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Pensioni fino a mille euro: come difendersi dal pignoramento dei creditori e del fisco.

Esiste una profonda discriminazione nel nostro sistema a discapito delle pensioni minime, quelle cioè fino a mille euro. Come noto, il Decreto Aiuti bis (ossia il Decreto Legge n. 115/2022, convertito con legge n. 142/2022) ha stabilito che tali importi siano impignorabili. Ma, come vedremo a breve, questo divieto può essere facilmente aggirato dal creditore. Per comprendere il pasticcio fatto dal legislatore sarà bene fare un passo indietro e vedere come funziona il pignoramento delle pensioni.

Come può essere fatto il pignoramento di una pensione?

Ci sono due modi per pignorare una pensione:

  • prima che questa venga pagata, pignorando quindi l’importo direttamente in capo all’Inps che, pertanto, sarà tenuto a trattenere le somme pignorate per poi versarle direttamente al creditore;
  • dopo che questa è stata versata sul conto corrente postale o bancario. In tal caso il pignoramento non viene notificato all’Inps ma all’Istituto di credito presso cui il pensionato ha il conto.

Le regole sul pignoramento e i limiti variano a seconda di quale delle modalità venga prescelta dal creditore, visto che è solo questi a decidere quando e dove effettuare il suddetto pignoramento. Vediamo quali sono dunque tali regole.

I limiti al pignoramento della pensione presso l’Inps

Quando il pignoramento avviene direttamente in capo all’Inps il creditore può pignorare solo un quinto della pensione, detratto però il minimo vitale per la sopravvivenza.

Questo minimo vitale si calcola moltiplicando per due la misura dell’assegno sociale che ogni anno l’Inps rende pubblico e rivaluta all’inflazione. In ogni caso il

pignoramento non può mai toccare pensioni fino a mille euro.

Dunque, se ad oggi l’assegno sociale è di 503,27 euro, il minimo vitale per l’anno in corso è pari a 1.006,54 euro. Questo significa che ogni pensione può essere pignorata per massimo un quinto (il 20%) della parte che eccede 1.006,54. Una pensione di 2.000 euro può essere pignorata per un quinto di 993,46 euro ossia 198,70 euro.

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Per inciso (ma non rileva ai fini dell’argomento qui trattato), il limite di un quinto si abbassa ulteriormente quando il creditore è l’Agente per la Riscossione esattoriale (ad esempio Agenzia Entrate Riscossione). In tal caso, in presenza di cartelle esattoriali non pagate, si può pignorare solo un decimo della pensione se questa non supera 2.500 euro oppure un settimo se la pensione è superiore a 2.500 euro ma non oltre 5.000 euro. Per le pensioni invece che eccedono 5.000 euro il pignoramento torna ad essere di un quinto.

Da quanto abbiamo appena visto, si intuisce agevolmente che se il creditore – sia esso un privato o il fisco – decide di pignorare la pensione prima che questa venga erogata, notificando l’atto di pignoramento direttamente all’Inps,

le pensioni fino a mille euro non possono essere toccate. Le regole però, senza alcuna apparente motivazione, cambiano se il pignoramento viene fatto dopo che la pensione viene accreditata sul conto corrente.

I limiti al pignoramento della pensione in banca o in Poste

Dicevamo che i limiti del pignoramento delle pensioni cambiano quando queste vengono accredita sul conto corrente. In tal caso infatti, il creditore non può mai pignorare la giacenza che sussiste alla data della notifica dell’atto di pignoramento se questa non eccede il triplo dell’assegno sociale (ossia, attualmente, 1.509,81). Si può pignorare solo l’eccedenza. Dunque se sul conto ci sono 1.200 euro non si può pignorare nulla. Se ci sono invece 2.000 euro si possono pignorare solo 490,19 euro (pari alla differenza tra 2.000 e 1.509,81). In ogni caso l’ultima pensione non può mai essere pignorata.

Ma cosa succede per tutti gli altri accrediti della pensione che arrivano dopo la notifica del pignoramento? Per questi invece vale il classico limite del pignoramento di un quinto. In buona sostanza il creditore, su ogni mensilità che verrà accreditata sul conto, può imporre alla banca o alla Posta di trattenere il 20% e poi versarlo direttamente a lui, previo ordine del giudice.

Come visto, in questo caso, non opera più il limite di pignoramento per le pensioni minime, quelle cioè fino a mille euro. Né opera il divieto di pignorare il “minimo vitale” pari cioè al doppio dell’assegno sociale.

Questo consente al creditore di superare il divieto di pignoramento delle pensioni di mille euro attendendo che queste vengano accreditate sul conto per poi notificare l’atto di pignoramento. In tal caso egli potrà pignorare pensioni anche minime, ad esempio di 500 euro. Resta sempre fermo il limite di un quinto per ciascuna mensilità (con le regole speciali previste per le cartelle esattoriali di cui abbiamo parlato sopra).

Come può tutelarsi il pensionato-debitore dal pignoramento?

Il pensionato che non voglia farsi pignorare il quinto della pensione fino a mille euro ha una sola strada: quella di prelevare la pensione direttamente alle Poste, evitando così l’accredito in banca.

Ricordiamo infatti che, dal 2012, le pensioni a partire da 1.000 euro devono essere versate direttamente sul conto. Quelle inferiori invece possono ancora essere pagate in contanti, presso lo sportello delle Poste.

In tal caso, il creditore non potrebbe neanche effettuare un pignoramento presso le Poste atteso il divieto di pignoramento di pensioni fino a mille euro.

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