giugno 2023, in Fam. e Dir. 2023, 7, 643 nota di Danovi, Al Mureden).

Secondo il Tribunale veronese, la formulazione dell’art. 473- bis. 51 c.p.c. è talmente ampia da consentire di ritenere cumulabili nel ricorso congiunto tutte le domande rientranti nel suddetto elenco, purché tra loro compatibili, quali sicuramente solo quella di separazione e quella di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (non altrettanto potrebbe dirsi invece, ad esempio, per una domanda di separazione e una domanda di scioglimento dell’unione civile).

Se si condivide tale lettura si perviene allora ad una conclusione opposta a quella indicata dall’indirizzo restrittivo: nei procedimenti congiunti la cumulabilità delle domande tra loro compatibili costituisce la regola mentre in quelli contenziosi è l’eccezione.

A sostegno dell’indirizzo restrittivo sono state addotte anche ragioni di diritto sostanziale.

Si è infatti affermato che se si avallasse la tesi estensiva, pur in difetto di previsione normativa esplicita in tal senso e di una puntuale indicazione da parte della legge delega sulla possibilità del cumulo delle domande di separazione e divorzio nei procedimenti su ricorso congiunto, si opererebbe in deroga al principio di indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale, più volte affermato dalla Suprema Corte (l’indirizzo è stato avviato da una pronuncia alquanto risalente nel tempo, Cass. 11 giugno 1981, n. 3777, ed è stato ribadito da ultimo da Cass. 26 aprile 2021, n. 11012).

Va però evidenziato che una simile obiezione muove dalla premessa che l’ipotesi del cumulo non sia stata contemplata né nella legge delega né nel decreto delegato ma, una volta che si affermi il contrario, per le ragioni anzidette, deve trarsi la conseguenza che, in realtà, il legislatore della riforma ha inteso proseguire nel percorso di graduale, ma incessante, superamento del principio di indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale di cui all’art. 160 c.c., avviato alcuni anni fa.

È opportuno infatti rammentare che già con l’art. 6 del D.L. 12 settembre 2014, n.132, convertito nella L. 162/2014, che ha introdotto, nel nostro ordinamento la negoziazione assistita volontaria nella materia matrimoniale, quel principio, come è stato osservato da diversi commentatori, è stato messo in discussone per la prima volta.

Con quella novella infatti fu rimessa alla disponibilità delle parti non solo la materia del divorzio, nei casi di cui all’art. 3, lett. b) L. n. 898/1970, ma anche le statuizioni, personali ed economiche, che riguardano la prole minorenne o affetta da handicap, sia pure prevedendo per questi casi, in aggiunta al controllo del P.M., quello, eventuale, del Presidente del Tribunale.

Risulta, quindi, piuttosto evidente come l’estensione dell’ambito di operatività dell’autonomia negoziale anche nei procedimenti congiunti, nei termini sopra ricostruiti, si inserisca perfettamente in una simile tendenza evolutiva del diritto sostanziale matrimoniale. In dottrina, si è osservato (Tommaseo, Separazione e divorzio, cit.) che la possibilità di regolare consensualmente gli effetti derivanti dalla separazione e dal divorzio è consentita dall’art. 473-bis.51 c.p.c., sicché il cumulo consensuale renderebbe «legittimo l’esercizio dell’autonomia privata anche in questo contesto fermo restando che l’efficacia di tali accordi è data dalla sentenza con la quale il tribunale omologa e “prende atto” degli accordi intervenuti tra le parti»6 .

Il Tribunale Veronese ha ancora osservato che non costituisce un ostacolo al cumulo di domande di separazione e divorzio nei ricorsi congiunti la mancanza di una disciplina dell’iter da seguire dopo la pronuncia della separazione perché tale incertezza caratterizza anche i procedimenti contenziosi in cui siano cumulate le medesime domande. Essa peraltro è già stata risolta, con riguardo a questi ultimi, in via interpretativa ritenendo che occorra procedere all’adozione di una sentenza, necessariamente parziale, di omologa della separazione e di una contestuale ordinanza di rimessione sul ruolo per la prosecuzione della fase divorzile davanti al giudice relatore in una udienza da tenersi a distanza di almeno sei mesi dalla omologa della separazione, al fine di rendere procedibile la domanda di divorzio. Il medesimo iter può essere seguito nei procedimenti su ricorso congiunto in cui siano proposte sia la domanda di separazione che quella di divorzio.

Esito

Accoglimento

Riferimenti normativi

Art. 473 bis.51 c.p.c.

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